Il dibattito sull’allevamento di insetti come fonte proteica alternativa per gli animali e per l’uomo è particolarmente intenso in queste settimane.
In altri Paesi l’uso alimentare degli insetti è una realtà quotidiana sulla quale nessuno fa polemica, ma in Italia il dibattito invece è incandescente, come lo è stato per la carne sintetica poco tempo addietro.
Eppure, i due argomenti ci paiono un poco diversi. Non foss’altro che per una ragione: gli insetti fanno parte delle diete tradizionali di molti Paesi – solo sull’Arca del gusto ne abbiamo segnalati 80 – e a ben guardare, siamo sicuri che sia più raccapricciante un grillo di una lumaca?
Facciamo fatica a immaginare i tajarin a base di Tenebrio molitor, certamente. I prodotti tradizionali dovrebbero fondarsi solo su materie prime locali, altrimenti ogni discorso sul terroir non starebbe in piedi.
Va detto però che è bizzarro un dibattito così infuocato sugli insetti quando l’industria alimentare da anni – e senza tante polemiche – usa ingredienti e additivi a volte per niente naturali e alla lunga anche piuttosto nocivi, mentre i grilli nocivi non sono.

Piuttosto, come ci poniamo di fronte alla prospettiva di allevamenti intensivi di insetti vicino a casa, ci sono rischi? Ha senso crescere le larve con cereali che potrebbero essere destinati invece agli umani o agli animali, evitando nuove competizioni per le risorse alimentari?
Abbiamo approfondito l’argomento con Juan Antonio Cortés di Entomo, un’impresa spagnola, partner del progetto europeo Sustavianfeed, tra i cui obiettivi c’è l’esplorazione delle opportunità offerte da questi nuove fonti alimentari.
Cerchiamo di capire meglio questa realtà. Quali tipi di insetti alleva Entomo e qual è il suo ruolo nel progetto Sustavianfeed?
La produzione della nostra azienda è concentrata perlopiù sull’Hermetia illucens, nota anche come mosca soldato nera. Nel tentativo di introdurre gli insetti come componente sostenibile nei mangimi per il pollame, Sustavianfeed lavora su due differenti livelli. Da un lato, produce e fornisce insetti che utilizzeranno altri partner nei progetti pilota per il pollame. Mentre, dall’altro, sta avviando a sua volta altri progetti pilota per la produzione di insetti: due in Tunisia – uno a bassa tecnologia per gli agricoltori di Rayhana, un’associazione di donne che lavorano in ambito rurale e formano una comunità Slow Food e l’altro a media tecnologia per l’Institut supérieur agronomique di Chott Mariem, che sta conducendo ricerche su questa soluzione alimentare – e uno, ad alta tecnologia, in Spagna.
Di cosa si nutrono gli insetti? Le loro larve vengono utilizzate per l’alimentazione animale?
Gli insetti destinati all’alimentazione animale devono rispettare le normative esistenti sui cosiddetti “animali da reddito”. Per questo possono essere alimentati solo con prodotti di origine vegetale come frutta, verdura, cereali e loro derivati, prodotti lattiero-caseari e ovoprodotti. Nel progetto Sustavianfeed l’approccio alla sostenibilità è un tema centrale; quindi, nel periodo di accrescimento vengono utilizzati solo ortaggi e residui di birreria.
Quali sono le condizioni per l’allevamento degli insetti? Sono necessarie grandi strutture e tecnologie specifiche?
Per questa produzione di insetti è necessario fornire tutte le condizioni ambientali che simulino il clima tropicale in termini di temperatura, umidità, ventilazione e radiazione luminosa. A tal fine, vengono installate speciali camere climatiche con sistema Hvac per il controllo del clima. Nel nostro caso, la nostra sede di ricerca di Cehegín (Murcia) occupa 500mq.
Possono essere implementati in qualsiasi contesto ambientale?
Poiché lo stabilimento in cui alleviamo gli insetti è costruito con pannelli isolanti e un complesso sistema Hvac per il controllo del clima, questo tipo di impianto potrebbe essere installato in qualsiasi luogo. Sarebbe certo meno energivoro ai tropici e più esigente nei climi continentali e desertici. Tuttavia, una corretta progettazione potrebbe essere abbastanza efficiente dal punto di vista energetico da rendere lo stabilimento funzionale ovunque nel mondo.
Qual è l’aspetto più interessante e positivo dell’utilizzo di larve di insetti per l’alimentazione del pollame? Sono altrettanto efficienti per la coltivazione della soia o di altri alimenti? Quanto costano sul mercato rispetto ad altre risorse?
L’utilizzo di larve di insetti per l’alimentazione del pollame presenta diversi aspetti positivi. Solo per citarne alcuni, gli insetti sono la dieta naturale del pollame e quindi contribuiscono alla sua crescita sana, sono più sostenibili di altri mangimi e dal punto di vista nutrizionale forniscono un buon livello di proteine, acidi grassi salubri e chitina.
La parte interessante è che gli insetti possono essere nutriti con rifiuti organici che nessun altro animale mangerebbe. Questo eviterebbe la competizione con altri animali da allevamento. Inoltre l’alternativa per i rifiuti organici è lo smaltimento in discarica oppure il compostaggio (ma un’azienda di compostaggio comporta costi maggiori). Inoltre, questo allevamento utilizza molta meno terra e acqua rispetto ad altre colture e animali da allevamento. Certo, ora il prezzo di mercato è ancora alto – la farina di larve costa da 1900 a 3500 euro per tonnellata – ma è in diminuzione.

Gli allevamenti di larve possono essere un’opportunità in una prospettiva di economia circolare?
Gli allevamenti di larve sono un’ottimo esempio di economia circolare. I rifiuti organici (frutta e verdura non commercializzabili, ritagli di frutta, bucce o pane secco), che normalmente verrebbero scaricati nei campi, sono invece utilizzati per nutrire le larve, che crescono e poi possono essere lavorate per produrre proteine, oli, fertilizzanti e chitosano di qualità stabile, rientrando così nuovamente nella catena alimentare.
Se impiegati in un’ottica di creazione di economia circolare, le larve potrebbero essere interessanti. D’altra parte, chi alleva in permacoltura produce abitualmente a livello aziendale le larve per i propri polli partendo dai rifiuti dell’orto e delle coltivazioni, non è una pratica difficile e i polli, ovviamente, ne vanno pazzi.
L’attività è sostenibile perché trasforma un problema (i rifiuti da smaltire) in una nuova risorsa.
L’allevamento di insetti a fini zootecnici pone problemi di benessere e salute degli animali simili a quelli che emergono con forza negli altri allevamenti intensivi. In poche parole: sappiamo se gli insetti soffrono? Le alte densità negli allevamenti di insetti possono scatenare malattie in grado di attaccare l’uomo?
Trattare gli animali in modo corretto è sempre auspicabile, anche perché migliora la loro produttività. Gli insetti sono un’eccezione: mentre gli attuali animali da allevamento soffrono di più quando sono in condizioni di affollamento, le larve di insetto sono più vivaci e gregarie e sono stanno meglio quando sono a stretto contatto tra loro. Quindi nutrirle in abbondanza, senza riposare né giorno né notte, in spazi super affollati e con un buon clima è la strada giusta. Inoltre si ritiene che gli insetti non soffrano perché non hanno un sistema neuronale complesso, hanno gangli al posto del cervello. Le malattie degli insetti, poi, colpiscono solo gli insetti e non i mammiferi, quindi non c’è rischio di trasmissione di malattie all’uomo.
Le larve di insetti potrebbero avere un posto nella zootecnia del futuro?
Decisamente sì! Si stanno già ritagliando uno spazio, ma c’è ancora molta strada da fare prima che gli insetti diventino un prodotto comune nei supermercati o nelle formule dei mangimi.
È concepibile un allevamento di insetti su piccola scala, o sono necessarie precise competenze scientifiche per allevare correttamente, strumenti o attrezzature ad alta tecnologia? In altre parole, si tratta di una risorsa utile solo per chi alleva in modo intensivo grandi quantità di pollame, o può avere senso anche per gli allevamenti su scala ridotta e all’aperto?
Tutte le scale sono concepibili, purché abbiano un senso economico. Nei Paesi tropicali è sufficiente una costruzione, un riparo, e si potrebbe produrre le larve e rifornirle localmente senza particolare tecnologia. Ma fuori dai tropici, dove il clima non è ottimale, è necessario investire in una struttura complessa e, una volta che l’investimento è elevato, la produzione deve essere ben controllata. Pertanto, è necessario disporre di personale qualificato e della giusta tecnologia.
Le larve di insetto rivelano dunque un aspetto interessante, forse addirittura più del loro valore alimentare. Possono rivelarsi grandi alleati nello sviluppo di progetti di economia circolare, riciclando rifiuti organici: i residui prodotti in agricoltura e perfino quelli organici prodotti dalle città, e anche nei Paesi più poveri, dove è difficile alimentare bene gli animali da cortile. Il progetto Sustavianfeed si propone di esplorare proprio questo aspetto. Nei prossimi mesi potremo commentarne i risultati.
A cura di Raffaella Ponzio, r.ponzio@slowfood.it
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