“I corpi degli animali da fattoria sono modellati secondo le necessità industriali. Trascorrono la loro intera esistenza come ingranaggi di una gigantesca filiera di produzione e la lunghezza e qualità della loro vita sono determinate dalla logica del profitto.”

Yuval Noah Harari

Gli animali provano gioia, dolore, stress e disagio. I sistemi di allevamento industriali, invece, hanno smesso di trattarli come creature viventi e li hanno trasformati in macchine per produrre latte, carne, uova.

Li hanno rinchiusi a centinaia o a migliaia in grandi stalle, li hanno privati del pascolo e della possibilità di esprimere i comportamenti caratteristici della loro specie: le galline non possono razzolare; i maiali non possono grufolare, rotolarsi nel fango e giocare nell’acqua, le vacche non possono brucare l’erba.

La relazione dell’allevatore con i suoi animali, sviluppata nei millenni con la domesticazione, è stata totalmente stravolta dall’industrializzazione dell’agricoltura, sviluppata per sostenere una domanda di carne e latte in folle crescita in tutto il mondo.

L’allevamento intensivo non solo inquina, consuma troppa acqua e suolo e riduce la biodiversità vegetale e animale, ma cresce anche animali infelici, sottoponendoli quotidianamente, per tutta la loro breve vita, a sofferenze e stress, trasformandoli in un semplice mezzo di produzione per conseguire profitto, in una continua corsa ad abbassare i costi di produzione.

Per cambiare sistema, dobbiamo produrre e consumare meno carne e meno latte, puntando sulla qualità.

Il rispetto del benessere animale non è solo una norma di legge o una condizione indispensabile per ottenere una carne di qualità e latte e formaggi di eccellenza.

Il latte, la carne, un formaggio, non possono dirsi “giusti” se chi li ha prodotti non ha rispettato i propri animali, preoccupandosi di garantire loro una vita degna.

Nelle linee guida dei Presìdi, Slow Food ha inserito regole precise sul benessere animale (link alla pagina delle linee guida). Segnaliamo le più importanti:

  • garantire il pascolo all’aperto per buona parte dell’anno, e ogni volta che le condizioni climatiche lo consentono;
  • allestire ricoveri adeguati, ampi e confortevoli, senza gabbie;
  • come integrazione del pascolo, somministrare solo cereali e leguminose di qualità;
  • consentire ai piccoli di restare vicino alla madre fino a quando è necessario;
  • evitare qualunque tipo di mutilazione;
  • curare gli animali con rimedi naturali (omeopatia e fitoterapia) e usare antibiotici solo quando sono assolutamente indispensabili (con tempi di sospensione doppi rispetto a quelli previsti dalla legge);
  • evitare lunghi viaggi per raggiungere i macelli;
  • usare nella macellazione pratiche che evitino dolore e stress;
  • stabilire una forte relazione con gli animali: l’allevatore deve essere una figura presente, più volte al giorno, per nutrirli, accudirli e occuparsi del loro benessere.

Lavorare e vivere fianco a fianco con bovini, maiali e capre ha fatto parte della storia umana per millenni, e questo rapporto ha forgiato la nostra stessa esistenza. È proprio per questa storia e per il legame che abbiamo con gli animali addomesticati che dobbiamo offrire loro la migliore esistenza possibile.

Per approfondire questo tema consigliamo il libro “Vivere con gli animali. Un’utopia per il XXI secolo di Jocelyn Porcher (Slow Food Editore).

Ricercatrice francese presso l’Institut National de Recherche Agronomique (INRA), dove si occupa da tempo di sociologia e zoologia, ha pubblicato numerosi libri di fama internazionale. Slow Food Editore ha pubblicato in italiano “Vivere con gli animali” (link alla pagina per ordinarlo), che sottolinea l’interdipendenza tra uomo e animali da fattoria, non dimenticando gli animali domestici.

Molti movimenti per i diritti degli animali o fautori di diete che rifiutano i prodotti di origine animale si basano sulla consapevolezza delle sofferenze causate dai sistemi di allevamento industriali ma trascurano le buone pratiche di chi svolge con cura il lavoro di allevatore e pastore. Mestieri che implicano una conoscenza profonda dei propri animali, consapevolezza delle loro reali necessità e rispetto.

Ascoltate qui un’intervista sul tema a Jocelyn Porcher >>

 

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