Biodiversità e ambiente: è finito il tempo degli slogan

È un anno denso di sfide quello appena cominciato.

La nuova decade che stiamo iniziando ci pone di fronte un’urgenza, altrimenti il mondo per come lo conosciamo sarà destinato al collasso: è fondamentale attuare un diverso modo di fare sviluppo, economia, agricoltura. È una rivoluzione culturale quella che dobbiamo affrontare che deve tenere insieme la dimensione quotidiana dei piccoli e grandi gesti di ciascuno di noi: quale mezzo usare per andare al lavoro o in vacanza, cosa mangiare e dove fare la spesa, ma anche la cosmetica e l’abbigliamento sono tutte aree in cui mettere in campo scelte consapevoli, per ridurre il proprio impatto ambientale.

Ma questo significa anche e soprattutto mettere in campo politiche coraggiose e, laddove sono state fatte promesse, è tempo di passare ai fatti. Vale per la Commissione Europea che con la presentazione del Green new deal si è data una serie di obiettivi ambiziosi che da cronogropramma già da quest’anno dovranno trovare attuazione: tra questi una legge europea sul clima, un piano di forestazione e la nuova politica comunitaria agricola, nel cui ambito rientra anche la strategia Farm to Fork, dal produttore al consumatore.

Dalla dimensione europea e a scendere fino a quella delle politiche nazionali, regionali e locali deve partire una concreta azione di sostegno (economico, culturale e operativo) verso un sistema agroalimentare più equo e più sostenibile, che valorizzi e promuova un approccio agroecologico in campo orientato alla diminuzione dell’uso della chimica di sintesi, che riconosca e sostenga il ruolo delle produzioni di piccola scala e promuova un diverso modo di distribuzione meno dispendioso.In Italia ancora manca una legge che riconosca l’importanza della tutela del suolo, che ne combatta l’inesorabile e assurdo consumo. Abbiamo bisogno di politiche che promuovano un rapporto responsabile e rispettoso di quel suolo, orientato alla tutela della sua fertilità, in quanto potenziale produttivo da preservare.

La Fao all’inizio dello scorso anno ce lo ha detto chiaramente: la sostenibilità del sistema alimentare non può fare a meno della biodiversità, senza la quale è destinato al collasso.

Ecco quindi un’altra priorità: mettere in campo ogni azione possibile per garantire la conservazione degli ecosistemi, la biodiversità della flora spontanea e delle aree di confine, la vita degli impollinatori. Insomma lavoro da fare ce n’è molto, non c’è più tempo per i proclami da conferenze e gli slogan da social.

Giorgia Canali
g.canali@slowfood.it

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