Un 2023 di straordinaria semplicità e bellezza

«L’ambizione tecnico-scientifica orientata alla conoscenza perfetta e al controllo è come voler raggiungere l’orizzonte correndo: non importa quanto veloce e lontano tu corra, l’orizzonte non sarà mai più vicino».

Charles Eisenstein

Quando nevica a casa mia, in cima alla collina, in poco tempo la campagna diventa candida e silenziosa e noi restiamo isolati: il pulmino della scuola non passa, si interrompe la wi-fi, le nostre auto rimangono bloccate nella neve e ci ritroviamo sospesi in una bolla dalla quale è impossibile uscire, finché le condizioni non cambiano. Ogni volta che accade io non sono preoccupata, anzi: sono confortata. Mi conforta l’idea che la neve interrompa le nostre affannate attività quotidiane, che ci obblighi a rivedere priorità e aspettative, che ci confini in casa e ci costringa a mettere insieme un pasto con quello che abbiamo stipato in dispensa.

Nappini 2023 di semplicità e bellezza

Certo ci si può lamentare di eventi atmosferici sempre più improvvisi e violenti, delle riunioni e degli appuntamenti saltati e dei giorni di scuola persi per i bambini. Oppure si può cogliere l’occasione per interrogarsi profondamente nel silenzio ovattato della nevicata: sul senso del limite, per esempio. Quello che definisce le nostre possibilità come esseri umani, individualmente e collettivamente. E seguire il filo dei pensieri per riflettere sulle aspirazioni della nostra società al controllo totale, sul culto riduzionista, sulle risposte – sempre e solo tecniche-scientifiche-industriali – a qualsiasi domanda.

La neve, d’altronde, esisteva prima delle nostre agende e cadrà ancora nei decenni a venire, e credo sarà bello farci i conti se riusciamo a vedere il limite come un’opportunità creativa, come ci insegna la permacultura.

Lo scrivo affacciandomi al nuovo anno perché, nonostante le circostanze siano estremamente severe sotto molti punti di vista, se guardo al 2023, lo faccio con “fiducia e speranza”[1], convinta che siamo in grado di disegnare un futuro migliore, a partire dal cibo.

Noi tutti – tutti insieme – siamo partecipi di un percorso: coloro che nella nostra rete sono attivisti, i dirigenti, i volontari, ma anche i soci, senza il cui sostegno non esisteremmo, e coloro che ancora non sono soci, ma che ci seguono con simpatia, a volte con severità, sempre con interesse.

Nei giorni prima di Natale ci siamo interrogati internamente sul senso dei nostri progetti, dei nostri articoli, delle nostre campagne e dei nostri contenuti. Non perché non ci convincessero, ma perché ogni tanto è importante soffermarsi a riflettere – come quando la neve ci blocca in casa – e guardarsi quasi “dall’esterno”. Ci siamo chiesti quale fosse il significato del nostro attivismo, di informarsi, di imparare, di interessarsi. Ci siamo chiesti il senso dei piccoli gesti quotidiani individuali e delle azioni collettive.

E alla fine ci siamo risposti che la vita è più bella quando si prova la connessione: la sensazione di sicurezza che tutti andiamo cercando non viene dal controllo, ma da una rete relazionale e dall’appartenenza a una comunità.

Prendersi cura non solo di sé e della propria famiglia, ma anche di chi ci sta vicino, dell’ambiente in cui viviamo e degli ecosistemi dall’altra parte del mondo, ci fa sentire in sintonia col vivente tutto.

Non è un sacrificio ma l’opportunità di una vita piena e ricca di significato. La connessione naturale con il pianeta che abitiamo insieme a miliardi di animali e di piante è il nuovo orizzonte possibile, l’orizzonte di un progresso armonico, di pace e bellezza, di un buon vivere che è diritto di tutti.

Abbiamo parlato spesso, io per prima, di cibo in relazione ai diritti umani: non foss’altro perché chi si occupa di cibo si deve occupare anche di fame e la fame è il diritto negato alla sopravvivenza.

Pertanto, tutto quanto concerne il cibo è legato ai diritti degli esseri umani: ma questa consapevolezza si accompagna a quella che riguarda il potere degli stessi esseri umani di influenzare il corso degli eventi. È quindi con gioia, slancio, fiducia e speranza che guardo al 2023, nonostante tutto: perché la  vita – la mia la tua, quella di tutti – è più bella se il nostro benessere è collettivo, perché tante persone come noi vogliono essere gioiosi costruttori di significato invece che consumatori, perché siamo capaci di una libertà responsabile che ci permette di concepire la preziosa unicità della nostra esistenza in connessione e in beneficio di una realtà più grande che ci include, e perché possiamo aspirare a disegnare una bellezza possibile e collettiva che tenga conto del limite e che non escluda nessuno!

Barbara Nappini

Presidente di Slow Food Italia

 

[1] “la più alta concezione di bellezza è legata alla sensazione di fiducia e di speranza” J. W. Goethe