Allevamento e crisi climatica: gli aggiustamenti non bastano, bisogna cambiare modello

L’altra settimana si è parlato molto di crisi climatica in occasione del Climate action Summit delle Nazioni Unite. Slow Food lo ribadisce da tempo, l’agricoltura è una delle attività che maggiormente contribuiscono all’emergenza climatica, ma ne costituisce anche una possibile soluzione. Soprattutto se parliamo di tutela dei territori e del ruolo dei pascoli. Temi questi, al centro dei dibattiti in Italia e in Francia nelle ultime settimane. A Rennes, infatti, si è recentemente concluso il Salone internazionale dell’allevamento (Space) dedicato proprio al cambiamento climatico, per stimolare la presa di coscienza degli allevatori.

Non dimentichiamo infatti che secondo alcune stime il bestiame è responsabile di almeno il 50% delle emissioni agricole di gas serra e del cambiamento di destinazione d’uso del terreno (prima di tutto la deforestazione). Nonostante la maggior parte continui a perseguire un modello industriale, pur mettendo in pratica alcuni adattamenti, c’è già una piccola percentuale che preferisce cambiare sistema invece di cercare accorgimenti a quello convenzionale. E lo fa producendo autonomamente mangime per i propri animali e vendendo localmente i prodotti, sostenendo con forza come sia fondamentale realizzare un’agricoltura sostenibile per valorizzare la terra, assorbire le emissioni e ottenere cibo di qualità, tutto ciò prendendosi cura del terreno su cui vivono e pascolano gli animali.

Suini allevati da Le Tre Casette di Francesco Paolo, produttore del Presidio del salsicciotto Frentano, Gesso Palena (Ch)

Parallelamente a Bra in occasione di Cheese abbiamo messo in luce l’effetto positivo dei pascoli ben curati sull’ambiente da diversi punti di vista. Innanzitutto trattengono maggiore CO2 rispetto ai boschi perché hanno un sistema radicale più sviluppato; permettono di conservare il paesaggio, rafforzano la biodiversità della flora ma anche della fauna; rendono le zone montane fruibili, diversamente dalla boscaglia selvaggia e abbandonata a sé stessa; riducono il rischio idrogeologico dovuto a una montagna mal gestita.

Senza contare che i prodotti derivanti da animali che si nutrono di erba e pascoli curati sono più gustosi e hanno ricadute positive sulla nostra salute. Insomma, come spesso accade, proteggendo ambiente e pianeta, tuteliamo la nostra salute e il piacere di godere di un cibo buono, pulito, giusto e sano.

Giorgia Canali
g.canali@slowfood.it

 

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