A 1400 metri sul Gran Sasso, dove gli animali sono felici: la sfida di Alessandro e Marinella Pelini

allevamento slow Pelini
© Ivan D’Antonio

«Qui o fai questo mestiere o vai fuori. Io fuori ci sono stato, e poi ho scelto di fare questo lavoro, con i suoi pro e i suoi contro».

Alessandro Pelini è un allevatore, titolare dell’omonima azienda che gestisce insieme alla moglie Marinella Della Rovere a Castel del Monte, borgo di circa 400 abitanti incastonato nel versante aquilano del Gran Sasso. Qui la pastorizia e l’allevamento più in generale, hanno sempre giocato un ruolo determinante per l’economia locale. E per conoscere la storia di Alessandro e Marinella e assaggiare i loro prodotti si deve arrivare proprio nella “capitale dei pastori”, oltre i mille metri di altitudine, dove allevano circa duecento capi tra asini e suini neri d’Abruzzo. 

«Allevare a 1400 metri è sicuramente più difficoltoso che farlo a 600 o 700, ma è possibile, con un po’ di impegno e qualche sacrificio in più» dice Alessandro. «Noi abbiamo scelto di restare e fare del bene al territorio – aggiunge Marinella -. Non riforniamo terzi, quindi chi vuole conoscerci è costretto a venire qui, salire in montagna, respirare aria buona e godere di panorami fantastici». Gli stessi di cui fruiscono i loro animali.

La sfida di Alessandro e Marinella

Occhi a mandorla, orecchie protese in avanti, il muso ancora lungo perché abituato a grufolare, a scavare nella terra. Il suino nero d’Abruzzo è una razza rustica e resistente, appartenente al ceppo apulo calabrese e poi adattatosi ai monti abruzzesi dove vive tutto l’anno allo stato semibrado. Alessandro e Marinella sono stati i primi a reintrodurlo in zona, circa undici anni fa.

«All’inizio alle persone del posto sembrava assurdo che potessimo allevare un maiale a 1400 metri e avere anche successo nel trasformarlo» ricorda la coppia, che nel 2022 ha affrontato una nuova sfida: reintrodurre gli asini, un tempo molto presenti in zona perché utilizzati durante la transumanza per il trasporto. 

Gli animali vivono all’aria aperta, in natura, e all’unisono. Anche per questo non si ammalano facilmente: si adattano all’ambiente e ne traggono giovamento, fortificandosi.

allevamento slow Pelini
© Ivan D’Antonio

Naturale è meglio

«I nostri animali non hanno mai visto un antibiotico e li alimentiamo solo in maniera naturale, senza mangimi o altre sostanze: gli asini mangiano il fieno, i suini la farina fatta con granturco, orzo, fava, crusca». Alessandro e Marinella spiegano che, allevato in questo modo, l’animale è meno stressato, ha un’alimentazione corretta, ha tempi più lunghi di crescita. Anche la trasformazione avviene in maniera del tutto naturale: i salumi di maiale nero, la bresaola e la mortadella di asino, un’antica ricetta locale, sono prodotti senza conservanti e con metodi di stagionatura tradizionali. Contribuiscono inoltre alla produzione del canestrato di Castel del Monte, formaggio a latte crudo Presidio Slow Food; e hanno avviato una linea cosmetica a base di latte d’asina ed essenze locali.

«Spesso ci dicono che il gusto dei nostri prodotti non è mai uguale. È proprio così, quando il prodotto è naturale riesce a parlare da solo. In un formaggio pastorizzato, sono i fermenti chimici a dare sapore; in un salume industriale, sono lo zucchero, l’acido ascorbico o il latte in polvere. In un formaggio a latte crudo al contrario, sono le erbe foraggere, così come in un salume naturale è la maturità della carne, il tipo di allevamento, il movimento dell’animale. Questo distingue il nostro prodotto da un allevamento industriale, al chiuso, in stalla».

allevamento slow Pelini
Il punto vendita dei Pelini a Castel del Monte – © Ivan D’Antonio

Sosteniamo i piccoli allevatori

Nel punto vendita nel pieno centro del paese si possono trovare tanti prodotti di altre realtà che – come loro – allevano e trasformano in montagna. «siamo la dimostrazione che si può fare e anche bene: siamo tutte aziende giovani».

La difficoltà principale? «Per tanti produttori piccoli come noi, la maggiore fatica è farsi conoscere al di fuori del proprio territorio, far capire perché i nostri prodotti sono differenti.

Per chi non ha un punto vendita non è facile arrivare direttamente a chi acquista, riuscire a raccontare il proprio metodo produttivo e distinguersi dalle attività più commerciali. Anche perché il nostro lavoro richiede tempo, costanza, e precisione. Se dovessimo andar in giro a promuovere il prodotto, non avremmo tempo per seguire i nostri animali e le nostre produzioni» concludono Alessandro e Marinella.

L’azienda agricola Pelini fa parte di una rete di allevatori slow che sta emergendo in varie regioni italiane e che si ritroverà a Terra Madre Salone del Gusto 2024, dal 26 al 30 settembre a Torino, Parco Dora. Per sostenere e promuovere il lavoro di chi, come loro, alleva rispettando gli animali e il loro benessere e ha cura degli ecosistemi e delle risorse del Pianeta, Slow Food Italia ha lanciato la campagna “Allevare rispettando gli animali e la terra si può”.