Allarme alluvione: api e apicoltori in grave pericolo

Alluvione in Piemonte: apicultori in ginocchio

Tra il 2 e il 3 ottobre scorsi il Nord Ovest dell’Italia è stato interessato da una perturbazione che nell’arco di poche ore ha scaricato al suolo quantità impressionanti di acqua. Piogge straordinarie che hanno superato i 400-500 mm in varie località tra Alpi Marittime e Liguri, Biellese, Valsesia e Verbano.

La crisi climatica è reale e la stiamo vivendo ora. Siamo testimoni dell’intensificarsi della frequenza di fenomeni atmosferici violenti, che impattano su territori sempre meno attrezzati a reggerne l’urto. Esondazioni, smottamenti, frane che sfregiano il paesaggio e mettono in ginocchio attività produttive.

Alluvione Piemonte Apicultori

Proprio mentre ne discutevamo durante i giorni di lancio di Terra Madre 2020 con testimonianze di realtà virtuose che si prendono cura degli ambienti più fragili, è arrivato il conto di quest’ultima emergenza.

Aspromiele, associazione di apicoltori piemontese, che da anni collabora con Slow Food in varie iniziative, in particolare nel Presidio dei mieli di alta montagna alpina, in queste settimane ha raccolto le segnalazioni dei suoi associati. Il quadro è desolante, 50 aziende hanno subito danni, più di 4500 le colonie sterminate, per un danno economico che supera il milione e mezzo di euro. Tra di esse anche l’azienda Biella Miele, entrata proprio quest’anno nel Presidio, ha perso degli apiari.

Alluvione Piemonte Apicultori

Alberto Leone, dell’azienda Biella Miele, ben ci spiega le difficoltà che da qualche anno sono diventate ordinarie:

«Questa alluvione non fa che peggiorare, o meglio aggiunge un danno a una situazione faticosissima per noi e per le api. Per non dire disastrosa. Purtroppo le annate vanno sempre dal pessimo allo scarso: nella nostra zona (la sede dell’azienda è a Biella, ma noi facciamo nomadismo a corto raggio nel biellese per l’acacia e il castagno e in Valle d’Aosta per le fioriture rododendro e flora alpina) le vere annate apistiche positive non si vedono da almeno 10 anni. I problemi sono noti: in pianura subiamo un forte inquinamento da pesticidi che causano gravi e forti morie di api.

In montagna, dove situazione inquinamento è migliore, subiamo un clima sempre più incostante. E questa annata ne è un esempio lampante: abbiamo vissuto l’alternanza di alta piovosità a inizio estate, che ha costretto le api a non uscire dalle arnie, con un momento altamente siccitoso. Che significa fiori secchi: le api rischiavano di morire di fame. Per chiudere in bellezza è arrivata questa alluvione.»

Alluvione Piemonte Apicultori

A fronte di questa nuova tragedia, l’Associazione Aspromiele, con la collaborazione di Unaapi, ha istituito una campagna di raccolta fondi per sostenere le aziende colpite, per alcune di esse c’è un rischio concreto di non riuscire a ripartire: «Ci sono apicoltori che hanno perso centinaia di arnie trascinate dall’acqua. Dove lavoriamo noi dal fiume Cervo, dal Sesia ai confine con il novarese. Ma so che anche la zona di Cuneo è in ginocchio». Una catastrofe che ha colpito tutti, spiega Alberto: «chi era in alto è stato colpito dagli smottamenti, chi era in basso dagli allegamenti. Il danno stimato è di un milione e settecentomia euro»

Ecco che tutto il denaro raccolto con Aspromele verrà versato su un conto dedicato all’emergenza gestito direttamente da Aspromiele.

Per chi volesse supportare l’iniziativa qui trova le informazioni.

Aiutarci a diffondere la raccolta firme per l’Ice Salviamo le api e gli agricoltori. Se raccoglieremo almeno un milione di firme, la Commissione sarà obbligata a rispondere alle nostre richieste.

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