Spreco alimentare, l’Italia dà il buon esempio

Non si può certo dire che il nostro Paese in Europa sia abituato a fare la parte del primo della classe, eppure è proprio questo il posto che occupa l’Italia oggi nella classifica della lotta allo spreco.

Molta parte del merito va alla legge Gadda (n. 166/2016), la cosiddetta legge antisprechi che in appena un anno e mezzo ha rivoluzionato le abitudini della grande distribuzione organizzata, introducendo semplificazioni burocratiche e sgravi fiscali in favore di chi dona cibo per fini di solidarietà.

Oltre a riconoscere il valore prioritario della donazione rispetto alla distruzione e ad ampliare la platea dei soggetti a finalità sociale, la legge ha facilitato gli sforzi delle imprese semplificando l’iter burocratico.

La legge Gadda distingue inoltre in modo netto tra la data di scadenza vera e propria e il “termine minimo di conservazione”, ovvero il “da consumarsi preferibilmente entro”. Ai comuni viene anche offerta la facoltà di ridurre la Tari, cioè l’imposta sui rifiuti, alle imprese che documentano le loro donazioni.

A fare da battistrada, sempre nel 2016, fu la Francia, però a differenza dell’Italia ha optato su un meccanismo punitivo piuttosto che premiale.

Si è scelto, infatti, di imporre ai supermercati di dimensioni superiori ai 400 metri quadrati l’obbligo di stipulare accordi con le organizzazioni caritatevoli per il recupero del cibo. Il mancato adempimento di questi obblighi può costare fino a 75mila euro di multa o due anni di reclusione.

La legge francese contro il gaspillage alimentaire è stata senza dubbio una misura pionieristica, che secondo i dati ufficiali avrebbe permesso di recuperare e distribuire oltre 10 milioni di pasti alle persone indigenti nel primo anno dall’entrata in vigore. C’è chi ritiene, però, che non abbia fatto fronte alla penuria di servizi e strutture per il trasporto del cibo e ha scaricato troppi costi sulle aziende e le associazioni no profit .

Selina Juul, fondatrice e leader del movimento Stop Spild af mad

Un diverso modello in Europa è offerto dalla Danimarca, che al pari dell’Italia ha puntato su un sistema premiale. Qui a guidare l’offensiva antispreco è il movimento “Stop Spild af mad” che coinvolge oltre 60mila persone nella promozione dei consumi sostenibili.

Il movimento in questi anni ha raggiunto notevoli risultati, indirizzando lo stile di vita dei danesi: dal 2010, grazie anche all’introduzione della doggy bag in molti ristoranti, gli sprechi si sono ridotti del 25% e l’85% dei cittadini ha dichiarato di essere più attento a ciò che butta in pattumiera.

 

Andrea Cascioli

tratto dal numero 4/2018 di Slow, la rivista di Slow Food Italia

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