Stop alle baraccopoli dei braccianti. Dal Piemonte arriva una risposta all’emergenza

Sono pendolari dell’agricoltura. Girano l’Italia da Nord a Sud e si spostano a seconda della stagione per lavorare nei campi. Sono braccianti africani, provenienti per la maggior parte dagli Stati dell’Africa occidentale subsahariana (Senegal, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Mali, Nigeria, Guinea).

Ogni anno in maggio arrivano a Saluzzo, in Piemonte, per cercare un ingaggio nella raccolta della frutta: mirtilli, pesche, mele e kiwi. La stragrande maggioranza ha un regolare permesso di soggiorno ed è nel nostro Paese da tempo, vivendo tra un accampamento e l’altro, in Calabria a San Ferdinando o a Rignano in Puglia.

Fin dal 2009, quando il loro numero in città è iniziato ad aumentare, si ripresenta il problema dell’accoglienza e della loro sistemazione. L’anno scorso in 5-600 avevano costruito una bidonville con capanne di plastica, con standard e caratteristiche indegne per un Paese occidentale nel XXI secolo.

In precedenza, per tre anni, la Caritas aveva allestito una tendopoli. Secondo i dati dell’Ufficio del lavoro, sono oltre 2600 quelli che hanno avuto un regolare contratto nel 2017, in aziende agricole saluzzesi e di tutto il circondario (una ventina di comuni). Significa che circa 2 mila sono stati ospitati nelle cascine o hanno affittato alloggi o stanze. Una sistemazione che non funziona per tutti, soprattutto per chi ha ingaggi di qualche giorno, o per chi viene nella pianura ai piedi del Monviso, magari per la prima volta, per cercare un impiego, ma non lo trova.

Il centro per i lavoratori stagionali a Saluzzo

Quest’anno a proporre una possibile soluzione per chi resta fuori da case private e strutture della Caritas è stato il Comune di Saluzzo. Grazie ad un finanziamento della Regione, è stata restaurata una parte dell’ex caserma “Filippi”, nel quartiere Maria Ausiliatrice, per creare un dormitorio provvisorio per 368 braccianti in cerca di impiego o con ingaggi brevi, chiamato “Pas – Prima accoglienza stagionali”.

La struttura, vigilata 24 ore su 24 (gestita in accordo con numerosi enti ed associazioni), a cui si accede con un pass dopo una registrazione, è aperta dal 4 giugno e dalla scorsa settimana è al completo. Fuori, sotto il viale, sono rimasti un centinaio di braccianti. Dormono sui cartoni, all’ombra degli alberi, e attendono che si liberi qualche posto nel dormitorio perché, per chi otterrà contratti medio-lunghi. si cercheranno alloggiamenti più stabili e strutturati.

Qualche notte fa c’è stato un temporale. Sono stati fatti entrare nel “Pas” per trovare riparo sotto le tettoie. Al mattino sono ritornati all’esterno, ordinatamente, senza proteste o rimostranze. Di giorno girano in bici per le campagne del Saluzzese. Si presentano di cascina in cascina e chiedono la possibilità un contratto direttamente agli imprenditori agricoli, visto che l’incontro tra offerta e domanda di lavoro avviene in modo diretto, senza intermediazioni e senza liste di collocamento.

«Siamo qui per lavorare – dicono quando si ritrovano sotto il viale di fronte al Foro Boario – ed è l’unica cosa che ci interessa. All’interno del dormitorio dicono che non ci sono più letti. Ci siamo registrati e quando ci sarà un posto ci chiameranno. Adesso dormiamo all’aperto. Per fortuna, la sera ci sono dei saluzzesi che ci portano beni di prima necessità per aiutarci. Speriamo di trovare un impiego e di avere accesso al dormitorio quanto prima». Hanno poco più di 20 anni. Sono in Italia chi da 1 chi da 3 anni e hanno vissuto e lavorato in altre regioni. Da qualcuno hanno sentito parlare di Saluzzo ed eccoli qui, determinati a fare qualcosa di concreto per migliorare le loro condizioni di vita e, magari, per mandare qualche soldo a casa, in Africa.

La presenza a Saluzzo dei braccianti africani, nonostante non siano stati denunciati episodi di violenza e degrado, è da tempo motivo di scontri a livello politico e di polemiche tra i residenti, in particolare coloro che abitano nella zona dove l’anno scorso è stata costruita la baraccopoli, il viale di via Don Soleri, di fronte al Foro boario.

L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mauro Calderoni ha varato il “Pas” per garantire una sistemazione dignitosa agli stagionali, necessari per il settore primario locale, e per assicurare la sicurezza del quartiere e la tranquillità degli abitanti.

Una parte delle minoranze ha espresso in più riprese la contrarietà al progetto, senza però proporre soluzioni alternative. Anche i neo parlamentari leghisti della Granda hanno manifestato il loro no.

 

Andrea Garassino

a.garassino@slowfood.it

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