Arriva dalla Francia il marchio per i vini naturali?

Un asinello, simbolo dell’azienda, passeggia tra le vigne dell’azienda Carussin (San Marzano Oliveto At)

Non “vini naturali” ma “vin mèthode nature”. È il compromesso ottenuto dal Syndicat de défense des vins Nature’l (l’apostrofo è il modo di aggirare quella che altrimenti sarebbe stata considerata una definizione illegale) in Francia. Quello arrivato da Oltralpe non è tanto quindi il riconoscimento dei vini naturali, come inquadra bene anche Maurizio Gily su Millevigne, quanto il via libera a un marchio a cui corrisponde una giovane ma ambiziosa associazione, che punta a ottenere in qualche anno un riconoscimento ufficiale per i vini naturali.

Potranno utilizzare la dicitura vin mèthode nature vini le cui uve provengono al 100% da agricoltura biologica certificata o al secondo anno della conversione al biologico, la raccolta deve essere manuale, sono ammessi solo lieviti indigeni e nessun input aggiunto. Vietate le modifiche ai costituenti dell’uva e il ricorso a tecniche fisiche «brutali e traumatiche» come l’osmosi inversa la filtrazione tangenziale, la pastorizzazione flash o la termovinificazione. Nessun solfito aggiunto, come si legge anche nel logo, durante la fermentazione, sono ammesse aggiunte prima della commercializzazione fino ad un massimo di 30 mg per litro di solforosa totale, ma in questo caso cambia anche l’etichetta. A chi aderisce l’impegno a rispettare il protocollo che va assunto con una dichiarazione d’onore.

Proprio questo impegno che chiama in gioco l’onore vorrebbe essere nelle ambizioni dell’associazione la risposta al tema dei controlli, faccenda complessa quando ci si addentra nel mondo dei vini naturali.

In Italia una risposta prova a darla da tempi non sospetti VinNatur (ne avevamo parlato già qui, in occasione della prima edizione del Festival della Partecipazione, quando avevamo avuto l’opportunità di intervistare Angiolino Maule, contadino, vigneron e fondatore di Vinnatur) associazione meno giovane e con più associati dell’ultima nata francese, da tempi impegnata a percorrere «la strada tutta in salita», come raccontano anche sul blog del sito ufficiale dell’associazione, del miglioramento del sistema dei controlli.

Una strada percorsa nella convinzione che debba far parte dell’essenza stessa del fare vino al naturale, anche una comunicazione trasparente con il consumatore, con etichette chiare che garantiscano chi si appresta a riempirsi il calice di una bottiglia di un “vino naturale” rispetto all’intera filiera, dal campo alla bottiglia.

Giorgia Canali
g.canali@slowfood.it

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