Voglia di vita campestre? Vai in vacanza in fattoria!

WWOOF«Dove vai in vacanza quest’estate?»

«In una fattoria!»

Quante volte ho risposto così ad amici e parenti, e non si trattava di un agriturismo o di un Bed & Breakfast immerso nel verde, ma della tendenza del momento.

Si chiama Wwoof, che significa World-Wide Opportunities on Organic Farms (opportunità globali nelle fattorie biologiche), ed è un’organizzazione che mette in contatto aziende agricole biologiche e volontari in più di 60 Paesi nel mondo. Ogni anno sono centomila i braccianti temporanei che decidono di lavorare in una delle 15mila aziende agricole iscritte. Solo in Italia, i membri sono oltre 5000 fra italiani e stranieri, con 800 fattorie ospitanti.

Se il ritorno alla terra sembrava una velleità degli hippy, iniziata e finita negli anni ‘60-‘70, in realtà non è così e oggi abbiamo una seconda ondata di giovani (ma anche meno giovani) che decidono di prendersi un periodo di pausa e imparare qualcosa di nuovo. «È un’avventura, si possono conoscere altre regioni o Paesi senza spendere troppo e immergendosi nella vita delle persone che ci vivono», racconta Sue Coppard, colei che ha fondato Wwoof nel 1971. «Fra chi sceglie di fare quest’esperienza, alcuni sono già appassionati di agricoltura, altri no, ma sicuramente tutti imparano l’importanza di un mestiere rispettoso della natura e magari continuano a studiare e praticare metodi biologici e biodinamici anche dopo aver lasciato la fattoria». E, come si legge sul sito italiano, è proprio questo l’obiettivo di Wwoof: mettere «in relazione volontari e progetti rurali naturali promuovendo esperienze educative e culturali […], per contribuire a costruire una comunità globale sostenibile».

woof Olive orchardMa come funziona questo scambio? Il sito del Wwoof, anzi i siti – uno per ogni Paese –, sono la piattaforma dove fattorie e volontari (i wwoofers) si incontrano. Tramite il pagamento di una quota d’iscrizione, che comprende un’assicurazione utile in caso d’infortunio, potete accedere all’elenco delle fattorie ospitanti e scegliere quella che fa al caso vostro. E ce n’è davvero per tutti i gusti, a seconda che siate appassionati di formaggi, erbe medicinali, eco-villaggi e molto altro. Scelta la fattoria, si contattano i proprietari (gli host), in maggioranza giovani tornati al mestiere del contadino, e, se la risposta è affermativa, zaino in spalla e si parte: c’è chi si ferma solo per un weekend – Working Weekends on Organic Farms era il nome originale dell’organizzazione – chi per qualche mese, chi per tutta la vita. Si lavora 4-6 ore al giorno per cinque giorni a settimana, cimentandosi nei compiti più disparati: a me è capitato di improvvisarmi taglialegna sotto la pioggia irlandese, mungere all’alba capre normanne e raccogliere more nell’arida campagna turca. In cambio, un letto e tre pasti al giorno, preparati con ottime materie prime a centimetro zero e gustati con il piacere aggiunto della partecipazione.

«Lavorare in vacanza? Ma tu sei matta!». So che è quello che avete appena pensato, ma è un’esperienza che arricchisce davvero tutti: da un lato i contadini, che ricevono un aiuto concreto e hanno la soddisfazione di insegnare come si produce il cibo a persone curiose che magari non hanno mai preso in mano una zappa. Dall’altro i cittadini imbranati come me, per cui è stato un ottimo modo di imparare la sostenibilità, vivendola in prima persona ed esercitandola con le mie mani, di provare un diverso stile di vita e anche di scappare dalla città per recuperare la lentezza della natura. «È sempre stato un movimento lento, fatto di passaparola – racconta Scarlett Penn, coordinatrice di Wwoof UK –. In passato è stato probabilmente considerato eccentrico, hippy e anticonvenzionale, ma con il crescente interesse per l’ambiente, le comunità, il cibo e l’agricoltura locale, improvvisamente non appariamo più così matti come sembravamo».

 

Fonti:

Corriere della sera

The Guardian

 

Francesca Monticone

f.monticone@slowfood.it

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