Trucioli di legno nel Parmesan

parmigiano_reggiano_factory.jpgA chi denuncia le contraffazioni e la pirateria dei marchi Italian sounding sembrerà una curiosa ironia, ma c’è perfino chi riesce a falsificare… il Parmesan americano. La denuncia rilanciata da molti organi di stampa in queste ore arriva dalla Food and Drug Administration, cioè l’ente del governo statunitense incaricato di vigilare sulla sicurezza alimentare.

In molti dei più noti marchi di simil-parmigiano grattugiato a stelle e strisce, garantito come puro al 100%, sono state ritrovate tracce di polpa di legno utilizzata come additivo ma non indicata in etichetta. Alcuni prodotti addirittura erano semplici e più economiche misture di formaggi svizzeri, cheddar e cellulosa venduti sotto il nome di “Parmesan” o di “Romano”.

Tutto è cominciato con una visita a sorpresa della FDA in un’azienda casearia della Pennsylvania, nel novembre del 2012: la Castle Cheese Inc. è finita nel mirino degli investigatori in seguito alla denuncia di un ex manager licenziato poco tempo prima. A quanto risulta dalle indagini, dal 2010 l’azienda avrebbe commercializzato il finto Parmesan presso alcune delle più grandi catene di distribuzione del Paese.

Nel suo stabilimento di Slippery Rock, costruito alla maniera di un castello medievale disneyano, la compagnia ha fabbricato formaggi d’imitazione per una trentina d’anni. Lo scandalo ne ha segnato la fine: una volta scoperti i dirigenti hanno fermato la produzione degli alimenti contraffatti e falsificato gli inventari, ma non è bastato. L’azienda, che nel 2013 fatturava 19 milioni di dollari, ha dichiarato fallimento l’anno successivo: ora l’ex presidente Michelle Myrter rischia fino a un anno di prigione e 100mila dollari di multa.

La cellulosa è un additivo utilizzato comunemente nell’industria casearia americana ed è ritenuto privo di rischi per la salute se è in quantità inferiori al 4%. Un’inchiesta giornalistica di Bloomberg News ha però dimostrato, attraverso analisi di laboratorio, che sugli scaffali dei supermercati si trovano formaggi contenenti cellulosa in percentuali più che doppie rispetto ai quantitativi consigliati.

Secondo Neal Schuman, il maggiore importatore di formaggi italiani negli Stati Uniti, almeno il 20% della produzione americana (pari a un fatturato di circa 375 milioni di dollari) riporta etichette contraffatte: nei formaggi grattugiati si può stimare che «meno del 40% della materia prima è un vero prodotto caseario».

Il problema è tanto più grave se si considera, come sottolinea il quarto Rapporto Agromafie redatto da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare, che in cima alla classifica dei prodotti più falsificati ci sono proprio i formaggi, a cominciare da Parmigiano Reggiano e Grana Padano: negli Stati Uniti, in quasi 9 casi su 10 i marchi originali vengono sostituiti dal Parmesan, prodotto soprattutto in Wisconsin e in California.

Coldiretti ha ricordato che mentre nel 2014 le esportazioni di formaggi italiani si sono fermate a 28 milioni di chili, perdendo il 6% rispetto all’anno precedente, il business del Parmigiano taroccato ha raggiunto i 144 milioni di chili, circa la metà di quello originale realizzato in Italia. L’ultimo anno ha fatto segnare un ulteriore incremento dell’11% per il Parmesan e del 20% per il Romano, secondo i dati del Dipartimento dell’agricoltura statunitense.

Andrea Cascioli
a.cascioli@slowfood.it

 

Fonti:

Bloomberg News

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