Alimentare superstar: in Italia cresce tre volte più del Pil

Artigianalità, legame con il territorio e innovazione sono questi gli ingredienti del successo dell’alimentare italiano, secondo la fotografia del Food Industry Monitor, l’analisi nazionale del comparto alimentare redatta per Ceresio Investors dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. È un settore, quello dell’alimentare italiano, che cresce oltre tre volte più del Pil: nel 2018 il settore l’incremento è stato del 3,1% e il trend positivo sembra confermarsi intorno al 3% annuo anche per il 2019 e il 2020.

® Alessandro Vargiu

La quinta edizione dell’osservatorio presentata a Pollenzo-Bra mercoledì scorso, evidenzia i dati economici e competitivi di 823 aziende, per un fatturato aggregato di circa 63 miliardi di euro, rappresentative del 71% delle società di capitali operanti nel settore. L’analisi ha preso in esame 15 comparti, tra questi quelli che presentano una crescita più equilibrata, con un ideale bilanciamento tra i profili di crescita, redditività e solidità finanziaria, sono: farine, food equipment, caffè, surgelati, olio, packaging e vino. Buone performance anche per acqua, dolci, birra e pasta. Quelli che mostrano maggiore criticità invece sono: salumi, olio e latte. Tra i punti deboli dell’agroalimentare si evidenzia che solo il 30% delle aziende possiede un proprio canale di vendita on-line.

Fondamentale a garantire la qualità e il successo del processo produttivo è la selezione delle materie prime, e il 68% delle aziende intervistate dichiara di avvalersi di fornitori artigiani o contadini e intrattiene con questi relazioni durature, sostenendone lo sviluppo.

L’analisi delle strategie di comunicazione mostra come il legame con la tradizione italiana venga utilizzato dal 70% delle imprese come elemento per valorizzare i propri prodotti sul mercato, più del 50% fa leva sulle Denominazioni d’Origine e/o sui Presìdi Slow Food nelle politiche di comunicazione, il 62% utilizza denominazioni che richiamano i temi della salute e del benessere.

Tutti elementi che lasciano intendere che scommettere sulla tutela dei saperi tradizionali, della biodiversità, delle produzioni locali, ha un impatto positivo che può essere anche monetizzato. Non si tratta solo di un richiamo nostalgico a un passato in cui “si stava meglio”, ma di un presente dal grande potenziale economico.

Giorgia Canali
g.canali@slowfood.it

www.foodindustrymonitor.com/

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