Boschi e foreste: 10 punti per rendere la selvicoltura più vicina alla Natura

Un manifesto, sottoscritto anche da Slow Food Italia, ci aiuta a capire come e perché dobbiamo cambiare il nostro approccio con queste risorse, preziose per un futuro più sostenibile

boschi e foreste
© Claudia Saglietti – Archivio Slow Food

In Italia, boschi e foreste rappresentano oltre il 40% della superficie nazionale. Un’espansione che negli ultimi anni è cresciuta progressivamente, complice l’abbandono delle aree agricole, rurali e montane.

Questo enorme patrimonio boschivo è messo a rischio ogni anno da eventi climatici sempre più estremi, attacchi parassitari e perdita di biodiversità, oltre che dal grave fenomeno dell’abbandono delle aree interne. Eppure rappresenta una risorsa straordinaria che potrebbe svolgere un ruolo centrale nella tutela della diversità colturale e nella rigenerazione delle economie locali. Su questo dovrebbe riflettere oggi la selvicoltura, cioè la scienza che si occupa di coltivare e gestire i boschi e che applica i principi dell’ecologia forestale all’impianto di alberi.

Tanto che la stessa Commissione europea, nell’ambito del Green Deal, ha pubblicato delle linee guida che indicano la strada per una “gestione forestale più vicina alla natura”, che rispetti la biodiversità e sia in grado di fronteggiare la crisi climatica.

Ma che cosa dovrebbe cambiare nel sistema italiano per attuare una selvicoltura più sostenibile?

Per rispondere a questa domanda la redazione di Sherwood, rivista di settore nel campo forestale e ambientale, ha elaborato il Manifesto per una selvicoltura più vicina alla Natura. Un decalogo per promuovere una migliore gestione del patrimonio boschivo italiano a cui hanno aderito 21 sottoscrittori, tra privati, organizzazioni e istituzioni, inclusa Slow Food Italia.

«Aderiamo al Manifesto perché crediamo che in un paese con una superficie forestale totale di 11 milioni di ettari, di cui più dell’80% classificato come bosco, tornare ad avere un rapporto di armonia con la natura e interagire positivamente con essa aiuti a capire meglio come convivere con questi ecosistemi» afferma il vicepresidente di Slow Food Italia Federico Varazi.

«Per contribuire alla mitigazione degli effetti del clima che mette sempre più a rischio questo immenso patrimonio ambientale, prevenire dissesti idrogeologici e l’erosione dei suoli e dare un’opportunità alle comunità locali attraverso la bioeconomia in un rapporto di reciproco vantaggio. Ritrovare una nuova alleanza tra gli esseri umani e la natura, basata sulla relazione e non sulla sopraffazione sarà il tema centrale del prossimo Terra Madre Salone del Gusto 2024, a Torino, Parco Dora, dal 26 al 30 settembre. Il luogo ideale dove progettare una nuova convivenza con la natura dalla parte della natura, a tutela del nostro futuro e della nostra stessa esistenza sul pianeta».

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© Oliver Migliore – Archivio Slow Food

Dove e perché serve più cultura nella cura dei boschi

Si parte da una premessa: per una selvicoltura più vicina alla natura è necessario costruire una vera e propria cultura ecologica. Per questo nei 10 punti si chiede più selvi-cultura all’interno della gestione delle foreste.

«Un elemento fondamentale è investire nella formazione, sia degli operatori di settore che in ambito universitario: il dottore forestale deve avere una conoscenza pratica, fare attività nel bosco ed essere in grado di leggerlo, conoscere costantemente le innovazioni e le buone pratiche portate dalla ricerca» spiega Luigi Torreggiani, giornalista della redazione di Sherwood che ha contribuito alla stesura del Manifesto.

E non solo: serve più cultura nella progettazione degli interventi di bosco, che nella maggior parte dei casi è lasciata in mano alle imprese boschive anziché a tecnici forestali; nella normativa locale di Regioni e Province Autonome, che abbia minimi comuni denominatori su temi di rilievo nazionali e che sia in grado di recepire le mutate esigenze e le innovazioni portate dalla ricerca e dalla sperimentazione; nel controllo, i cui organi preposti dovrebbero essere maggiormente formati e aggiornati, e prediligere forme preventive di accompagnamento degli addetti ai lavori a un approccio di tipo principalmente repressivo.

Verso una nuova politica e narrazione delle foreste

Tra i 10 punti, non manca un appello alla politica italiana: per rendere i boschi italiani più diversificati e resilienti, e per il benessere di tutte e tutti, “è fondamentale un accompagnamento politico, attraverso finanziamenti, sgravi e aiuti mirati alla selvicoltura più vicina alla Natura, che permettano di realizzare gli interventi selvicolturali necessari anche laddove la redditività è bassa o nulla”, si legge nel testo.

Più di un terzo del nostro Paese è rappresentato da foreste, una fetta significativa di patrimonio nazionale di cui purtroppo la politica parla troppo poco. «C’è bisogno che anche nella politica entri una cultura delle foreste», prosegue Torreggiani, che insiste anche su un cambio di paradigma della comunicazione. Le foreste sono luoghi belli, che ci fanno emozionare e sognare, ma non dobbiamo dimenticare che sono anche luoghi di cultura e di bioeconomia. Che, se gestiti in maniera sostenibile e con il corretto approccio culturale, possono diventare funzionali allo sviluppo dei territori e di servizi utili a tutti. «Vanno viste nella loro complessità e bisogna raccontarle a 360 gradi, non soffermandosi solo sull’aspetto estetico» conclude il giornalista, che anticipa quali sono i prossimi passi del Manifesto per la selvicoltura più vicina alla natura.

A partire da oggi, 21 marzo, il Manifesto è consultabile online sul sito della rivista Sherwood e si apre una nuova fase di elaborazione: entro fine aprile, chiunque sia interessato può contribuire inviando i propri commenti, integrazioni e suggerimenti.

Tutti i contributi verranno analizzati ed elaborati in una versione finale del Manifesto che sarà aperta a una nuova sottoscrizione. Il testo diventerà uno strumento fondamentale per fare il passo in avanti di cui abbiamo bisogno nell’attuale contesto e fronteggiare le sfide che ci si pongono di fronte: crisi climatica e della biodiversità, abbandono delle foreste.