Tipico-Tradizionale

Prosegue il nostro viaggio nelle parole per festeggiare i trent’anni di Slow Food in Italia. Ogni sabato vi presenteremo una parola simbolo dell’associazione e ne ripercorreremo insieme la storia. La parola di oggi è tipico-tradizionale.

È difficile dire quando queste due parole hanno iniziato a sovrapporsi e a essere usate in modo indifferente, come se fossero sinonimi, o addirittura come se fossero un’unica parola bifronte. Certo, si conoscono bene e si frequentano tanto, per cui è comprensibile che finiscano per essere indicate sempre in coppia e che sotto sotto non si sappia bene chi è l’una e chi è l’altra. Anche perché loro stesse non aiutano, sono difficili da inquadrare anche singolarmente, sfuggono a definizioni troppo precise. Tuttavia hanno ruoli e storie ben diverse e anche un diverso carattere, per cui vale la pena provare a sottolineare le differenze.

Tipico deriva, con una quantità di evoluzioni, dal greco typos, che significa impronta. Quando lo usiamo riferito al cibo, stiamo parlando, implicitamente, di un luogo, delle sue caratteristiche di clima, suolo, esposizione, cioè di quello che è stato possibile coltivare, allevare, stagionare. Tipico ha dunque a che fare con lo spazio, con un “qui” e con i luoghi. Tradizionale, invece, deriva dal verbo latino tradere. È un bel verbo, che racchiude in sé il senso della consegna, ma anche del far andare avanti qualcosa che si è ricevuto. Se i latini avessero avuto l’e-mail, sul tasto “inoltra”, o “forward”, ci sarebbe stato scritto “tradere”. Quando parliamo di cibo, Tradizionale descrive una soluzione che è stata data a un determinato problema produttivo o di trasformazione. Tradizionale ha a che fare con il tempo, con un “ora”, e con le persone. Tipico è l’hic, Tradizionale il nunc. Non è un caso se vanno spesso in giro insieme.

Tuttavia, i due non possono andare di pari passo. Le condizioni di un territorio si modificano con i tempi della natura, che sono lenti, rispetto ai ritmi delle possibili invenzioni umane. Certo, ultimamente noi umani ci siamo impegnati anche sull’altro fronte, modificando le temperature medie e quindi le evoluzioni climatiche. Così, per esempio, il vino sta diventando un prodotto tipico di regioni sempre più a nord, che iniziano a sperimentare soluzioni che – se efficaci – potranno consolidarsi in tradizioni, mentre le regioni più a sud devono aggiornare e modificare tradizioni consolidate perché all’improvviso quelle procedure non funzionano più. Se però consideriamo le condizioni “ideali”, le caratteristiche di un territorio, possiamo dire che sono relativamente stabili, mentre le istanze produttive e del consumo evolvono più rapidamente, anche perché sono determinate da fattori economici, sociali, politici, culturali, tecnologici.

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Continueremo a far andare a braccetto Tipico e Tradizionale? Probabilmente sì, e in fondo è giusto. La loro è una storia collegata. Solo cerchiamo di ricordarci, nei nostri discorsi, ma soprattutto nelle nostre azioni, che quando due soggetti con passo diverso fanno un tratto di strada insieme è bene che il più veloce si prenda cura del più lento. Più in generale, quando usiamo queste due parole, dovremmo ricordarci che le stiamo riferendo a sistemi viventi. E dunque non ci si può aspettare la loro immutabilità. Sono – più di altre – parole in movimento e, come tutte le forme di vita, non mantengono la loro riconoscibilità difendendosi dalle contaminazioni, ma esattamente grazie a esse.

Stiamo attenti a come usiamo Tipico e Tradizionale, evitiamo di brandire queste due parole per segnare confini invalicabili o per ipotizzare maggiori o minori diritti di cittadinanza di persone e prodotti. Tipico e Tradizionale non sono certificati che servono a distinguere l’autentico dal falso o a tenere lontano lo straniero dal nostrano: il primo è una mappa, il secondo è una bussola, servono per comprendere un territorio e capire da che parte andare.

(tratto da Mangia come parli di Cinzia Scaffidi, Slow Food Editore 2014)

Una domenica ogni due, noi e gli amici di Una parola al giorno trattiamo in parallelo una parola che riguarda la cultura del cibo – e non solo. Puoi leggere la definizione di Una parola al giorno a questo link.

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