Vino e burocrazia: vademecum per la sopravvivenza al Registro unico

Dopo la lettera di un vignaiolo esausto per il peso delle incombenze burocratiche che mettono a dura prova il lavoro quotidiano delle aziende agricole – soprattutto quelle di piccole dimensioni – abbiamo realizzato un Dossier Vino con articoli e interviste sulla spinosa questione della dematerializzazione dei registri vitivinicoli, la rivoluzione contenuta nel Testo Unico della Vite e del Vino che prevede la compilazione di un solo registro sul portale telematico Sian.

Dopo il commento di Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, oggi utilizziamo una chiave di lettura giuridica, grazie alla consulenza di Michele Fino, docente di diritto dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche. Continueremo per tutta la settimana. Seguiteci!

registro vino

Le premesse fondamentali: perché lo hanno fatto?

“Ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di adottare disposizioni per rilanciare il comparto agricolo, quale parte trainante dell’economia nazionale, e la competitività del medesimo settore, incidendo in particolar modo sullo sviluppo del “made in Italy”, nonché misure per sostenere le imprese agricole condotte dai giovani anche incentivando l’assunzione a tempo indeterminato o, comunque, la stabilizzazione dei giovani in agricoltura”.
Così si legge nel decreto legge #CAMPOLIBERO (91/2014)

L’atto applicativo

Il D.M. 20 marzo 2015 n. 293 discende da #CAMPOLIBERO e ha come obiettivo il rinnovamento dell’applicazione del Reg. Comm. UE 436/2009.
L’atto si compone di una parte legislativa e una amministrativa: il decreto del direttore dell’Ispettorato centrale repressione frodi (ICQRF) specifica gli elementi tecnici. Questa parte amministrativa può cambiare con maggiore frequenza e facilità.
Il decreto 293/2015 è dedicato alla dematerializzazione dei registri vitivinicoli.
Una serie di decreti nel tempo ha rimandato l’obbligatorietà e l’esclusività del sistema dematerializzato fino al 30 aprile 2017. La ragione principale delle proroghe, finora, è stata la scarsa efficienza dell’architettura informatica del Sian, la società privata incaricata di creare un sistema capace di reggere i milioni di utenti dei servizi di registrazione.

Cosa c’è dietro?

• spinta verso la modernità: nuovo è bello, cambiare è bello, il futuro è più comodo;
• integrazione del sistema (documenti di accompagnamento vitivinicoli (MVV) in formato elettronico, registri elettronici, documenti doganali elettronici);
• riduzione delle visite ispettive nel numero e nella durata: tutti i controlli preventivi si possono svolgere in remoto, per riservare le visite alla verifica delle difformità rispetto al registro;
• concentrazione dei dati a beneficio di enti diversi, in modo che il produttore non debba fornire più volte le stesse informazioni;
• implementazione della tracciabilità alimentare (sistema stabilito sin dal 2002 in UE con il Reg. 178).

Cosa cambia?

• presenza di un solo registro per ogni stabilimento;
• il registro telematico viene compilato dall’azienda (o da un suo delegato), ma “fisicamente” si trova presso i server del Sian;
• nel registro vanno a confluire tutte le dichiarazioni che oggi trovano spazio in diversi registri cartacei, compilati a mano o stampati dopo la compilazione elettronica;
• viene considerato l’inserimento dei dati: una volta caricati e salvati, valgono a fini ispettivi e di controllo;
• per tutte le operazioni soggette a dichiarazione preventiva, il termine di registrazione diventa rigido.
Il registro si apre il 1 agosto e automaticamente esegue i riporti al 31 luglio. Per questo motivo i vini sfusi e imbottigliati, anche della stessa partita, vanno distinti. Quando si imbottiglia parte di un vino, essa acquisisce diritto a una pagina distinta dalla massa ancora da imbottigliare.

Chi deve passare oggi al registro telematico?

Tutti i produttori di vino (e di aceto) tranne:
• chi produce meno di 50 hl per uso proprio o vendita diretta nel proprio agriturismo o spaccio aziendale;
• chi ha un’azienda integrata, cioè dove si trasformano SOLO uve prodotte dall’azienda stessa e SENZA procedere ad alcuna forma di arricchimento o elaborazione soggetta a dichiarazione preventiva o altre attività elencate all’art. 41 c. 1 del Reg. 436 del 2009 e CHE NON IMBOTTIGLI.
Se l’azienda è a ciclo chiuso, ma vende lo sfuso (oltre la damigiana) può scegliere di non avere il registro elettronico.
• Chi fa sperimentazione autorizzata.

E se mi sbaglio?

La parola errore non compare in tutto il decreto. Tuttavia esiste la verifica immediata della correttezza e completezza formale. Resta l’interrogativo della procedura di correzione dell’errore materiale/ostativo, ad esempio se inserisco 150 hl invece di 1500.
Poiché la finalità della norma è il rilancio del made in Italy e l’aumento di competitività, la procedura telematica dovrebbe prevedere una finestra temporale o delle modalità giustificative.
Il decreto prevede i cali naturali (1,5% COMPLESSIVO ovvero 4% sui prodotti passati in legno) e le ipotesi di forza maggiore (con contestuale informazione all’Icqrf).
Il consumo famigliare rimane e va registrato ALMENO una volta l’anno,
Non va dimenticato il nuovo corso determinato dall’impiego della diffida in #CAMPOLIBERO: se si commette un errore involontario, correggibile, che non abbia determinato conseguenze penali, viene concesso un termine entro il quale porre rimedio. Altrimenti scatta la sanzione.

Che cosa devo registrare?

tabella Fino - Vino

I termini si dilatano fino a 30 GIORNI se

• si tiene una contabilità elettronica completa purché per le azioni non ancora registrate si sia in grado di fornire documenti giustificativi (ad esempio le bollette di ricezione delle uve);
• si producono meno di 1000 hl l’anno, purché per le azioni non ancora registrate si sia in grado di fornire documenti giustificativi (ad esempio le bollette di ricezione delle uve).

Attenzione però, che questo termine favorevole NON VALE per
• le operazioni su vini/mosti sotto l’8% vol. (es. moscati);
• le operazioni di ARRICCHIMENTO (che sono soggette a comunicazione preventiva all’Icqrf, con data certa);
• le operazioni in conto terzi.

Problemi che restano per gli operatori

• Incertezze sul funzionamento;
• incertezze sulla data di inizio del funzionamento obbligatorio;
• mancanza di uno storico di utilizzazione;
• mancata previsione esplicita di meccanismi di correzione degli errori non meramente materiali;
• automatismi dei calcoli;
• aumento delle possibilità di contestazioni formali (tutti i controlli formali si possono fare da remoto, anche tramite software);
• minore flessibilità a disposizione degli organi competenti per i controlli.

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