Gli Appennini sono stati per secoli la dorsale dell’’economia italiana, che si basava sulle attività agrosilvopastorali; è una storia che oggi può ancora essere raccontata dai prodotti tipici e dal paesaggio stesso.

Ma negli ultimi decenni hanno visto sminuire il loro ruolo a tutti i livelli. Tutelare la biodiversità tramite la programmazione significa anche tutelare l’uomo e le sue attività economiche.

Ecco perché Slow Food Italia nel novembre 2013 convoca gli Stati Generali delle Comunità dell’Appennino in Emilia Romagna riunendo agricoltori, allevatori, artigiani, rappresentanti di consorzi provenienti da tutta la fascia appenninica, per ribadire che solo con un modello di agricoltura collettiva è possibile parlare di futuro.

A marzo 2014, in Umbria abbiamo presentato il Manifesto con il quale vorremmo rilanciare una nuova stagione di rinascita sociale, economica e di riconquista del tessuto di cultura e tradizioni dei territori della dorsale italica.

Dal 16 al 18 ottobre 2015 tutte le realtà coinvolte nel progetto si sono ritrovate a Castel del Giudice (Is) in Molise, per la convocazione degli Stati Generali delle Comunità dell’Appennino. Si è fatto il punto della situazione sullo stato di avanzamento dei lavori dei diversi gruppi tematici, sono state affrontate le nuove sollecitazioni e accolti i diversi contributi. Nel corso del dibattito è stato presentato lo studio I comuni e le comunità appenninici: evoluzione del territorio realizzato da Ispra insieme a Università del Molise, Università di Scienze Gastronomiche e Slow Food Italia. I lavori realizzati dalle quattro commissioni istituite (1- Agricoltura, ambiente e paesaggio, 2 – Turismo sostenibile e infrastrutture, 3- Ricerca e innovazione, 4 – Reti sociali, culturali e relazioni territoriali) sono stati inglobati in un documento scaricabile qui.

I territori dell’Appennino, nell’arco di tempo che va dalla fine dell’800 alla metà del ‘900, furono via via privati delle forze lavoro destinate, dall’indigenza e dall’emarginazione, all’emigrazione in altri paesi prima, e all’inurbamento nelle città industriali e produttive, poi.

Uno sciame di sapienza, capacità e ingegno di origini antiche che si riversò, disperdendosi, in altre strutture sociali, in altre culture.

Constatiamo ancora il progressivo abbandono dei luoghi appenninici non solo da parte delle forze produttive, del lavoro e delle giovani generazioni: il costante taglio dei cosiddetti “rami secchi” ha portato alla soppressione di piccole stazioni ferroviarie, uffici postali, scuole, presidi sanitari svuotando così interi nuclei sociali del rapporto vitale di interconnessione con le aree più servite del territorio circostante e del Paese.

E invece abbiamo bisogno che i giovani raccolgano il testimone di volontà e tenacia delle popolazioni appenniniche e riportino la vita e l’operosità da dove sono state sottratte, e che i custodi di queste realtà territoriali possano consegnare i semi della loro perseveranza e della loro resistenza per poter ancora coltivare la speranza di un Appennino vivo e rispettato. Le nostre considerazioni e l’appello che lanciamo sono il risultato del lavoro che con il progetto Presìdi Slow Food prima e con le Comunità di Terra Madre poi, svolgiamo con numerosi contadini, allevatori e artigiani delle zone appenniniche.

Impegno, passione e anche caparbietà hanno consentito il recupero di specie vegetali o razze animali destinate all’estinzione perché non più appetibili o remunerative; è stato possibile ricreare il senso di Comunità e coinvolgere le giovani generazioni; si è creato un circuito virtuoso di piccola economia locale che ha consentito il mantenimento delle attività in loco.

Vorremmo allora mettere a disposizione i nostri progetti e la nostra esperienza per creare un luogo di elaborazione partecipata permanente che contribuisca a lanciare, una nuova stagione per gli Appennini.

Gli attori di questa elaborazione saranno le realtà produttive e sociali che vivono l’Appennino, ma anche la cultura, l’arte e la scienza nonché, naturalmente, la politica.

Ciò che ci proponiamo, e che crediamo possibile con gli “Stati Generali delle Comunità dell’Appennino” è che si possa pazientemente, ma concretamente passare dalla elaborazione al progetto: questo è il nostro obiettivo.

Qui potete scaricare il Documento di Stato e di intenti 

Anche Comuni, Associazioni e privati possono aderire ufficialmente al progetto.

Edizione 2015:

Comunicato stampa – Appennini, Pascale: «Queste non sono aree svantaggiate, ma danneggiate da politiche miopi»

Comunicato stampa – Le Comunità dell’Appennino: «Vogliamo vivere del nostro lavoro, non di sussidi!»

Comunicato stampa – Appennini: l’anima dell’Italia che non vuole essere chiamata “marginale”

Studio I comuni e le comunità appenninici: evoluzione del territorio realizzato da Ispra insieme a Università del Molise, Università di Scienze Gastronomiche e Slow Food Italia

Presentazione del Manifesto, 2014:

Comunicato stampa – Fare squadra per superare la crisi. Presentato in Umbria il Manifesto per l’Appennino che verrà

Edizione 2013:

Comunicato stampa – Sinergie, parola chiave per l’Appenino che verrà

Comunicato stampa – Gli Appennini come Terra Madre: le lenti di Slow Food per guardare più lontano

Guarda il Video Accenti Appennici e qui il video racconto di tre produttori che hanno partecipato al primo appuntamento a Bagno di Romagna

Per info scrivi a statigeneraliappennino@slowfood.it