Una legge per difendere il suolo.

Il Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio ha concluso la redazione della legge di iniziativa popolare per la tutela del paesaggio. Per 13 mesi un gruppo di lavoro, composto da 75 persone di diverse formazioni e provenienze, ha scritto questa proposta di legge popolare per fermare il consumo di suolo attraverso il recupero del patrimonio edilizio esistente e la riconversione delle aree abbandonate. Abbiamo chiesto ad Alessandro Mortarino, del Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio (www.salviamoilpaesaggio.it) di raccontarci come nasce e come è stato redatto questo testo di legge.

La proposta di legge popolare «Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati» è il frutto di anni di lavoro collettivo, del contributo di vari soggetti e competenze. Al di là dell’indubbio valore del risultato finale (di cui parleremo tra poco), colpisce il metodo e l’ampio spettro di esperienze e conoscenze coinvolte. Potresti raccontarci l’iter del processo e quali contributi ha raccolto? Come siete giunti al termine di questo lavoro complesso e partecipato?

Come puoi ben immaginare non è stato un percorso semplice e se siamo giunti a un risultato finale così importante credo lo dobbiamo alla competenza dei nostri 75 esperti e alla loro capacità di ascoltare le idee degli altri e di non far prevalere la visione individuale. Abbiamo puntato sulla multidisciplinarità, creando questo dream team che unisce il punto di vista tecnico e scientifico di una bella moltitudine professionale: architetti, urbanisti, docenti e ricercatori universitari, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, funzionari pubblici, giornalisti/divulgatori, psicanalisti, tecnici di primarie associazioni nazionali, sindacalisti, paesaggisti, biologi, attivisti… Tra i quali spiccano i nomi di Paolo Pileri, docente del Politecnico di Milano e padre della grande ciclovia tra Venezia e Torino VenTo; di Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte Costituzionale; di Luca Mercalli, presidente della Società Italiana di Meteorologia; di Paolo Berdini, urbanista e saggista; di Michele Munafò, responsabile dell’Area Monitoraggio e analisi integrata uso suolo, trasformazioni territoriali e processi di desertificazione all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale-Ispra.

Per non essere troppo verboso, mi limito a racchiudere la storia di questo percorso in forma di semplici date:

– 24 gennaio 2009, giorno in cui fu costituito il Movimento nazionale Stop al Consumo di Territorio, prima ampia Rete sociale a difesa del diritto a godere di paesaggi, territori e suoli liberi.

– 29 ottobre 2011, nascita assembleare del Forum Salviamo il Paesaggio e prima definizione di un documento di linee guida per la realizzazione di una norma nazionale per l’arresto del consumo di suolo.

– 24 luglio 2012, a sorpresa, presentazione della prima bozza normativa da parte di Mario Catania (allora Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali del governo Monti) per il contenimento del consumo di suolo agricolo.

– ottobre 2016, creazione del nostro Gruppo di Lavoro finalizzato a un obiettivo unico e solo: elaborare la nostra Proposta di Legge. Non c’erano soluzioni alternative e toccava a noi, ancora una volta, realizzare ciò che la Politica non riusciva a realizzare.

– luglio 2017, la sesta revisione della nostra Proposta normativa viene trasmessa a tutti gli aderenti del Forum (oltre 1.000 organizzazioni e decine di migliaia di persone): ognuno può proporre modifiche e integrazioni.

– 3 febbraio 2018, la nostra elaborazione definitiva viene resa nota e diffusa capillarmente; ora ci auguriamo diventi per tutti il metro di riferimento per ogni discussione concreta.

Una legge davvero dal basso, quindi, perché contiene il pensiero e le parole di tantissime persone! Credo questo essere un fatto importante; forse il metodo che abbiamo utilizzato andrebbe studiato e riproposto in molte altre elaborazioni collettive… Ovviamente non è stata una passeggiata e più volte ci siamo trovati incagliati dinanzi a visioni che parevano opposte, ma con il dialogo (e la pazienza) siamo stati capaci di sciogliere anche i nodi più intricati.

Quali sono i punti di forza di questa proposta di legge? In che cosa si differenzia dal disegno di legge presentato nel 2012 dall’allora ministro Catania (osteggiato da più fronti) e da quello firmato Realacci?

Si tratta di norme che contengono molti punti comuni, ma si occupano di tematiche differenti. Il Dl Realacci è figlio del precedente documento di Mario Catania, documento che per anni abbiamo cercato di migliorare, con osservazioni critiche e proposte alle Commissioni parlamentari. Purtroppo, non solo non sono stati presi in considerazione i nostri interventi, ma, nel tempo, la norma è divenuta sempre più pallida e – secondo noi – ben poco utile agli scopi che si prefiggeva. Una legge che, nel 2012, ci era parsa un buon segnale in controtendenza, nonostante non ci avesse convinti in assoluto, ma che avevamo accettato come base di partenza. Benché, anche allora, ritenessimo riduttivo il suo volersi limitare a contenere il consumo di suolo anziché arrestarlo, come riduttivo ci sembrava il fatto di prendere in considerazione solo il suolo agricolo e non tutto il suolo libero.

La nostra Proposta di legge è invece molto chiara nei suoi intenti, sin dal titolo: Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati, è dunque uno strumento per salvaguardare gli spazi vitali per il benessere dei cittadini e delle loro comunità.

Una Proposta di legge che mette bene in evidenza come, per evitare ulteriore consumo di suolo libero, sono principi imprescindibili della gestione del territorio il riuso e la rigenerazione dei suoli già urbanizzati, il risanamento del costruito attraverso ristrutturazione e restauro degli edifici a fini antisismici e di risparmio energetico, la riconversione di comparti attraverso la riedificazione e la sostituzione dei manufatti edilizi vetusti.

La norma, contiene inoltre le definizioni di «suolo», «consumo di suolo», «superficie agricola, superficie naturale e seminaturale», «copertura artificiale del suolo», «impermeabilizzazione», «area urbanizzata», «area edificata», «area di pertinenza», «area infrastrutturata», “rigenerazione urbana», «servizi ecosistemici» ed «edificio», necessarie per evitare interpretazioni divergenti.

Indica ruoli e compiti della tutela del suolo: Ispra, Arpa, Stato, Comuni, Regioni.

Stabilisce che non sarà consentito nuovo consumo di suolo per qualsivoglia destinazione, indicando che le esigenze insediative e infrastrutturali saranno soddisfatte esclusivamente con il riuso, la rigenerazione dell’esistente patrimonio insediativo ed infrastrutturale esistente.

La nostra legge costituisce inoltre attuazione dell’articolo 42 della Costituzione, secondo il quale «la proprietà è pubblica e privata» e «la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge… allo scopo di assicurarne la funzione sociale». Se manca la funzione sociale, dunque, viene a mancare la stessa tutela giuridica, con la conseguenza che i suoli tornano a proprietà pubblica del comune interessato e nessun indennizzo è dovuto ai proprietari che non hanno perseguito la funzione sociale dei loro beni, ovvero li hanno abbandonati.

In Italia, secondo l’Istat, ci sono oltre 7 milioni di abitazioni inutilizzate, mentre i Piani Regolatori dei nostri Comuni continuano a prevedere nuove espansioni edilizie: vogliamo correttamente applicare la nostra Costituzione ?

Qual è il prossimo passo? Secondo quale strategia vi muoverete?

Una volta che la campagna elettorale sarà conclusa e le Camere insediate, come pensate di agire? Cercherete il confronto? Intendete portare la legge davanti alle istituzioni, anche in considerazione del fatto che l’attuale testo in discussione non è stato votato durante l’ultima legislatura?

Stiamo già cercando un confronto con le forze politiche. Ma non di un Partito o di un’area, perché questi temi sono troppo importanti, devono essere patrimonio di discussione di tutte le forze. Diciamo che in queste ore è iniziata la nostra campagna elettorale: stiamo inviando alle forze politiche il nostro testo normativo, chiedendo un parere. Anche nei territori locali faremo altrettanto, cercando un contatto con tutti i Candidati, uno per uno. A chi ci dirà «lo condivido», chiederemo di mettercelo per iscritto e di assumere l’impegno – se eletto in Parlamento – di spingere la nostra proposta normativa fino a farla diventare legge.

Poi insisteremo nei primi mesi della nuova legislatura e verificheremo l’attenzione dei nostri Parlamentari (di tutti i Parlamentari) nei confronti del nostro documento, pronti a passare all’azione. E se non dovessero considerarci? Siamo pronti scendere in campo per la raccolta firme per la Proposta trasformata in Legge d’Iniziativa Popolare.

Vorrai chiedermi «ma lo farete davvero ?» Direi proprio di sì. In fondo nessuno credeva che il nostro Forum sarebbe stato in grado di proporre una propria norma e per di più così ricca e autorevole… Invece, eccola qui. Forse è il caso di prendere finalmente sul serio le nostre dichiarazioni, non vi pare?

 

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

 

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