Abbiamo raggiunto oggi l’Earth Overshoot day. E non è la notiziola qualunque

L’Earth Overshoot day si anticipa ancora di più e per rallegrarci l’animo arriva per giunta di lunedì. Per farla breve stiamo vivendo su un pianeta che non esiste: oggi, lunedì 29 luglio il genere umano ha consumato tutte le risorse rinnovabili che avremmo potuto usare nel 2019. Stiamo sfruttando la natura a una velocità 1.7 volte superiore rispetto alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi, noncuranti tra l’altro di non essere gli unici abitanti del pianeta.

Ce lo dice il Global Footprint Network organizzazione con l’obiettivo di farci riflettere sulla spregiudicata scelleratezza con cui stiamo sfruttando il pianeta. E lo fa dal 2003, calcolando la nostra impronta a partire dal 1961 e scoprendo che è dai primi anni Settanta consumiamo di più di quanto la Terra possa sopportare.

Senza stupore (e purtroppo) vi diciamo che questa data si anticipa ogni anno di più: era il primo agosto lo scorso anno, nel 2017 era l’8 agosto, nel 1995 era il 21 novembre. Nel 2000 era a fine settembre. È passato un altro anno e siamo sempre qui a raccontarcela come se si trattasse di una notiziola qualunque. Secondo i calcoli dei ricercatori, è come se l’umanità utilizzasse le risorse di quasi due pianeti, 1,75 per l’esattezza. Non va meglio considerando la sola Italia: secondo le stime dei ricercatori per soddisfare i consumi degli italiani servirebbero risorse pari a 4,7 volte quelle che l’Italia genera ogni anno.

Sembra quindi quanto mai lontano l’obiettivo che il Global Footprint Network si è posto: guadagnare ogni anno 5 giorni sul calendario per riuscire a ritornare a un livello di equilibrio tra consumo e risorse rinnovabili entro il 2050.

Come?

Il 60% dell’impronta ecologica umana sul pianeta è dovuta alle emissioni di CO2 dimezzarle significherebbe spostare l’Overshoot day di quasi 3 mesi. E come sappiamo ben un terzo delle emissioni sono prodotte dal sistema alimentare industriale, in primis dagli allevamenti  intensivi che, da soli, producono il 14,5% delle emissioni totali, più di auto e moto. Eliminare la carne proveniente da questi allevamenti dalla nostra dieta potrebbe, oltre che tradursi in un consistente taglio di emissioni rappresentare un vantaggio per la nostra salute.  Meno carne e proveniente da allevamenti che rispettano ambiente e animali, fa bene a noi e fa bene al pianeta.

Se e volete una prova leggetevi questo studio Buoni per il nostro pianeta, buoni per la salute) che abbiamo fatto con Indaco (startup dell’Università di Siena). Ovvero l’analisi del ciclo di vita di 6 prodotti dei Presìdi Slow Food e di filiere sostenibili, a confronto con analoghe produzioni industriali

E poi ancora, smettiamo di buttare via il cibo: lo spreco alimentare produce, da solo, l’immissione in atmosfera di 24,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno, di cui 14,3 milioni dovuti agli sprechi domestici, cerchiamo di accorciare la filiera e acquistiamo direttamente dal produttori, scegliamo prodotti di prossimità, di stagione e per quanto possibile, proveniente da sistemi agricoli meno impattanti.

Certo non possiamo fare tutto da soli, ma iniziare a cambiare le nostre abitudini a tavola, oltre che tagliare emissioni e inquinamento, potrebbe rappresentare un bel segnale per chi ci governa. E che sul tema fa ben poco.

Una inattività che dipende anche da noi che comunque non lo chiediamo abbastanza (e come vedete nell’immagine, noi italiani non siamo proprio i più virtuosi). È scoraggiante come la maggior parte delle persone mostri totale indifferenza, quando non arroganza, nel disperdere, sprecare e abusare delle risorse naturali.

Forse la differenza quest’anno l’hanno fatta i ragazzi di Fridays For Future. Pensare che la loro protesta e grido di allarme sia solo una gigante operazione di marketing è da stolti o da bugiardi in malafede.

a cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Per calcolare la vostra impronta cliccate
www.footprintcalculator.org/

Per saperne di più www.overshootday.org/

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