Agricoltura contadina, una legge per spezzare le catene della burocrazia

L’agricoltura contadina è realtà. Lo sanno da sempre le migliaia di piccole e micro realtà della penisola: circa l’80% delle oltre 150mila aziende agricole in ogni angolo d’Italia.

Ma ora ne prende atto, finalmente, anche la politica, con un primo provvedimento che si spera possa aprire una strada a una legge nazionale da tempo incagliata nei processi parlamentari.

Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato all’unanimità il testo nato dalla fusione di due diverse proposte di legge, presentate rispettivamente dai consiglieri Tommaso Fattori (capogruppo di Sì Toscana a sinistra) e Serena Spinelli (capogruppo di Mdp).

L’obiettivo è tutelare i piccoli sistemi produttivi locali e i presidi dell’agricoltura contadina, introducendo la possibilità di trasformare e lavorare i prodotti all’interno delle aziende e di venderli sui mercati locali.

I contadini potranno utilizzare anche la cucina di casa o un locale polifunzionale nella propria azienda per lavorare, trasformare e confezionare i prodotti, nel rispetto dei requisiti di legge.

Il consigliere Fattori spiega così il senso di questo provvedimento, che la giunta regionale dovrà implementare emanando entro 180 giorni le linee guida e il regolamento di attuazione: «È un risultato importante per il mondo contadino, che nasce dalle tante proposte e considerazioni d’innumerevoli reti di piccoli agricoltori, dei Gruppi di Acquisto Solidale e di Slow Food. Si semplifica così la vita a tante realtà, alle aziende familiari, alle piccole cooperative che vendono e fanno degustare, per esempio nelle fiere e nei mercatini locali, prodotti agricoli che non si prestano ad una lavorazione industriale. Semplificare per evitare di rimaner stritolati da una burocrazia priva di senso o da costi irragionevoli».

C’è da ricordare a questo proposito che fin dal 2009 è attiva una Campagna popolare per l’agricoltura contadina, promossa da una trentina di associazioni agricole, tra cui Associazione Antica Terra Gentile (Lessinia),  Associazione nazionale Civiltà Contadina,  Associazione Consorzio della Quarantina (Liguria),  Rete Corrispondenze Informazioni Rurali,  Rete Bioregionale Italiana.

Le associazioni hanno promosso una petizione e poi elaborato una proposta di legge nel 2010, avviando i contatti con il Mipaaf e le varie forze politiche.

Attualmente sono depositate in Parlamento quattro diverse proposte di legge sul tema, avanzate da parlamentari di diversi schieramenti, che dovrebbero essere accorpate in un’unica legge quadro sull’agricoltura contadina (qui potete leggerne un’ampia rassegna a cura della Camera dei Deputati).

Se la proposta venisse accolta, le aziende contadine potrebbero iscriversi a un apposito albo e, a fronte di precise limitazioni, godere di norme semplificate rispetto a quelle che valgono per l’agricoltura di larga scala.

In ballo ci sono il ripristino della facoltà di apportare lavori in economia diretta agli edifici aziendali (anche abitativi), la possibilità di scambi amicali di lavoro tra contadini, il riconoscimento dei sistemi sementieri informali con scambi e vendita di sementi autoprodotte, la riduzione degli oneri fiscali e di previdenza, le facilitazioni all’accesso sui mercati locali per i produttori a filiera corta e le semplificazioni in materia di ospitalità e ristorazione rurale.

«Esiste un numero imprecisato di persone che praticano un’agricoltura di piccola scala – ricordano i proponenti della Campagna popolare – dimensionata sul lavoro contadino e sull’economia familiare, orientata all’autoconsumo e alla vendita diretta; un’agricoltura di basso o nessun impatto ambientale, fondata su una scelta di vita legata a valori di benessere o ecologia o giustizia o solidarietà più che a fini di arricchimento e profitto; un’agricoltura quasi invisibile per i grandi numeri dell’economia, ma irrinunciabile per mantenere fertile e curata la terra (soprattutto in collina, montagna e nelle zone economicamente svantaggiate e marginali), per conservare ricca la diversità di paesaggi, piante e animali, per mantenere vivi i saperi, le tecniche, i prodotti locali e popolate le campagne e la montagna».

La speranza è che l’esempio della Toscana sproni i legislatori a riprendere in mano al più presto la questione, tutelando un’agricoltura che rischia di scomparire sotto il peso della burocrazia, nonché di regole tributarie, sanitari e igieniche del tutto inadeguate.

 

Andrea Cascioli

a.cascioli@slowfood.it

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