Antibiotici: dannosi per la salute, e per l’agricoltura contadina

L’Unione Europea prevede un regolamento sui medicinali veterinari.

Tra le caratteristiche dell’allevamento industriale va notato che sono gli animali a dover essere adattati al processo di produzione, e non viceversa. Questo significa che la salute degli animali subisce un forte stress. Contrariamente a quanto affermato dal settore dell’allevamento, dall’associazione degli agricoltori e da alcune autorità sui benefici del cosiddetto “allevamento moderno”, questo stress non è interamente compensato da adeguate misure igieniche. I farmaci fanno parte dell’allevamento industriale così come le leguminose appartengono all’agricoltura biologica: è impossibile farne a meno.

antibiotics_livestock_2L’impiego di medicinali nell’allevamento, in particolare di antibiotici, ha raggiunto livelli preoccupanti. Dopo un picco record nel 2007, con oltre 1.700 tonnellate di antibiotici somministrati nelle stalle tedesche, le quantità si sono effettivamente ridotte. Va però detto che, al posto degli antibiotici, sono utilizzate sempre più spesso sostanze come il fluorochinolone o nuove cefalosporine classificate dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità come «sostanze d’importanza critica per la terapia umana».

Le enormi quantità somministrate, l’impiego di antibiotici per la profilassi e la metafilassi e l’utilizzo dei cosiddetti antibiotici di riserva trasformano l’allevamento industriale in una fonte importante di germi multiresistenti. Questi batteri, contro cui non è più efficace alcun antibiotico, trasformano semplici infezioni in patologie potenzialmente mortali. Sempre più spesso queste insorgono in regioni con un’alta densità di animali da allevamento. Gli agricoltori stessi rappresentano un gruppo a rischio, poiché sono esposti a germi multiresistenti con una frequenza particolarmente alta, ma i batteri si moltiplicano anche fuori dalle stalle e possono dunque colpire chiunque. Ecco perché è urgentemente necessario ridurre l’utilizzo di antibiotici nell’allevamento. A oggi, tuttavia, non è ancora stato previsto alcun regolamento efficace che ponga un limite a tale pratica.

Finalmente la Commissione Europea ha affrontato il tema a Bruxelles. Poiché animali, prodotti di origine animale e perfino i liquami zootecnici sono oggetto di commercio transfrontaliero all’interno del mercato unico europeo, è ragionevole regolamentare l’autorizzazione e l’utilizzo dei medicinali veterinari a livello europeo. La Commissione intende tuttavia migliorare la disponibilità di medicinali veterinari e agevolarne la distribuzione commerciale. È dunque l’aumento dell’uso di farmaci in stalla, e non la sua riduzione, lo scopo esplicito di questa proposta di regolamento.

antibiotics_livestockLa Commissione si impegna al contempo a contenere il fenomeno delle resistenze agli antibiotici. A tal fine, intende stilare un elenco delle sostanze riservate al trattamento dell’uomo. In questo modo non sarebbe più possibile autorizzare nuovi medicinali veterinari contenenti tali sostanze. Non è tuttavia previsto alcun meccanismo per vietare i prodotti contenenti antibiotici di riserva già presenti sul mercato: si tratta dunque di uno strumento inefficace per combattere un problema sempre più grave.

La Commissione prevede inoltre di semplificare le procedure di autorizzazione, consentire la vendita di medicinali veterinari via Internet e affidare i controlli sulla diffusione dei princìpi attivi e sugli effetti collaterali soprattutto alle aziende produttrici del farmaco stesso. Il limite temporale all’autorizzazione, finora di cinque anni, dovrebbe essere eliminato. Diversi paragrafi della proposta sono dedicati a eccezioni che consentono la somministrazione di medicinali non autorizzati per gli animali trattati. In questo modo si creano scappatoie per ingegnose “pecore nere” della medicina veterinaria, a cui è data la possibilità di somministrare e vendere tutto ciò che vogliono, basta che siano date sufficienti motivazioni.

La liberalizzazione dei medicinali veterinari consolida il modello aziendale dell’industria agraria, fondata sulla produzione a poco prezzo e i cui i costi vengono inflitti alla società. Aumenta inoltre il gap normativo, in particolare tra le aziende biologiche e le aziende che si attengono agli standard più bassi possibili consentiti dalle norme. In parole semplici: più sconsideratamente può agire l’industria agraria, maggiore è la pressione dei prezzi sulle aziende contadine ed ecologiche.

antibiotics_Livestock_4Esistono alcuni princìpi cardine per arrivare a una regolamentazione ragionevole: gli antibiotici di riserva, di particolare rilevanza per il trattamento dei pazienti umani, non dovrebbero essere usati nelle stalle. Agli animali che non sono malati non dovrebbero essere somministrati farmaci di alcun genere. Affinché non esistano incentivi economici che spingano i veterinari a prescrivere più farmaci possibili, la distribuzione commerciale dei medicinali dev’essere separata dal trattamento degli animali. La vera soluzione, tuttavia, non va cercata nella regolamentazione dei medicinali, ma nell’allevamento stesso: le forme di allevamento che inevitabilmente fanno ammalare gli animali non dovrebbero essere praticate.

Ora la palla passa in mano al Parlamento Europeo, che quest’autunno è chiamato a esprimere la propria posizione rispetto alle proposte della Commissione. Il progetto di legge della relatrice conservatrice Grossetête si preoccupa soprattutto degli interessi dell’industria farmaceutica nelle procedure di autorizzazione. Esistono tuttavia anche alcuni emendamenti promettenti. Il risultato dipenderà, non da ultimo, anche dall’attenzione pubblica che il tema riuscirà a suscitare e da quanta pressione la società civile riuscirà a porre sui decisori.

di Rupert Ebner

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