Acqua a fiumi e vagonate di plastica. Il costo nascosto dell’insalata pronta

Vi abbiamo già in più occasioni sconsigliato l’insalata in busta. A parte la perdita di freschezza e il fatto che costi dieci volte tanto del prodotto fresco, vogliamo soffermarci oggi su come rappresenti uno dei prodotti meno sostenibili che troviamo al supermercato.

Ma andiamo con ordine. Generalmente, l’insalata ben lavata, tagliata e asciugata, si presenta in comode confezioni (formato sigle o famiglia) dal prezzo (all’apparenza) molto conveniente. 0.99 per rucola pronta all’uso, 1.49 per l’insalatina formato famiglia che promette risolvere tutti i nosri problemi organizzativi. Ma come vi dicevamo, se guardate il prezzo al kg vi accorgerete che state pagando almeno 10 euro al kg, 7-8 volte in più del prodotto sfuso.

Eppure le vendite di frutta e verdura di quarta gamma, sono in costante crescita. Si arriva all’arancia già sbucciata e confezionata, o le uova sode, ve le ricordate?

Ma come tanto cibo a basso costo, la quarta gamma nasconde un prezzo salato che noi tutti paghiamo. Parlo di esternalità negative ambientali e sociali a carico della collettività.

Foto italiafruit.net

Basta andare nella in provincia di Salerno, tra Eboli e Battipaglia per capirlo. Se si attraversano i viadotti dall’autostrada Salerno Regio Calabria quest’area sembra un’unica palude di plastica con 7000 ettari di serre, in cui crescono le nostre insalatine e rucoline disponibili tutto l’anno, una produzione tra l’altro fortemente sostenuta dai fondi europei che finanziano al 70% la costruzione delle serre o il 90 per cento se sono destinate al bio (sul bio in serra dovremmo aprire un altro capitolo…).

Accanto alle serre ci sono gli stabilimenti per la lavorazione, perché, ovviamente l’insalata non cresce pulita e imbustata, ma va lavata. Quanta acqua si consuma? Tra i 5 e i 10 litri per chilo di prodotto prima del taglio, a cui va aggiunto altri tre / quattro litri dopo il taglio. Dubito che anche la più igienista delle mie colleghe ne consuma altrettanta.

All’acqua utilizzata dobbiamo aggiungere il costo energetico dalla refrigerazione delle celle lungo la catena del freddo fino ad arrivare ai potenti frigo nei supermercati.

E poi c’è la plastica. Il consumatore spende ameno dieci euro al chilo per insalata e soprattutto confezione di plastica in alcuni casi due, vaschetta con plastica più copertura. Involucri che finiscono nella spazzatura. Tra imballaggi confezioni bottiglie i numeri sono impressionanti: in Italia ogni anno vengono prodotti 35 chili di rifiuti di plastica a persona. A livello globale – secondo lo studio della Scientific Report – se ne consumano 320 milioni di tonnellate.

Non proseguo con i numeri della plastica perché ne abbiamo già parlato tante volte e in più mi si stringe il cuore. Però, pensiamoci, lavarsi (basta lasciarla a mollo senza esagerare con la quantità d’acqua) e asciugarsi l’insalata non è tutto questo gran che di fatica e tempo. Dai.

Fonte il Fatto Quotidiano

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

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