Albicocche in quantità, ma attenti agli ibridi!

La pioggia che sembra non dare tregua al Nord influisce sicuramente sull’umore dei più meteoropatici – non c’è da stare molto allegri – ma anche sui raccolti della frutta, che ha bisogno di caldo e sole per maturare a perfezione. Dunque non aspettatevi produzioni settentrionali di ciliegie, fragole e albicocche troppo buone. È un danno per i produttori, che sono obiettivamente in difficoltà a piazzare il prodotto, anche perché la frutta meridionale a questo punto non arriva più in maniera consistente, viste le programmazioni incrociate che fanno gli agricoltori su scala nazionale, le quali prevedono di non sovrapporsi quasi mai: non ci sono alternative e la gente gradisce meno la frutta. La qualità media è bassa, purtroppo.

 

Se di ciliegie e fragole abbiamo già ampiamente parlato nelle settimane scorse è giunto comunque il momento di affrontare il tema albicocche, perché in effetti ci sono in quantità e queste ci dobbiamo far piacere. Intendiamoci, non sono affatto cattive o spiacevoli, ma non hanno sviluppato appieno le loro potenzialità. Questo vale per le produzioni settentrionali più che per quelle del Sud, che comunque sono riuscite in parte ad aggirare l’ostacolo umidità. I prezzi variano da due a tre euro al chilo mentre costeranno un po’ di più le nuove varietà ibride, sempre più diffuse, dalle nuances tendenti al rossiccio invece del classico color albicocca. Questi ibridi sono più serbevoli e molto dolci, per questo stanno soppiantando molte varietà antiche e locali.

Il prodotto autoctono è tuttavia ancora ben distribuito nel Paese e allora riassumiamo ancora una volta queste varietà. Pellecchia e cafona in Campania, in Emilia Romagna le precoci cremonini e le reali d’Imola, le produzioni nel saluzzese e nel Roero in Piemonte, e poi le aurora che sono una varietà più commerciale, diffuse in tutto il Paese (soprattutto in Puglia ed Emilia). Infine, come non ricordale, i grandi classici locali e super eccellenti, come per esempio le rinomate Valeggia in Liguria, quelle di Scillato in Sicilia (tutte e due Presìdi Slow Food) o le rarissime di Galatone in Puglia: resistono poco in frigo, ma restituiscono gusti unici e indimenticabili. Se siete in zona aspettate il momento giusto.

Carlo Bogliotti
c.bogliotti@slowfood.it

Da La Stampa del 9 giugno 2018

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