Brasile: giudice federale impone stop alla svendita dell’Amazzonia

Segnatevi questo nome, per me è già un eroe. Il giudice federale Rolando Spanholo ha sospeso il decreto con cui il presidente brasiliano Michel Temer, con spensierata nonchalance, ha abolito la National Reserve of Copper and Associates (Renca), un’area protetta di 46.000 chilometri quadrati di foresta tra gli Stati settentrionali di Amapà e Parà, con l’intento rivitalizzare l’industria mineraria e portare nuovi investimenti, magari stranieri. Geniale vero? Per fortuna di tutti, è intervenuta la legge. Ve ne avevamo parlato qui venerdì scorso. 

Secondo il giudice Spanholo, la decisone di chiudere la Renca non può essere presa dal governo senza l’intervento del Congresso. Insomma, non basta il decreto, ci vuole la legge.

Possiamo tirare un sospiro di sollievo – per ora – e augurarci che vinca il buonsenso. In supporto alla foresta arriva anche una nota tecnica del Ministério Público Federal (Mpf) contrario all’estinzione della riserva. Il Mpf, giusto ieri (30 agosto), si è espresso contro il decreto che «Provocherà una grave deforestazione nella regione. Sfruttare l’area destinata alle estrazioni equivarrebbe a 4 anni di deforestazione a ritmo attuale. Dentro la Renca abbiamo appena lo 0,33% di area diboscata, un dato più che positivo positivo e che evidenzia una migliore situazione rispetto a quanto succede dove non esiste una protezione».

Insomma, qualcosa si muove. Anche il deputato Glauber Braga ha chiesto al Supremo Tribunal Federal che la corte riconoscesse l’illegalità del decreto di Temer: «Se non verrà sospeso causerà danni irreversibili».

Per completezza di informazione vi riportiamo anche le dichiarazioni di Temer: «Renca non è il paradiso come fanno credere erroneamente alcuni. Oggi, purtroppo, i territori della Renca originali sono sottoposti a degrado causato dall’estrazione clandestina dell’oro che non solo non contribuisce alla ricchezza nazionale, ma distrugge la natura e inquina i corsi d’acqua con il mercurio». Gli risponde il Ministero dell’ambiente: «La presenza di piccoli minatori locali non può essere un argomento per giustificare un decreto che causa grandi perdite ambientali».

Continueremo a seguire la questione. Certo non sarebbe male, come anche ci suggerisce la nostra lettrice Elisa Mantovani, comprarci noi la foresta. Ci scrive Elisa: « Il Governo Brasiliano fa cassa con i tesori dell’Amazzonia, concedendone lo sfruttamento a privati senza scrupoli: ebbene. soldi per soldi, compriamola noi la concessione e lasciamo intatto quel che resta del POLMONE VERDE latino americano.

A parità di prezzo è possibile che il Brasile desista dallo scellerato progetto. I finanziamenti potrebbero arrivare con donazioni o piccole percentuali da applicare ad esempio sui mangimi degli animali domestici (1 cent per confezione). Non sarebbe anche da escludere un azionariato popolare che intervenga a livello europeo (o mondiale?!) per finanziare analoghe iniziative». C’è qualcuno in ascolto?

Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonte
www.folha.uol.com.br/

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