Il volontariato: un’anima di Slow Food

Rita Tieppo, ex-insegnante della scuola per l’infanzia, è una colonna portante del progetto Orto in Condotta di Slow Food: nata nel 2004, la rete di orti è attiva in più di 500 scuole in tutta Italia ed è uno strumento di educazione alimentare e ambientale per migliaia di studenti. Qui centinaia di volontari ci aiutano ogni giorno a coltivare il futuro.

Quando hai conosciuto Slow Food e che cosa ti ha affascinata?

Sono entrata in contatto con Slow Food nel 2003 quando ho saputo dell’idea di realizzare gli orti nelle scuole. Già da un anno, nella scuola per l’infanzia “La Gabbianella” dove insegnavo a Moncalieri (To), stavamo coltivando un orto con i bambini. In poco tempo mi sono ritrovata a scrivere insieme le linee guida dell’Orto in Condotta che ho presentato alla prima edizione di Terra Madre. Proprio in quell’occasione ho realizzato di essere capitata nel posto giusto, l’incontro con persone provenienti da ogni dove e con le stesse finalità è stato molto forte e mi ha motivata ancora di più: di qui la mia intenzione di associarmi e di entrare attivamente nel mondo Slow Food. Negli anni seguenti sono diventata formatrice nazionale del progetto Orto in Condotta, un ruolo che ho ricoperto sempre con molto piacere perché mi permetteva di poter divulgare il progetto, con le sue attività educative e le sue metodologie.

Cosa significa per te essere volontaria Slow Food?

Dopo 42 anni di insegnamento, un paio di anni fa, ho raggiunto la pensione e quindi mi sono ritrovata ad avere molto tempo libero. Quale occasione migliore se non utilizzare questo tempo in Slow Food? Finalmente potevo mettere a disposizione dell’Associazione l’esperienza come insegnante e le conoscenze del progetto Orto in Condotta. Per me è una grande ricchezza, quindi mi sento di fare un appello: investiamo il tempo libero in attività per il sociale invece di stare ognuno nelle proprie case.

Che cosa può fare Slow Food per il futuro?

É importante continuare a sostenere Slow Food e le sue attività educative, perché, a mio parere, l’educazione è l’unica strada attraverso la quale si può promuovere il cambiamento. Anche se si tratta di un processo molto lento. Dopo 13 anni di lavoro nel progetto Orto in Condotta posso dire di aver già visto i primi risultati sia nei bambini che nei genitori. Con il tempo abbiamo visto bambini più curiosi e informati e genitori più attenti.

Rita, come vuoi concludere questa intervista?

Vorrei ringraziare tutte le “sconosciute” insegnanti dei 600 Orti in Condotta che come me dedicano tempo (non remunerato) e passione per il lavoro, per portare avanti questo importante progetto educativo nelle scuole.

 

Fabiana Graglia

tratto dal numero 3/2017 di Slow, la rivista di Slow Food Italia

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