Spreco alimentare, ora c’è la legge per combatterlo

Con il voto del Senato (181 a favore, 2 contrari, 16 astenuti), il Parlamento dà finalmente il via libera al Disegno di Legge contro gli sprechi alimentari, dopo la prima approvazione della Camera avvenuta in marzo.

A differenza della legge francese contro gli sprechi della grande distribuzione, di cui molto si è discusso alcuni mesi fa, il provvedimento varato dai nostri parlamentari poggia su un meccanismo di incentivi e semplificazioni burocratiche piuttosto che sulle punizioni.

Lorenzo Berlendis, vicepresidente di Slow Food Italia, sottolinea in positivo questo aspetto: «È un bene che il provvedimento abbia una finalità educativa, promuovendo i comportamenti etici. Nel dettato della legge Slow Food ritrova molti temi e progetti sui quali abbiamo fondato da sempre l’educazione alla consapevolezza riguardo agli sprechi». Un esempio per tutti? L’incentivo all’utilizzo della “family bag” nei ristoranti, che segue il progetto pionieristico del “doggy bag se avanzo mangiatemi” sviluppato in collaborazione con Comieco.

Il testo introduce nell’ordinamento le definizioni di “eccedenza” e “spreco” alimentare, fa maggiore chiarezza fra il termine minimo di conservazione e la data di scadenza e snellisce le procedure per le donazioni, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e della tracciabilità.

Nei 18 articoli si stabilisce che oltre alle Onlus possano distribuire cibo gratuito, a fini di beneficenza, anche gli enti pubblici e quelli privati «con finalità civiche e solidaristiche». La cessione di eccedenze alimentari è consentita oltre il termine minimo di conservazione, a patto che siano garantite l’integrità degli imballaggi e le condizioni di conservazione.

supermarket-949913_960_720La nuova legge consente la donazione di pane e altri prodotti della panificazione, i quali possono essere ceduti se restano invenduti per un periodo di 24 ore. Viene disciplinata la raccolta e la cessione dei prodotti in eccesso che restano sui campi o negli allevamenti, nonché quella delle merci invendute nei circuiti della grande distribuzione: gli “scarti” dei supermercati potranno quindi essere messi a disposizione dei soggetti autorizzati, o reimpiegati successivamente come mangime animale. Stessa sorte toccherà agli alimenti idonei al consumo umano o animale che siano stati confiscati.

Un passaggio rilevante è l’abolizione dell’obbligo di comunicare in forma scritta ogni donazione agli uffici dell’amministrazione finanziaria o ai comandi della Guardia di finanza: dall’entrata in vigore della legge basterà una semplice comunicazione telematica, senza più dover annotare sui registri Iva la quantità e le caratteristiche dei beni ceduti.verdure_cucina

Molto dettagliato il capitolo sugli incentivi alle “buone pratiche”: i Comuni, in particolare, avranno facoltà di applicare una riduzione della tariffa sui rifiuti (Tari), proporzionale alle donazioni effettuate, a chi produce e distribuisce beni alimentari. Un Fondo nazionale per la ricerca scientifica nel campo delle perdite e degli sprechi di risorse naturali (finanziato con 10 milioni per il 2016) si occuperà di promuovere i progetti degli enti locali per il recupero e il riuso delle eccedenze e le campagne informative per sensibilizzare i cittadini sul tema.

È già in fase di lancio una prima iniziativa, il già citato progetto “family bag”: vi aderiscono 100 ristoratori della provincia di Padova, presso i quali sarà possibile portare a casa gli avanzi di cibo all’interno di un contenitore apposito. L’idea è quella di estendere in un secondo tempo questa iniziativa ad altre regioni italiane.

ortaggiDa sottolineare infine l’ampliamento delle categorie merceologiche che è possibile donare: oltre agli alimenti, rientrano ora nel novero i prodotti per l’igiene e la pulizia, l’abbigliamento, i libri e il materiale scolastico, i giocattoli e i farmaci.

Secondo una recente ricerca dell’osservatorio Waste Watcher, lo spreco alimentare domestico in Italia varrebbe la bellezza di oltre 13 miliardi, circa l’1% del Pil nazionale. A livello globale lo sperpero è pari a mille miliardi di dollari ogni anno, ma la cifra sale a oltre 2.600 miliardi se mettiamo in conto anche i costi nascosti legati all’acqua e all’impatto ambientale.

Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina ha salutato l’approvazione della legge antisprechi ricordando che l’obiettivo è recuperare almeno 1 milione di tonnellate di cibo, con l’aiuto degli enti caritativi. Se tutti gli esercizi pubblici italiani mettessero a disposizione le loro eccedenze, fa notare il presidente della onlus QUI Foundation Gregorio Fogliani, con una media di 20 pasti al giorno per ciascuno di essi si potrebbe addirittura arrivare a distribuire 7 milioni di pasti quotidiani.

È ancora Berlendis a ricordare come «lo spreco di cibo è un dato costitutivo, non un inciampo, nel sistema alimentare globale. Sistema sul quale incidono, oltre ai singoli Stati, le politiche europee chiamate a correggere i meccanismi di un mercato spesso per nulla “libero”». Per il vicepresidente di Slow Food è auspicabile ora una norma che permetta l’utilizzo dei prodotti degli orti scolastici nelle mense, superando i vincoli di un’improbabile e paradossale «mancanza di tracciabilità».

 

Andrea Cascioli
a.cascioli@slowfood.it

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