L’associazione che verrà

Ogni Congresso rappresenta un momento di passaggio, in cui dalle contaminazioni e dalle idee coltivate negli anni nascono nuovi progetti e iniziative, dove chi ha macinato più chilometri si affianca e lascia il testimone a chi ha forze fresche, mentre nuove parole caratterizzano il modo in cui comunichiamo, ci rappresentiamo e ci organizziamo.

Sono le parole chiave che raccontano meglio di altre la fase che stiamo vivendo e ci aiutano a capire che direzione sta prendendo il movimento. Sono parole che descrivono il futuro prossimo, ma affondano le radici in un lavoro di preparazione che viene da lontano.

Le parole che caratterizzeranno i prossimi anni, almeno dal punto di vista dell’organizzazione sono orizzontalità, responsabilità, ascolto e partecipazione.

Daniele Buttignol, segretario nazionale e direttore generale di Slow Food Italia

L’associazione che verrà, a ogni livello, non avrà vertici rappresentati da singoli, ma da gruppi di lavoro al cui interno le responsabilità saranno condivise. Le sfide che abbiamo di fronte sono troppo complesse e ampie e non c’è modo di affrontarle se non con uno spirito di squadra, comunitario,  e una gestione collegiale e orizzontale, basata sul rispetto, l’affetto e la correttezza.

L’orizzontalità rappresenta un cambiamento forte per un’associazione in cui le figure carismatiche hanno sempre svolto un ruolo importante, interpretando con sapienza il momento che l’associazione stava vivendo, gestendo direttamente le responsabilità e trasmettendole di volta in volta.

Oggi il paradigma è capovolto, ed è necessario che chiunque pensi di poter dare un contributo grande o piccolo a questo cambiamento partecipi e si passi all’assunzione diretta delle responsabilità.

Saranno le Comunità di dirigenti e non i singoli che ci traghetteranno verso l’associazione che vorremo essere, interpretando l’associazione che siamo oggi, mettendone a valore il potenziale e provando a superarne le criticità.

Non sarà un passaggio semplice né automatico, sarà necessario un grande lavoro di ascolto per conoscere meglio l’associazione nelle sue potenzialità e nei suoi bisogni, prestando attenzione a ogni sua ramificazione, anche quelle più periferiche che a volte non hanno la forza di farsi sentire. Ad affinare i sensi dovranno aiutarci le strutture regionali e nazionale che dovranno trovare nella capacità di stimolare l’ascolto e attivare le connessioni, la sintesi di quel concetto di servizio a cui sono sempre più chiamate.

Chi ha avuto la possibilità di vivere questi anni all’interno dell’associazione sa che è una direzione che Slow Food Italia ha intrapreso ben prima di Chengdu, la strada da percorrere è ancora lunga, non sarà semplice, ma sicuramente ne varrà la pena.

 

Daniele Buttignol

segretario nazionale e direttore generale di Slow Food Italia

tratto dal numero 5/2018 di Slow, la rivista di Slow Food Italia

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