Vino e burocrazia: questo matrimonio non s’ha da fare!

Dopo la lettera di un vignaiolo esausto per il peso delle incombenze burocratiche che mettono a dura prova il lavoro quotidiano delle aziende agricole – soprattutto quelle di piccole dimensioni – abbiamo realizzato un Dossier Vino con articoli e interviste sulla spinosa questione della dematerializzazione dei registri vitivinicoli, la rivoluzione contenuta nel Testo Unico della Vite e del Vino che prevede la compilazione di un solo registro sul portale telematico Sian. Cominciamo oggi con un commento di Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, e continueremo per tutta la settimana. Seguiteci!

 

burocrazia.jpegLa parola burocrazia procura sempre un istintivo fastidio. Anche in agricoltura, dove si tende a identificarla col tempo sottratto al lavoro “vero”. Eppure questo strumento, almeno in teoria, dovrebbe servire proprio a garantire la qualità delle produzioni. Come mai, allora, la burocrazia è vista con tanta insofferenza dagli agricoltori? Si tratta di scarsa propensione al rispetto delle regole, o dobbiamo considerare l’ipotesi che sia il sistema a essere poco adatto all’agricoltura attuale?

Un esempio: dal 1 gennaio è in vigore la dematerializzazione dei registri vinicoli, in forza della quale si impone a ogni azienda del settore l’adozione di un registro telematico al posto dei vecchi registri cartacei. Nelle intenzioni del legislatore, la “scomparsa” dei 64mila registri dovrebbe rendere più agevoli i controlli sulle frodi (l’Italia è il primo Paese a dotarsi di questa misura).

A pochi giorni dall’entrata in vigore della norma, però, gran parte dei vignaioli lamenta un carico di difficoltà eccessive per una piccola azienda, con la necessità di ricorrere spesso a consulenti o a software specializzati per districarvisi e senza che tutto ciò assicuri maggior trasparenza alla filiera.

Il problema non è lo strumento, quanto la sua complessità applicativa. I produttori di vino (ma la stessa cose vale per l’olio) che trasformano quel che producono in vigna, o poco più, da sempre si trovano di fronte agli stessi adempimenti pensati per i grandi produttori e i commercianti, cioè per chi muove con frequenza quotidiana sui mercati di tutto il mondo, in entrata e in uscita, uva, vino e altri prodotti enologici.

Questo vale anche per molte altre filiere agroalimentari. Occorre adattare le norme e i regolamenti ai contesti produttivi, tenendo ben presente che la realtà italiana è fatta di molte piccole aziende, così potranno essere accettati come un valore positivo dai nostri agricoltori. E contribuire al salto di qualità della nostra agricoltura.

 

Gaetano Pascale

La Stampa, 29 gennaio 2017

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