Viaggio in Barbagia: la vacanza che non ti aspetti

Nota ai più per il mare, la Sardegna custodisce al suo interno un autentico gioiello: la Barbagia. Tra tradizioni senza tempo e paesaggi ancestrali, qui si respira lo spirito più autentico dell’isola. Scopriamo insieme perché, con uno dei 47 intinerari del libro Weekend Slow Food (clicca sul titolo per saperne di più).

 

LA BARBAGIA DI OLLOLAI

Sarà il silenzio a sorprendervi. E subito dopo la luce, seguita dalla sensazione che il tempo scorra più lento, più fluido. E alla partenza non vedrete già l’ora di tornare, perché sì,avrete anche la sensazione di non essere riusciti a fare tutto, ma soprattutto vorrete ancora vivere quei colori vividi, quella luce senza tempo, vorrete ancora sentire il profumo delle cucine per strada, bearvi del venticello che sparge la presenza dei gerani per tutto il paese. Che a Gavoi i fiori ai balconi sono una faccenda molto seria.

Siamo nella Barbagia di Ollolai, antica regione sarda che fu una curatoria (regione amministrativa) del Giudicato di Arborea, uno dei quattro e più longevi Stati indipendenti che si formarono in Sardegna alla dissoluzione in Occidente dell’Impero bizantino, e che governò un’isola per la prima volta unita e indipendente tra il X e il XV secolo, raggiungendo il massimo splendore sotto l’egida e la grande forza di Eleonora d’Arborea. Ma questa è una storia che merita uno spazio tutto suo, quindi torniamo in Barbagia.

LE FESTE RELIGIOSE

Ci sono modi diversi di trascorrere un bel fine settimana a Gavoi. Si può, per esempio, scegliere una delle ricorrenze ancora condivise e vissute dalla comunità, come le feste religiose che segnano il cambio delle stagioni: quindici giorni dopo la Pasqua, la festa è per Antioco, «il santo arrivato dal mare», giovane medico africano (giunto dalla Mauritania Cesarea sotto Adriano nel II secolo) che da piccoli ci insegnavano a pregare perché portasse pioggia per i pascoli. L’estate si saluta con i balli in piazza e la musica in onore di san Giovanni Battista, mentre il raccolto si celebra durante la lunga festa per la Madonna d’Itria (l’ultima domenica di luglio), in un santuario dove convivono i simboli pagani e quelli cristiani e in una piazza dove si vive davvero la Sardegna con tutti i sensi, si respira il forte profumo de s’armidda (il timo selvatico), immersi nel giallo del fieno d’estate, incantati dai campanacci e dal belare delle greggi. Durante i festeggiamenti si corre l’antico palio, a pelo, al tramonto. Bellissimo.

Chiude l’anno il patrono, san Gavino, festa organizzata dai diciottenni, una sorta di ingresso in società per i ragazzi che grazie a quell’onere/onore si sentono adulti e pronti al mondo. Ogni festa ha la sua liturgia, ma tutte hanno in comune l’equilibrata altalena fra riti religiosi e pagani: tuttavia la fede è sincera, il rito è rispettato nella processione a cavallo e in abiti tradizionali, ma anche nei canti, nei balli e nelle (ultime, forse) gare poetiche in piazza. Sono feste di comunità e della comunità, uniche per ogni paese in tutta la Sardegna.

IL CARNEVALE

Se invece siete incuriositi da riti ancestrali e maschere millenarie, scegliete di vivere la febbrile euforia dei festeggiamenti del Carnevale: salirete sulla giostra il Giovedì Grasso (Jovia Lardajola), frastornati dal rombare di centinaia di tamburi riuniti in Sa Sortilla ’e Tumbarinos, e scenderete sfiniti solo il Mercoledì delle Ceneri (Merculis de Lessia), magari nella vicina Ovodda dove si chiude il carnevale barbaricino, con l’impressione di avere compiuto un viaggio lisergico ancora da ricomporre. Basterà un pizzico di follia, nero fuliggine sul viso, abiti di velluto scuri (quelli dei pastori), usinzos e cambales, le calzature assai durevoli che si usano in campagna. E generose dosi di Cannonau che in quei giorni scorre a fiumi.

NARRATIVA E SAGRE

Per chi ama incontrare i propri idoli letterari, magari al tavolino del bar di paese, l’appuntamento è con l’Isola delle Storie (il primo fine settimana di luglio), una piccola perla nel panorama degli eventi culturali, perlomeno in Sardegna. Gli incontri sono gratuiti, ai dibattiti di piazza, che spesso proseguono al bar, intervengono tutti, con gli stessi autori che per tre giorni smettono le vesti da star e partecipano alla vita di paese. Infine, fate un pensierino per una visita durante la sagra che valorizza i prodotti enogastronomici locali: non una fiera come un’altra, ma un’opportunità vera per assaggiare e conoscere la tradizione gastronomica, quella che vive soprattutto nelle case. Cercate su internet Autunno in Barbagia – Cortes Apertas e troverete il programma degli eventi che si svolgono in tutti i paesi barbaricini da settembre a dicembre.

SOLO RIPOSO

Se è il riposo e il sano relax che cercate, scegliete un fine settimana qualsiasi, magari in primavera, per godervi davvero lo spettacolo della natura (e non solo) che rinasce, oppure gustatevi la dolcezza di settembre. In tutti i casi, tenete a mente una cosa: Gavoi si trova a 750 metri sul livello del mare, le cime innevate del Gennargentu dominano fino ad aprile inoltrato, e anche quando in città il caldo si fa esasperante, qui, la sera, vi servirà una giacchetta. Un motivo in più per vivere Gavoi: l’aria buona che d’inverno profuma di neve e d’estate non si appiccica addosso, ma riscalda senza opprimere.

Potrete scegliere di cullarvi nell’inerzia della vacanza e girovagare per le vie del paese alto, il centro storico, o in riva al vicino lago di Gusana, e tra una passeggiata e una lettura frequentare i numerosi bar dove incontrerete i gavoesi, sempre lieti di accogliere sos istranzos (i forestieri) per coinvolgerli nei riti quotidiani.

Oppure potete preferire una tabella di marcia un po’ più sostenuta che vi permetta di vivere luoghi che in pochi conoscono ma che in tanti, siamo sicuri, sapranno apprezzare.

OTTANA

Se arrivate percorrendo la statale 131 Carlo Felice che collega Cagliari a Sassari dovete uscire a Ottana, paesino che merita una sosta per apprezzare la parrocchiale – già cattedrale – di San Nicola. Costruita in stile romanico-pisano all’inizio del XII secolo su una preesistente chiesa bizantina, con blocchi di trachite nera e violacea, sembra uscita da una fiaba. Superati Ottana e il bivio per Gavoi, voltatevi per godere della geometria di quest’ampia valle: la pianura lascia spazio alla collina, quindi alla montagna che si riempie di boschi e macchia mediterranea. Al tramonto, la vista per alcuni varrà il viaggio.

NUORO

Se arrivate invece da Olbia, il capoluogo provinciale regala chicche inaspettate, come la chiesa della Solitudine, ai piedi del Monte Ortobene, citata da Grazia Deledda nei suoi romanzi e ristrutturata da Giovanni Ciusa Romagna proprio per accogliere le spoglie della scrittrice Premio Nobel.

VITA DA BORGO

Una volta a Gavoi, buttatevi subito per le vie del centro storico e cercate di chiacchierare con qualche anziano che sicuramente incontrerete nella piazza della chiesa di San Gavino, punto di partenza della vostra passeggiata. La chiesa, in stile tardogotico-catalano, è stata costruita in trachite rosa, pietra che ritorna, assieme al granito, nella maggior parte delle case del centro. Chiedete al parroco di farvi salire, con un po’ di fortuna godrete di una vista spettacolare. Di fronte alla chiesa salite per la bella via Eleonora di Arborea, e poi perdetevi fra scorci e vie antiche de Sa Orte manna (la zona dell’antico Tribunale), fermandovi a dissetarvi con acqua di montagna a S’Antana ’e susu. Le case qui sono basse, di pietra, ancorate a un’architettura antica, che spazia nel tempo dalla chiesa del Carmine, di età Giudicale (1200-1300), a dimore, ancora abitate, costruite nel tardo Settecento. Con il buio e l’aria densa dell’autunno, storditi dall’odore dei camini, avrete l’impressione di dover incontrare una janas (fata) da un momento all’altro.

LE MASCHERE DI MAMOIADA

L’invito è poi a salire verso Sa Matta, un altopiano in aperta campagna coperto da macchia mediterranea: dotatevi di una buona guida (Rossella Sedda, 349 299 4572, www.jannas.eu) e proseguite verso le alture da cui ammirerete mezza Sardegna. Nel percorso incontrerete anche un pinnetu (rifugio di pietra e rami dei pastori di montagna) e una piccola vigna di cannonau, tra le più alte della regione, coltivata dall’architetto del Comune e dall’oste dell’enoteca. Una vigna che vuole essere un manifesto del ritorno alla viticoltura, sia come pratica agricola naturale, sia come produzione del proprio vino, che sta facendo la fortuna della vicina Mamoiada, dove tra l’altro si può visitare il celebre Museo delle maschere mediterranee.

IL FIORE SARDO

A Gavoi si respira ancora una sana e antica civiltà agropastorale (il giovane sindaco Giovanni Cugusi, per fare un esempio, ha lasciato l’Università a Firenze per fare il pastore). Una cultura che permette anche a chi non ha una laurea o un diploma di capire come gira il mondo e di avviare lunghe conversazioni sullo stato del Paese anche con il più scafato degli accademici. Il consiglio è di vivere un po’ di questa vita pastorale, magari assistendo alla caseificazione del fiore sardo, l’antico formaggio barbaricino tutelato da un Presidio Slow Food. A questo proposito avrete due scelte: rimanere nel territorio di Gavoi e rivolgervi ad Andrea Marchi, pastore trentenne la cui azienda agricola si trova in località Istelatze (tel. 329 3737053), oppure mettervi d’accordo con Giuseppe Cugusi (tel. 328 6027607-328 9097404), che manda avanti la sua azienda in località Sa Marchesa, a Fordongianus (Oristano), un gioiello per chi ama la pastorizia e l’agricoltura naturale. In entrambi i casi la sveglia suonerà presto.

LE CASE DELLE FATE

Se scegliete di rimanere a Gavoi, dopo aver fatto il formaggio assieme ad Andrea, potrete visitare il santuario di Sa Itria e ammirare l’imponenza dei menhir che svettano di fronte alla chiesa. Poco distante c’è la necropoli delle Domus de Janas di Uniai e di Istelaze, le Case delle Fate, tombe scavate nella roccia della Sardegna pre nuragica. Poco lontano si trovano il nuraghe Talaighè l’area archeologica di Soroeni. Nella vicina Lodine invece si può ammirare il nuraghe che troneggia nella piazza dell’alta chiesa del paese. Anche in questi casi dovrete fare riferimento alle guide, non è difficile perdersi.

Se invece volete lambire la pianura e scendere fino a Fordongianus, dopo aver visitato l’azienda di Giuseppe, potrete rilassarvi alle terme romane, e dopo, nella vicina Paulilatino, ammirare il Santuario Nuragico di Santa Cristina. Un luogo magico, davvero, che ci rimbalza indietro di millenni: il tempio a pozzo, il pozzo sacro dove si specchia la luna, la capanna delle riunioni, il vicino nuraghe circondato da capanne in pietra di forma allungata fanno respirare il mistero di questo popolo antico. 

Michela Marchi 

Grazie per le foto a Gavoi, ospitalità nel cuore della Barbagia e Isola delle Storie

 

Weekend Slow Food

 

Collana: Guide Slow

Prezzo al pubblico: 19,90 €

Prezzo online: 16,92 €

Prezzo soci Slow Food: 15,92 €

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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