Biologico: cresce il consumo in Italia

Cresce il consumo di prodotti alimentari biologici, a raccontarlo sono i dati presentati venerdì dall’Osservatorio Sana 2019. Le vendite hanno toccato nel 2018 quota 4.089 milioni di euro, registrando un incremento del 5,3% rispetto al 2017 e, nell’ultimo decennio, del 171%. Nel 2018 l’86% degli italiani dichiara di aver avuto almeno un’occasione di acquisto di un prodotto bio (+8,4 milioni le famiglie acquirenti in soli 7 anni) e il 51% afferma di consumare alimenti biologici almeno una volta a settimana. Segno, dunque, di una crescente sensibilità verso una produzione sostenibile.

Perché sono prodotti salutari (52%), perché offrono maggiori garanzie di sicurezza e qualità (47%), perché rispettano l’ambiente (26%), sono le principali motivazioni che guidano le scelte dei consumatori.

Quella che viene per terza dovrebbe forse essere la ragione principale per scegliere il biologico in modo consapevole, coscienti del fatto che dalla salute dell’ambiente dipende molto della sicurezza della nostra alimentazione. Slow Food ha da tempo scelto di guardare alla produzione agroalimentare attraverso la lente dell’agroecologia, i cui principi alimentano progetti come quello dei Presìdi Slow Food e degli Orti. I produttori dei Presìdi hanno scelto da subito la sostenibilità, consapevoli che questo significa tutelare la fertilità dei suoli, la biodiversità e quindi anche la salute. E moltissimi produttori hanno anche scelto la via del biologico per aggiungere valore alle proprie produzioni.

Presidio Slow Food del melo decio di Belfiore (Veneto) © Valerie Ganio Vecchiolino

All’ultimo punto del programma del nuovo Governo si parla di agricoltura e della necessità di sviluppare la filiera biologica e le buone pratiche agronomiche. Forse i tempi sono maturi per cominciare a ragionare ancora più a fondo di sostenibilità in agricoltura, in un momento in cui la crisi climatica sta mettendo questo settore a dura prova nella consapevolezza che proprio un modello agricolo troppo finalizzato alla produzione e al reddito ha contribuito a questo disastro. Forse sono tempi in cui si può guardare davvero a un modello biologico rispettoso anche del paesaggio agrario, con maggiore attenzione agli effetti delle monocolture e delle filiere di lavorazione post-raccolta. E forse il tempo è maturo anche per ritornare a ragionare sul tema della certificazione e del paradosso secondo cui questo onere pesa sui produttori che si mettono in gioco adottando pratiche più rispettose di quel bene comune che è il pianeta in cui viviamo.

Giorgia Canali

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