Abbiamo visto per voi Planet of the Humans, il nuovo doc prodotto da Michael Moore.

Per la nostra Guida informale al letture e visioni slow, abbiamo visto per voi Planet of the Humans, il nuovo doc prodotto da Michael Moore e diretto dall’ambientalista Jeff Gibbs.

Ed ecco dopo oltre quaranta giorni di reclusione che arriva Michael Moore a darci un bel pugno in pancia. La sera del 22 aprile, Giornata mondiale della Terra, dopo il giro di telefonate quotidiano, trovo Jonathan intento a guardarsi Planet of the Humans, il doc diretto dal regista e ambientalista Jeff Gibbs e prodotto da Moore. Cerco di sfuggire alla bastonata sento arrivare (certe volte mi chiedo perché costringermi a scoprire tutti i mali del mondo), ma non riesisto, spinta in egual misura da masochismo e curiosità.

Ben che faccio. Mi ritrovo ad apprezzare un lavoro che  mette in discussione le certezze acquisite mentre moltiplica le domande. E purtroppo anche il senso di sconfitta.

Gibbs, che come Moore non le manda certo a dire e non ne salva una. Stando alle sue ricerche:

il fotovoltaico non è efficiente, i pannelli hanno tempi di vita brevi, le batterie sono fatte di prezioso materiale estrattivo silicio, cobalto, argento, grafite… L’eolico funziona solo a intermittenza con una efficienza esigua. Entrambe le tecnologie hanno bisogno di molti combustibili fossili nella loro produzione. Le bio masse sono quanto di peggio potessimo immaginare, deforestazione inclusa. Occhio che quando si parla di biocarburanti ci sono scene molto crude, tra alberi dai tronchi giganteschi segati e mucche tritate. Non ho fatto in tempo a chiudere gli occhi e ho sofferto molto.

Nessuno ne esce pulito, anzi. Gli interessi sono tanti, le commistioni pure, persino Al Gore, tra i maggiori leader del movimento ambientalista statunitense, ha i suoi ingombranti scheletri nell’armadio.

Fa sorridere, senza sorprendere, l’incursione di Gibbs dietro le quinte dei festival musicali che dichiarano solennemente utilizzare il 100% di energia rinnovabile. Peccato che poi quando si contano i pannelli sono appena sufficienti ad alimentare un basso. Il resto viene fornita dalla vecchia e cara centrale elettrica alimentata da combustibili fossili.

La tesi che Gibbs vuole dimostrare è molto semplice: il capitalismo, con riuscite operazioni di green washing (che espressione vetusta ) si è mangiato l’ambientalismo.

E in effetti Planet of the Humans conferma quello che già pensavo: non può esserci ambientalismo senza un ribaltamento (o meglio la fine) del capitalismo. Il rischio, guardando questo doc, è di alzare le mani e dirsi, «mi arrendo, è tutto inutile», o pentirsi delle scelte fatte, tipo ricoprire il tetto di casa di pannelli solari (non ci dormo la notte).

Ma dopo subito dopo, emerge quella sensazione che sono convinta non sono la sola a sentire, che tutte e tutti abbiamo inteso, per quanto non ci piaccia. Non possiamo sostenere questo ritmo di consumo delle risorse, non basterà cercare forme alternative di energia, di trovare l’Eldorado dell’energia “pulita”. C’è solo una unica via: ridurre. Per prima cosa lo spreco, a cominciare da quello di cibo. E poi i nostri consumi, i viaggi usa e getta, i vestiti a poco prezzo che riusciamo a indossare un paio di volte prima che diventino stracci, il cibo a cui non diamo più valore, la carne ogni giorno, le bistecche a 4.99, l’all you can eat di sushi allevato, i mango acerbi avvolti da plastica al supermercato. Lo sperpero senza ritegno insomma.

A nessuno piace la rinuncia, ma se penso alla vita di mia madre rispetto alla mia è lontana anni luce. Nonostante cerchi di fare attenzione il più possibile alle mie scelte di acquisto, i viaggi, le uscite, i ristoranti, la varietà di cibo a disposizione, il ritmo delle giornate ci allontanano di generazioni. Eppure mamma aveva solo 25 anni più di me.

Ecco, non è un invito della vita semplice, alla retorica del ritorno alla campagna (anche se, come già detto, dalle campagne bisogna ripartire) o dell’ “era meglio prima”.

È l’invito a una vita più sobria, a comportamenti ragionati. A godersi la festa quando arriva, che se si fa festa tutti i giorni – altro grande insegnamento di mamma Paola – poi non c’è più gusto.

Oppure arriva una pandemia mondiale a tenerci tutti a casa.

Planet of the Humans è disponibile per un mese su you tube. Nel video c’è la possibilità di scegliere i sottotitoli in inglese e la qualità di definizione.

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

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