Il decalogo Slow Food per salvare la biodiversità #2: le razze animali

La diversità di razze animali è un patrimonio fondamentale per il futuro del pianeta perché ogni razza è l’espressione del contesto ambientale, storico e culturale a cui appartiene.

Oggi, purtroppo, l’allevamento industriale si basa su un numero limitatissimo di razze selezionate perché altamente produttive e adatte ad allevamenti intensivi. Le razze locali rischiano dunque di scomparire in tempi accelerati e in maniera del tutto innaturale.

Biodiversità animale
Gallina padovana, Presidio Slow Food. Archivio Slow Food

Sono proprio le razze autoctone, tuttavia, a rivestire un’importanza strategica sotto diversi aspetti: sono capaci di convivere con climi differenti e luoghi impervi a cui si sono adattate negli anni e sono più resistenti a malattie ed epidemie rispetto alle razze commerciali. Inoltre, il fatto che gli animali siano allevati nei loro territori di appartenenza, in allevamenti estensivi, biologici e rispettosi del loro benessere e dell’ecosistema, consente una maggiore qualità dei prodotti e un impatto ambientale minore rispetto alle terribili e inquinanti fabbriche di carne.

Salvare le razze locali significa preservare un grande patrimonio genetico, tutelare i prodotti artigianali e il rapporto culturale che li lega alla storia, all’economia e ai produttori locali, che continuano a operare in contesti non facili e in un mercato che rende sempre più ardua la loro sopravvivenza.

I Presìdi Slow Food che coinvolgono allevatori e casari valorizzano le razze autoctone e le produzioni artigianali a rischio di estinzione o non valorizzate dal mercato.

Finché c’è biodiversità (animale) c’è futuro.

Difendiamo insieme la varietà di razze e gli allevatori resistenti: basta una firma per scegliere di destinare il 2×1000 a Slow Food (CF 91008360041) e il 5×1000 alla Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus (CF 94105130481).

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