Un dolce Natale

dolci nataleChi dice Natale dice panettone…eh no! Sono moltissimi i dolci regionali che caratterizzano la tavola delle feste, addolcendo i giorni di fine dicembre da Nord a Sud. Cominciamo comunque da sua maestà il Panettone, nato in Lombardia ma ormai diffusissimo ovunque.

La leggenda narra come il cuoco al servizio di Ludovico il Moro fu incaricato di preparare un sontuoso pranzo di Natale a cui erano stati invitati molti nobili del circondario, ma il dolce, dimenticato nel forno, quasi si carbonizzò. Vista la disperazione del cuoco, Toni, un piccolo sguattero, propose una soluzione: «Con quanto è rimasto in dispensa – un po’ di farina, burro, uova, della scorza di cedro e qualche uvetta – stamane ho cucinato questo dolce. Se non avete altro, potete portarlo in tavola». Il cuoco acconsentì e, tremante, si mise dietro una tenda a spiare la reazione degli ospiti. Tutti furono entusiasti e al duca, che voleva conoscere il nome di quella prelibatezza, il cuoco rivelò il segreto: «L’è ‘l pan del Toni». Da allora è il “pane di Toni”, ossia il “panettone”. Mentre in Liguria è il Pandolce a far da padrone, in Toscana è d’obbligo assaggiare il Panforte, anticamente prodotto dagli speziali e destinato esclusivamente ai nobili, ai ricchi e al Clero. E dopo il Panpepato umbro, troviamo il Pangiallo laziale, le cui origini risalgono addirittura all’Impero Romano. Il suo nome, invece, deriva dalla glassa, tipicamente di colore giallo, che ricorda un grande sole. Seguendo il profumo di anice, mosto cotto e cannella arriviamo invece in Puglia per gustare le Cartellate. La tradizione vuole che la sfoglia sottilissima prenda la forma delle fasce di Gesù Bambino, diventando una dolcissima rappresentazione della gastronomia locale. E dopo Struffoli e Zeppole campane, concludiamo questo dolcissimo viaggio con la Seada sarda e la Cubaita siciliana, un croccante di origine mediorientale creato con miele, sesamo, mandorle e arance, che prende il posto del torrone, altro must insostituibile di questi giorni di festa.

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Carlo Petrini, Rsera

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