Api come semi

Da secoli l’essere umano trova nelle api la raffigurazione di valori positivi. Simbolo di operosità, ingegno e generosità, negli ultimi anni, le api sono diventate, loro malgrado,  sentinelle sempre più allarmanti di un equilibrio che l’uomo stesso sta minacciando.

Api come semi. Melanie Kirby ci accompagna in una riflessione, in cui l’ape ancora una volta ci racconta una storia e ci dice che il legame tra un essere vivente e l’ambiente in cui si è sviluppato è un rapporto che andrebbe rispettato e tutelato.

Api come semi biodiversità

Ogni ape è un seme unico, forgiato attraverso le memorie di esperienze ambientali ereditate. Una storia lunga millenni, che narra della loro straordinaria capacità di nutrire e adattarsi, e la magnificenza di creare vita, cibo e medicine per il mondo. Viaggiando per lavorare con le api e i loro custodi, sono sempre più affascinata dall’adattabilità e dalla plasticità delle loro storie genetiche. Troviamo api in quasi tutti i continenti, e in una diversità di climi e condizioni. Possiamo anche vedere che queste api, a seconda di chi è il loro custode, sono gestite in modi diversi a seconda del loro habitat e del cibo a loro disponibile.

Siamo dunque di fronte a una complessa equazione: api + la loro storia + ambiente + clima + filosofia dell’apicoltore = risultato?

Questa equazione può aiutarci a visualizzare le variabili in gioco nel definire chi sono le nostre api e il loro comportamento. E questo può aiutarci a capire cosa noi, come custodi, potremmo, dovremmo e faremmo per mantenerle sane e produttive. La nostra capacità di osservare e gestire, riflettere e rispondere, può anche ispirarci a contribuire a fare selezioni particolari su tratti e luoghi.

Api come semi, ma come facciamo ad avere le api?

Ed ecco che alcuni custodi sono così ispirati da iniziare a tracciare i loro comportamenti, le loro caratteristiche e la selezione nel tempo. Alcuni di noi nutrono queste memorie ereditate, e aiutano a rafforzare questi adattamenti nelle generazioni successive, proprio come avviene con i semi.

Per fare questo, si applica un’altra equazione, molto più semplice nel concetto ma più difficile nel mantenimento: api + api = api. In altre parole, ci vogliono le api per fare le api. Quindi, come facciamo ad avere le api? E come facciamo a sapere se stiamo generando api che sono una buona combinazione per i nostri luoghi distinti? Queste sono domande che sono intrecciate l’una con l’altra, anche se una tende a essere ignorata più dell’altra.

Quando vogliamo delle api, specialmente in un’epoca in cui le api sembrano essere limitate e stanno vivendo sfide sempre più difficili, cerchiamo di trovare quello che possiamo permetterci mentre bilanciamo anche quello che speriamo di ottenere. E a volte, non è detto che riconosciamo o ricordiamo le equazioni che devono essere risolte per procurarci le api. Un fatto che può succedere a tutti gli aspiranti e praticanti apicoltori, non importa dove si trovino. Il nostro desiderio di trovare api può a volte condurci in una caccia fuori stagione, come cercare la frutta nella stagione sbagliata. Siamo nell’era della distribuzione globale, trovare e mangiare ciliegie d’inverno nell’emisfero Nord è facilmente realizzabile importandole dall’emisfero Sud. E così succede anche con le api… cerchiamo di trovarle disponibili quando pensiamo di averne bisogno o di volerle.

Quando pensiamo alla provenienza delle api, spesso pensiamo al “Vecchio Mondo”, che comprende Africa, Asia ed Europa. Le api sono considerate endemiche in queste regioni anche se hanno un antenato comune e si sono adattate man mano che si disperdevano e migravano. Mentre nelle regioni in cui sono state importate, le api sono considerate esotiche. Indipendentemente dalla loro provenienza, le api fanno parte dei nostri ecosistemi globali e del nostro pianeta. La loro casa è la nostra casa, e la nostra casa è la loro. È anche la casa di numerose altre specie. E ognuna dovrebbe avere le stesse opportunità di prosperare e sopravvivere, adattarsi e stabilirsi.

Api come semi biodiversità

Api come semi

Api come semi è un’esperienza. È un invito a testimoniare qualcosa di più grande di noi stessi, ma di cui facciamo parte. Anche noi veniamo dai semi. E getteremo i nostri semi, proprio come le piante e gli animali. I nostri sforzi per stabilirci e diventare parte dei paesaggi in cui risiediamo, hanno lo stesso merito di formarci e noi di essere in questi paesaggi. Siamo un tutt’uno con le api. Tutto è interconnesso. E questo significa che il modo in cui amministriamo, le scelte che facciamo, il denaro che spendiamo, i progetti che finanziamo, tutti hanno un effetto l’uno sull’altro. Facciamo scelte consapevoli che nutrono le nostre api, le nostre pratiche agricole, la nostra diffusione e la nostra devozione a sostegno della biodiversità e a nutrire il legame tra il senso del luogo, i suoi doni e la reciprocità.

Melanie Kirby

Melanie Kirby è un’apicoltrice professionista e allevatrice di api regine, ricercatrice interdisciplinare, educatrice, consulente internazionale e giornalista che ha avuto la fortunata opportunità di imparare e lavorare con le api e i loro custodi in tutto il mondo. Ha iniziato ad allevare api come volontaria dei Corpi di Pace degli Stati Uniti e ha passato gli ultimi due decenni a sviluppare collaborazioni interculturali con numerosi apicoltori, agricoltori e organizzazioni agricole, tra cui Rocky Mountain Farmers Union, National Young Farmers Coalition, U.S.A.I.D., Slow Food, American Beekeeping Federation, Apimondia World Beekeeping Congress, e come Fulbright-National Geographic Fellow

Donna di origini miste, indigena e meticcia, nata e cresciuta a Pueblo, paese degli indiani nativi americani, la sua esperienza di apicoltrice di prima generazione con sede nelle Montagne Rocciose l’ha esposta alle sfide che devono affrontare i professionisti emergenti di diverse fasce demografiche e alla necessità di aiutare a costruire un ponte tra il campo e il mondo accademico. Oltre ad allevare api, è una scrittrice, un’artista, una madre, e collabora come educatrice presso l’Istituto di Arti Indiane Americane con sede a Santa Fe, New Mexico.

Qui il suo intervento a Terra Madre 2020

SE LA BIODIVERSITÀ VIVE, VIVE IL PIANETA

Questo articolo fa parte di una serie che racconta il documento di posizione Se la biodiversità vive, vive il pianeta, attraverso il quale Slow Food mette in evidenza e approfondisce le principali sfide che il nostro pianeta è costretto ad affrontare e le possibili soluzioni.

Ogni mese, in vista della Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità, tratteremo un aspetto della biodiversità selvatica e domestica, dai mari al suolo, e di come questi siano tutti intrinsecamente legati al nostro modo di mangiare e di organizzare le nostre società.

Clicca qui per leggere la versione COMPLETA del documento Se la biodiversità vive, vive il pianeta

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Un cibo davvero buono, che non richiede troppi sforzi da parte del pianeta, fatto nel rispetto del lavoro, non può che attingere dal patrimonio di agrobiodiversità che continuiamo a sgretolare. Coltivare, allevare e ripristinare biodiversità significa invertire un modello di produzione che continua a generare disastri ambientali e sociali, minando le fondamenta della sicurezza alimentare non solo delle generazioni future, ma ormai anche di quelle presenti. Per questo continua il lavoro di Slow Food per la tutela e il ripristino della biodiversità. Abbiamo oggi attivi:

617 Presìdi Slow Food: in 79 Paesi

5.501 prodotti censiti dall’Arca del Gusto in 150 Paesi

74 Mercati della Terra in 28 Paesi

1.034 membri dell’Alleanza dei Cuochi in 26 Paesi

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