Vietare il glifosato è una questione di civiltà

Il 25 ottobre la Commissione europea si pronuncerà sul rinnovo dell’utilizzo del glifosato per altri dieci anni. Il momento è cruciale: vietare l’erbicida più usato al mondo significherebbe modificare l’intero settore agricolo, fare una scelta di civiltà e iniziare una nuova era del settore agricolo.

Commercializzato nel 1974, il glifosato è stato classificato nel 2015 come “probabile cancerogeno” dall’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (Iarc) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Due mesi dopo il parere dello Iarc, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) è arrivata a conclusioni opposte: a suo giudizio, infatti, il glifosato non rappresenta «probabilmente alcun rischio cancerogeno per l’uomo». Peccato che da poco si sia scoperto che le valutazioni contenute nel documento dell’agenzia europea siano un bel copia e incolla del documento con cui Monsanto chiedeva il rinnovo al glifosato. Leggete di questa bella figura dell’istituzione che dovrebbe tutelarci qui.

Fatto sta che la polemica tra scienziati ha spinto la Commissione europea a rinviare di diciotto mesi la sua decisione di estendere o meno l’autorizzazione della vendita di glifosato in Europa. Il 5 e 6 ottobre 2017 avrebbe dovuto esprimere un parere definitivo ma, ancora una volta, la seduta è stata rinviata. Insomma la tirano per le lunghe nonostante i cittadini europei si siano espressi senza lasciare molti dubbi: lo scorso 3 luglio la coalizione Stop Glyphosate ha presentato ufficialmente 1.070.865 firme raccolte contro l’autorizzazione del temibile erbicida.

La buona notizia è che la votazione non potrà essere più rimandata e dovrà avvenire prima di dicembre. Nell’attesa, ricordiamo studi ed effetti del glifosato, mentre vi invitiamo anche a leggere perché e come può essere sostituito (Esistono alternative al glifosato? Glifosato il sogno impossibile di un’agricoltura sterilizzata) e di seguito alcuni buoni motivi per cui il glifosato dovrebbe essere vietato, raccolte questa volta dal settimanale francese L’Obs.

I danni sul suolo e sull’ambiente

Il 45% del terreno agricolo in Europa contiene residui di glifosato. A dircelo è un recente studio condotto dal Centro comune di ricerca della Commissione europea che dimostra come questa sostanza persista nel suolo. Danimarca, Regno Unito e Portogallo sono i Paesi che presentano la situazione più preoccupante, mentre Italia e Grecia sembrano essere quelli che usano meno glifosato sulle proprie colture. Nello studio potrete anche scoprire che le particelle tossiche vengono trasportate nell’ambiente da piogge e vento, inquinando falde e colpendo le difese naturali di piante, funghi e animali del suolo (lombrichi, batteri ecc.).

Gli effetti sull’uomo

Anche se l’Efsa vede “improbabile” il collegamento tra il glifosato e il cancro negli esseri umani, le accuse in tal senso sono numerose. A partire dall’inchiesta della giornalista Marie-Monique Robin, autrice de Il mondo secondo Monsanto. Basandosi su un’abbondante letteratura scientifica, Robin rivela che il glifosato non è solo cancerogeno, ma potrebbe anche essere causa di malformazioni nei neonati, gravi malattie dei reni e del fegato, squilibri del sistema ormonale, forse anche di autismo e di malattie neuro-degenerative, come Parkinson e Alzheimer. In effetti l’erbicida di punta della Monsanto è più diffuso di quanto pensiamo, nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo, nel cibo che mangiamo.

E lo confermano pure i dati raccolti dall’ong Generations Futures, che ha rivelato la presenza di glifosato nell’essere umano, analizzando in alcuni villaggi e città francesi l’urina di trenta persone di età compresa tra gli 8 e i 60 anni: nel 100% dei casi è stata trovata traccia di glifosato.

Se non bastasse, vi ricordiamo anche i dati dello studio condotto dall’associazione A Sud e dalla rivista Il Salvagente che hanno incaricato un laboratorio tedesco di eseguire analisi tossicologiche indipendenti su un campione di 14 donne incinte, scelte nel contesto urbano della città di Roma. I risultati dei test, effettuati dal BioCheck Lab di Lipsia, sono allarmanti: tutti e 14 i campioni di urine raccolti mostrano la presenza di glifosato, con un range che va dagli 0,43 ai 3,48 nanogrammi/ml. Quanto glifosato dovrebbe esserci nelle urine? La risposta a questa domanda è: zero. Qui trovate tutto l’articolo

La Monsanto nega

Eppure sul sito della Monsanto è possibile leggere che il glifosato è due volte meno tossico del sale alimentare, venticinque volte meno tossico della caffeina e cento volte meno della vitamina D. A tale proposito, sempre su l’Obs, leggiamo la posizione di Thomas Bohn, ricercatore norvegese dell’Università di Tromso, secondo il quale queste affermazioni si basano su una ricerca condotta nel 1978 dalla stessa Monsanto. Bohn ha ripetuto il test giungendo a conclusioni molto diverse: «Abbiamo dimostrato che la tossicità del glifosato è da cento a trecento volte superiore a quanto sostenuto in questo studio». Per il ricercatore l’unica spiegazione è che i risultati del primo esperimento siano stati falsificati.

Glifosato e allevamento

E che cosa succede se gli animali vengono nutriti con soia modificata geneticamente per resistere al super erbicida? L’Obs ci riporta il caso di un allevatore di suini danese, Ib Pedersen, che si è ritrovato davanti a un vero e proprio «museo degli orrori» da quando ha iniziato a nutrire i suoi animali con soia Gm resistente al glifosato: «Nel giro di due anni ho ottenuto una base statistica difficile da ottenere in uno studio accademico: 32 mila maiali. Sul totale, 124 maialini presentavano malformazioni gravi, visibili a occhio nudo: alcuni senza grugno, altri con un solo occhio o un solo orecchio troppo grande, alcuni senza ano o senza zampe posteriori, altri con lo stomaco aperto, senza muscoli né pelle a proteggerlo, code con forme strane, alcune femmine con testicoli e maschi con peni nel posto sbagliato». Insomma, niente di molto rassicurante.

Al voto

Per fortuna qualcosa si muove. Dopo il ministro delle Politiche agricole Martina, anche la responsabile del Ministero della Salute Beatrice Lorenzin ha anticipato la volontà del governo italiano di votare contro l’autorizzazione in sede europea. Un voto determinante quello italiano considerata l’indecisione della Germania, il no sicuro della Francia, Lussemburgo e Austria. Ma oltre una dozzina di paesi europei si sono espressi a favore del rinnovo. Sostenuti anche da alcune organizzazioni come il Copa-Cogeca – il principale gruppo di produttori agricoli del Vecchio continente – che teme che il mancato rinnovo dell’autorizzazione al glifosato possa svantaggiare gli agricoltori europei nei confronti dei colleghi extracomunitari e ha chiesto di fidarsi delle prove scientifiche che deresponsabilizzano il composto della Monsanto.

Demagogie a parte, non dimentichiamoci che sempre nel mese di ottobre la Commissione è chiamata a decidere un altro importante aspetto che riguarda la Monsanto, ovvero la mega-acquisizione del colosso americano da parte di Bayer. Nessuno conosce le clausole di questo contratto ma, leggiamo ancora su L’Obs, l’unica cosa certa è che la responsabilità̀ penale dell’impresa non è obbligatoriamente trasmessa in caso di fusione. In pratica, un giorno le vittime del glifosato potrebbero non avere un soggetto a cui rivolgersi per chiedere un risarcimento.

Maurizio Bongioanni
m.bongioanni@slowfood.it

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