Un mestiere tra le mani

Stare dietro la scrivania? Meglio l’aria aperta…  E su questo non ci piove. Il fatto è che pare che in tanti siano disposti a farne una ragione di vita, per lo meno una professione. È quanto emerge dagli ultimi dati sulle iscrizioni negli istituti agrari che registrano un bel più 12%; e questo vale in generale per i corsi di studio legati al verde e all’enogastronomia. I dati arrivano da uno studio presentato alla prima Summer School sul made in Italy, promossa da Coldiretti Giovani.
Una vera rivoluzione culturale: il 54% dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (21%) o fare l’impiegato in banca (13%). E tutto questo riflette una tendenza generale italiana: il 50 % di noi ritiene che cuoco e agricoltore siano le professioni con la maggiore possibilità di lavoro.
È vero: oggi tutti siamo più attenti all’ambiente, ma i giovani di fronte a questi cinque anni di crisi economica, hanno visto come il settore agroalimentare abbia tenuto nella fragile economia italiana. I diplomati degli istituti agrari e i laureati hanno trovato e trovano lavoro più facilmente rispetto ai loro colleghi di corsi classici come economia e giurisprudenza.
Ma è importante concentrarsi su un altro punto: paragonati agli altri Paesi europei in cui si registra lo stesso boom d’iscritti a studi agricoli, come la Francia, la Germania, la Spagna, i redditi sono minori. Proprio per questo motivo le autorità politiche come il ministro alle Politiche Agricole Maurizio Martina, hanno sottolineato quanto sia necessario incentivare con un sistema di premialità i giovani agricoltori e imprenditori che fanno una scelta green.
Anche noi possiamo confermare questa tendenza. Le lezioni dei corsi di Alto Apprendistato per mastri birrai e panettieri e pizzaioli dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo sono iniziate martedì scorso e le aule piene accolgono giovani con esperienze diverse tra loro. In tanti (il 50%) hanno già un’istruzione superiore, un dato che conferma il nostro impegno per valorizzare la sapienza contadina e artigiana dando pari dignità a quella accademica. Ecco chi si è iscritto ai nostri corsi:
– 50% laureati;
– 79 % provenienti dal Nord Italia;
– età media 25 anni (da 19 a 31 anni);
– 86% con qualche esperienza fatta nel mondo della birra (homebrewer, pub, birrificio).

E 10 studenti aspiranti panettieri e pizzaioli:
– 80% diplomati;
– 90 % provenienti dal Nord Italia;
– età media 27 anni (da 19 a 43 anni);
– 70% con qualche esperienza fatta nel mondo degli impasti, panetterie e pizzerie.
Gaetano Pascale, presidente Slow Food Italia, non ha dubbi: «I corsi di enogastronomia e ospitalità alberghiera vanno valorizzati e non sono più scuole considerate un rifugio per gli studenti meno brillanti».

I giovani vogliono (ri)sporcarsi le mani di farina e di terra: la giacca e la cravatta dovranno rimanere al loro posto nell’armadio.

Margherita Barile
m.barile@slowfood.it

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