Arriva in Italia il filetto vegano che sanguina, che cosa ne pensate?

Nel 2007 Michael Pollan, giornalista statunitense autore (tra gli altri) del Dilemma dell’onnivoro, scriveva in un articolo «Non mangiate niente che la vostra bisnonna non riconoscerebbe come cibo». Chissà cosa direbbero le nostre bisnonne della new entry tra i piatti pronti che è sbarcata in Italia proprio in questi giorni: il filetto vegano che “sanguina” come quello vero.

Pane e panelle

«Si cuoce sulla griglia senza sbriciolarsi – riporta un articolo del Sole 24 ore (link al fondo della pagina – e, una volta cotto, ha l’aspetto di un filetto di manzo, con caratteristico bruciacchiato. Anche il profumo che si sprigiona dalla griglia è di carne, così come il sapore e la consistenza sotto ai denti. Come la carne, inoltre, “sanguina” quando viene tagliato. Eppure, è totalmente vegetale: gusto e consistenza sono ottenuti grazie a un mix di soia e di proteine del frumento, arricchito con ferro e vitamina B12. Il “sangue” altro non è che succo di barbabietola. Dopo aver sbancato, letteralmente, gli scaffali di Tesco – nella prima settimana del lancio del filetto vegano in 400 punti vendita della catena britannica ne sono state vendute circa 40.000 unità, con un conseguente incremento della produzione di 100.000 unità a settimana – è arrivato anche in Italia e sarà acquistabile a partire dal 24 giugno in 64 punti vendita Sigma in Emilia Romagna e Liguria, per poi raggiungere il resto della penisola e altre insegne entro il 2019».

Siamo tutti d’accordo: dobbiamo tagliare (e assai) gli attuali consumi smisurati di carne e prodotti animali e potenziare una dieta a base vegetale. Che ci piaccia o meno, non possiamo davvero pensare di poter continuare a mantenere i livelli di consumo degli ultimi decenni.

Comprensibilmente quindi le alternative alla carne, sia prodotti che la imitano, come questo filetto “sanguinolento”, o la carne in vitro, sebbene ancora sperimentale e di complessa applicazione, destano molta curiosità e interesse nel pubblico.

Il nostro consiglio però rimane lo stesso: cucinare allunga la vita! Preferite gli ingredienti freschi e combinateli come vi piace. Siamo fortunati: se guardiamo alla nostra tradizione gastronomica, non avremo che l’imbarazzo della scelta di preparazioni e ricette vegetariane e anche vegane. E non siamo gli unici a sostenerlo: «Nella nostra cultura alimentare – ci spiega il nutrizionista Paolo De Cristofaro, presidente della Società Italiana di Nutrizione Vegetariana (Sinve)  – la parte vegetale era protagonista: ovunque in Italia ci sono piatti e ricette antiche che valorizzano cereali, verdure e legumi. La riduzione del consumo di carne è un ritorno a un’alimentazione vicina alla nostra storia, ambiente, cultura. La perdita della dieta mediterranea non ci fa bene».

Questa novità, fa crescere la preoccupazione riguardo alimenti sempre più “artificiali” e lontani dal trovare una soluzione ai reali problemi del pianeta, mentre traghettano verso sistema alimentare iper tecnologizzato che sovverte il sistema allevamento-agricoltura, e tutti i valori, biodiversità e cultura gastronomica in testa, che da trent’anni vogliamo rafforzare e diffondere.

La campagna Slow Meat agisce proprio in questa direzione: quel che Slow Food propone è una diminuzione dei consumi di carne, privilegiando quella di qualità proveniente da allevamenti sostenibili o ad alternative vegetali che potete trovare aprendo un ricettario della nostra tradizione.

E così avremmo forse qualche etto di carne in meno, in cambio di tanta varietà in più. Provare per credere.

A cura di Michela Marchi e Annalisa Audino
a.audino@slowfood.it
m.marchi@slowfood.it

Fonte:
ilsole24ore.com

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