Terremoto: «Non servono soldi per costruire muri: ma aiuti per vendere». Il progetto di Slow Food Italia

A un anno esatto dal terremoto che ha messo in ginocchio l’Italia centrale, vogliamo dare voce a chi continua imperterrito a vivere la sua terra. Con lo sguardo rivolto al futuro

Non servono soldi per costruire muri: ma aiuti per vendere

Incontriamo Andrea Servili, produttore di Amandola, provincia di Fermo

«Ho 33 anni, sono laureato in scienze e tecnologie agrarie e sono stato ricercatore in Italia e in Nuova Zelanda. Nel 2016 ho riavviato l’azienda agricola di famiglia, allevando api e coltivando alberi di mele rosa dei Monti Sibillini, zafferano e tartufi. Poi c’è stato il terremoto. Il mio paese ha subito molti danni, il mio laboratorio di trasformazione è rimasto inagibile. Ho ricominciato da capo ospite in un locale dei miei genitori. Poi è arrivata la neve, tanta neve da distruggere il capanno delle attrezzature. Ho vissuto momenti difficili, di paura, sconforto e solitudine. Sto ripartendo, voglio sfruttare quanto ho a disposizione: anche la notorietà di questo terremoto. A Natale mi hanno commissionato alcuni pacchi regalo: li ho confezionati in una stalla con alcuni amici. Non ho mai smesso di lavorare e non mi voglio scoraggiare.

Sono una persona ottimista: vivo in una zona bellissima, che prima o poi anche il grande pubblico scoprirà. Se continueremo a essere attenti alla qualità, se sapremo comunicare meglio, se lavoreremo insieme per il nostro territorio. Credo che insieme a voi di Slow Food possiamo farcela. L’iniziativa che state facendo è lodevole, va incontro alla mia difficolta più grande: vendere. Sarà di grande aiuto avere un negozio mobile anche per i miei prodotti. Mi entusiasma»

L’unico aiuto che possiamo avere ora è vendere i nostri prodotti

Amelia Nibi, produttrice di Amatrice, provincia di Rieti

«Ho 32 anni e vivo ad Amatrice. Sono cresciuta nell’azienda di famiglia e, dopo gli studi, ho scelto di lavorarci. Io e miei fratelli Giuliano e Maria Grazia siamo la quinta generazione. Possiamo contare sull’aiuto dei nostri genitori e di alcuni collaboratori: in alta stagione saremo una ventina. Casale Nibbi è un’azienda biologica produciamo ortofrutta, alleviamo le vacche e facciamo formaggi.

Le prime scosse hanno causato qualche danno al punto vendita e al vecchio casale, che avevamo iniziato a ristrutturare con l’intenzione di convertirlo ad agriturismo. La scossa del 18 gennaio ha compromesso il caseificio: non abbiamo più potuto fare il formaggio, e abbiamo dovuto vendere a basso prezzo il latte a un’industria. Da quel momento sono iniziati i guai. Abbiamo chiesto un finanziamento per costruire una struttura temporanea, ma non abbiamo ancora potuto riprendere l’attività.

All’inizio ti viene fuori una forza che non sai nemmeno di avere. Hai speranza che qualcuno ti aiuti, che le istituzioni intervengano, ma non è così. Conviviamo con le scosse tutti i giorni. A luglio, dopo una molto forte ho pensato: se viene giù tutto non mi rimetto più in gioco, prendo e me ne vado via. Il vero aiuto di cui abbiamo bisogno oggi è poter vendere i nostri prodotti. Al momento questo posto è spopolato quindi non c’è nessun che possa acquistarli. La gente presto dimenticherà e noi resteremo da soli, qui non c’è più niente e in tv passa un altro messaggio».

La buona strada – Ripartiamo dal cibo

È l’ambizioso progetto che Slow Food Italia ha messo in campo per aiutare le regioni del centro Italia colpite dal sisma. Le azioni sono state concordate con le comunità rurali colpite il 24 agosto da un terribile terremoto. Vendere il cibo locale dando, così, una speranza economica e ricostruire il tessuto sociale sono gli obiettivi dell’iniziativa.

Aiutaci e insieme finanzieremo:

– l’acquisto di un furgone attrezzato per le aree umbre e laziali circostanti a Cittareale, Accumoli, Amatrice e Cascia che venderà al pubblico i prodotti delle aziende agricole locali e delle altre regioni colpite dal sisma;

– l’acquisto di un caseificio mobile dotato di tutte le attrezzature che permetta ad alcuni allevatori abruzzesi di riprendere la produzione;

– la realizzazione di un Mercato della Terra e l’acquisto di un negozio mobile a Comunanza (Ap).

Vai su La buona strada: puoi donare con Paypal, carta di credito. Poi inoltre fare un versamento sul cc IT 46 R 02008 46041 000101797850 (intestato a Slow Food Italia).

Per informazioni scrivi a f.graglia@slowfood.it oppure chiama 0172419611

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