Anche durante l’emergenza Covid-19, l’Unione europea non dimentichi il benessere animale

Dopo aver sostenuto End the Cage, con la campagna Meat the Change, Slow Food si schiera dalla parte dei cittadini europei che continuano nella lotta per il benessere animale

Alcuni membri del Parlamento europeo si sono uniti a diverse organizzazioni non governative per chiedere il divieto del trasporto di animali vivi durante la pandemia di Covid-19. I gruppi della società civile sostengono infatti che i controlli che sono stati reintrodotti alle frontiere hanno aumentato i ritardi nei trasporti, causando uno stress inutile per gli animali e aumentando il rischio di malattie.

 I regolamenti dell’Ue prevedono che gli animali vengano trasportati in tempi brevi, tempi che l’aumento dei controlli alle frontiere non possono più garantire. Per ripristinare queste minime misure di legalità e rispetto degli animali, i gruppi della società civile suggeriscono quindi di vietare il trasporto di animali vivi per viaggi lunghi più di otto ore. In risposta, la Commissione europea ha pubblicato delle linee guida per l’implementazione di «corsie verdi», evidenziando che i controlli non dovrebbero durare più di 15 minuti. Tuttavia, in un recente discorso al Parlamento europeo, il Commissario per l’Agricoltura Janusz Wojciechowski ha riconosciuto che la crisi Covid-19 ha dimostrato «quanto il nostro sistema di produzione agricola e alimentare dipenda dai trasporti», rilevando anche che la produzione alimentare «si è concentrata in alcuni luoghi, i mercati locali si stanno indebolendo e scomparendo, e la distanza tra catena di produzione e consumatori è diventata più lunga».

Anche se l’Ue si è spesso vantata dei suoi elevati standard di benessere degli animali, il trasporto di animali vivi è sempre stato un problema. Ad esempio, la relazione parlamentare sulla protezione degli animali durante il trasporto all’interno e all’esterno dell’Ue ha dimostrato quanto la realtà sia molto più dura di quanto si voglia credere: veicoli inadeguati, temperature elevate, sovraffollamento, mancanza di cibo e di acqua per gli animali.

Una parte importante del problema è rappresentata dall’agricoltura intensiva, in crescita esponenziale, e dal commercio di animali vivi, trasportati all’interno e all’esterno dei confini Ue.

Le cifre mostrano che il numero di animali vivi trasportati per migliaia di chilometri è in costante aumento e si è quadruplicato negli ultimi 50 anni, causando grandi sofferenze agli animali e ponendo grandi rischi per la salute pubblica. Diverse organizzazioni, tra cui l’Autorità europea per l’alimentazione e la sicurezza alimentare, hanno più volte lanciato l’allarme sulla relazione tra questo tipo di allevamento – e trasporto – e l’aumento e la diffusione delle zoonosi, come la più recente COVID-19.

Più in generale, il benessere animale in Europa è da tempo motivo di preoccupazione per molti gruppi della società civile. L’anno scorso, l’iniziativa dei cittadini europei End the Cage Age, guidata da Compassion in World Farming, ha raccolto oltre 1,5 milioni di firme per chiedere alla Commissione di vietare l’utilizzo di gabbie in allevamento. Gli Stati membri europei hanno una legislazione che, in alcuni casi, vieta l’uso delle gabbie, tuttavia circa 300 milioni di animali trascorrono ancora buona parte della loro vita rinchiusi. Slow Food ha fatto parte dell’ampia coalizione di oltre 170 organizzazioni della società civile che ha sostenuto l’iniziativa “End the Cage Age”. Dopo il processo di convalida delle firme, l’iniziativa sarà presentata alla Commissione, che a sua volta dovrà decidere le azioni da intraprendere.

La società civile ha grandi aspettative per quanto riguarda il benessere animale, e l’allevamento in generale, anche nell’imminente strategia “Farm to Fork“, parte dell’European Green Deal, e chiede alla Commissione Europea di sviluppare un piano d’azione che punti a minori e migliori consumi e produzioni di carne, latte e uova in Europa e all’abbandono dell’agricoltura industriale.

Leggi: «La società civile all’Europa: non si usi il Covid-19 per rinviare le risposte necessarie all’agricoltura»

Secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili, la Commissione ha pianificato solo obiettivi sull’uso di antibiotici, tralasciando molte importanti questioni relative al benessere degli animali, alla produzione e al trasporto intensivo, per non parlare del consumo eccessivo. Con il probabile rinvio dell’iniziativa Farm to Fork, le speranze di un rapido cambiamento nell’allevamento animale stanno svanendo, ma la società civile non si lascia sfuggire l’urgenza di agire su questo e su molti altri settori del sistema alimentare.

 Questo articolo fa parte della campagna Meat the Change, lanciata da Slow Food per promuovere scelte consapevoli, chiedendo ai consumatori di sostenere gli allevatori sostenibili e consigliando di limitare il consumo settimanale di carne. Scopri anche tu quanto è slow il tuo consumo di carne!

Meat the Change è una campagna di Slow Food realizzata mediante il contributo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Meatless Monday aderisce alla campagna aiutando i consumatori a ridurre il proprio consumo di carne e a ritrovare un patrimonio quasi dimenticato di ricette della tradizione. Nel caso vi siate persi le ricette, le trovate qui

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