Terremoto: incontriamoci sulla “buona strada”.

Quando sentiamo parlare di ricostruzione tendiamo ad associare il termine a qualcosa di fisico, tangibile, materiale: pensiamo alle ruspe, alle strade, alle condutture, ai mattoni. Ricostruzione è nel nostro immaginario (di noi che il terremoto lo abbiamo avvertito ma non subito e di chi ne ha solo sentito parlare) qualcosa di rassicurante perché ci fa pensare che a seguito di un disastro ci sarà chi – con competenza – si assumerà l’onere di rimettere le cose (e le case) a posto.

Poi il tempo passa, la pressione mediatica si affievolisce, anche le nostre priorità diventano altre e la ricostruzione resta nelle parole dei comunicati ufficiali e nelle esigenze di chi in quei territori è rimasto nonostante le difficoltà, di chi se n’è dovuto andare e non sa se come e quando potrà tornare, dei sindaci stretti nella morsa dei problemi quotidiani di una comunità che deve reinventarsi un futuro, così, tutto insieme… tutto intero.

La solidarietà è la sola chiave che consente alla ricostruzione assumere un connotato che va oltre l’aspetto programmatico, amministrativo e burocratico (quando non – purtroppo – giudiziario). Consente a un qualsiasi progetto, anche il più semplice e modesto, una dignità profonda e un respiro universale perché l’aver contribuito anche solo con un piccolo gesto ci fa sentire più vicini a chi è in difficoltà e, in fondo, persone migliori.

La raccolta fondi che abbiamo attivato è finalizzata a una ricostruzione forse più immateriale di quella a cui siamo abituati a pensare, ma certamente molto concreta. Nasce dal confronto con le comunità locali, dalle esigenze ascoltate, analizzate, vagliate per riuscire a fornire degli strumenti buoni per poter lavorare, per consentire a contadini e allevatori delle quattro regioni colpite dal sisma di poter riprendere o migliorare le proprie attività. Senza dover svendere tutto e andare via. È una raccolta impegnativa: ci servono 180 mila euro per l’acquisto di due “negozi mobili” (furgoni) e un piccolo caseificio su ruote, trasportabile da azienda ad azienda. La gestione dei mezzi e delle attività correlate (conferimento, distribuzione, vendita) sarà garantito dalla costituzione di Cooperative di Comunità che lavoreranno di concerto tra loro per garantire nel futuro lo stesso spirito di collaborazione e condivisione tra le quattro regioni che ha caratterizzato questa idea e questo nostro impegno associativo.

Non esistono confini geografici nell’attuazione di questo progetto: siamo in Appennino, è questa la nostra regione. Bisogna ricominciare, e questa è la nostra strada.

Sonia Chellini
s.chellini@slowfood.it

La buona strada – Ripartiamo dal cibo

È l’ambizioso progetto che Slow Food Italia ha messo in campo per aiutare le regioni del centro Italia colpite dal sisma. Le azioni sono state concordate con le comunità rurali colpite il 24 agosto da un terribile terremoto. Vendere il cibo locale dando, così, una speranza economica e ricostruire il tessuto sociale sono gli obiettivi dell’iniziativa.

Aiutaci e insieme finanzieremo:

– l’acquisto di un furgone attrezzato per le aree umbre e laziali circostanti a Cittareale, Accumoli, Amatrice e Cascia che venderà al pubblico i prodotti delle aziende agricole locali e delle altre regioni colpite dal sisma;

– l’acquisto di un caseificio mobile dotato di tutte le attrezzature che permetta ad alcuni allevatori abruzzesi di riprendere la produzione;

– la realizzazione di un Mercato della Terra e l’acquisto di un negozio mobile a Comunanza (Ap).

Vai su La buona strada: puoi donare con Paypal, carta di credito. Poi inoltre fare un versamento sul cc IT 46 R 02008 46041 000101797850 (intestato a Slow Food Italia).

Per informazioni scrivi a f.graglia@slowfood.it oppure chiama 0172419611

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