Vuoi una carta dei vini impeccabile? Vai a La Peca, a Lonigo …

IMG_2518La Peca, a Lonigo, sui colli Berici. Un ottimo ristorante Due Stelle Michelin, punto di riferimento per tanti gourmet, che da sempre ha una carta dei vini impeccabile – anzi verrebbe da dire im Peca bile … – grazie alla grande passione per il vino di uno dei due fratelli che dirigono il locale: Nicola sempre ai fornelli, Pierluigi – per tutti Gigi (foto) – che si divide tra il laboratorio dei dolci, la sala e soprattutto la gestione della cantina.

Front man del servizio dei vini è Matteo Bressan, un giovane bravissimo, nato a pochi chilometri dal ristorante, che alla Peca ci è finito quasi per sbaglio – e comunque per fare il cameriere – ma che poi grazie a curiosità e abnegazione ha imparato il mestiere come meglio non si poteva. Su di lui raccontiamo un aneddoto alla fine di questo pezzo.

IMG_2499Veniamo alla carta dei vini, le cui copie troneggiano – è il caso di dirlo – su alcuni possenti leggii sparsi per la sala. Sufficientemente ampia ma senza esagerare, con tutti i vini francesi che ti aspetti in un Due Stelle, con le necessarie etichette italiane evergreen per clienti un po’ agée (Jermann, Ceretto, Tignanello, Cervaro della Sala …) e poi le bottiglie di tanti piccoli produttori poco conosciuti ma molto interessanti.

Una carta per tutte le tasche, nel senso che si possono spendere cifre molto alte per etichette di grandissimo prestigio ma anche pochi euro per vini molto piacevoli: insomma “l’effetto Due Stelle” non si vede e i ricarichi sono, in percentuale, simili a quelli di tanti mediocri ristoranti e pizzerie (qualche esempio: Soave Cl. Monte Fiorentine – Cà Rugate 26 €, Montepulciano d’Abruzzo Vigneto Sant’Eusanio – Valle Reale 25 €, Chianti Classico – Fontodi 32 €).

E questo fa cadere la falsa credenza che nei ristoranti stellati i vini devono “per forza” costare di più che da altre parti …

IMG_2497Scorrendo la lista alle pagine “che scottano” troviamo presenti tutti i cinque Premier Cru di Bordeaux e altre buone etichette di quella regione, «anche se i Bordeaux “stentano” – ci dice Gigi – non hanno più quel popolo di estimatori di una volta. I Borgogna invece vanno via come il pane: mi piacerebbe tenerne di più in carta, magari con la proposta di diverse annate, ma non ce la faccio, me li chiedono continuamente … provo a tenerli in cantina il più possibile, ma quando poi li metto in carta spariscono subito».

Se li bevono ricchi turisti di passaggio? chiediamo noi. «No, la cosa bella è che li beve gente “normale” della zona – continua Matteo – e questo ci fa piacere (anche perché – aggiungiamo noi – a quei prezzi non li trovano da altre parti … 🙂 ). In genere ai turisti stranieri tendiamo a proporre i vini di questo territorio, o del Veneto in generale: e solitamente accettano volentieri la proposta. E a quel punto provo a proporre dei vini naturali … Non forzo mai in questo senso, tento solo di instaurare un rapporto di fiducia, estemporaneo e velocissimo, e il più delle volte ci riesco e va bene». «Probabilmente sbagliamo – dice Gigi – faremmo meglio a vendere etichette più “di grido”, ma alla fine vedo che escono sempre molto soddisfatti, e quindi va bene così … ».

Già, i vini naturali, che vanno tanto di moda adesso … «Mah, cinque anni fa era un dramma, nessuno voleva avvicinarli, ora è decisamente più facile, per due motivi: primo perché c’è più consapevolezza da parte del cliente, e poi perché in passato c’erano cose molto più cattive in giro, ora si va molto meglio …» chiosa Gigi ridendo.

Facendo così La Peca è diventata per tutti i vignaioli veneti – soprattutto quelli naturali e simili, in particolare se giovani del mestiere – un vero punto di riferimento: non c’è giorno in cui non si affacci alla porta del locale qualche produttore per lasciare dei campioni da assaggiare, sapendo che Gigi lo farà, con attenzione e senza alcun pregiudizio, pronto però alla critica anche feroce nel caso i vini non piacciano …

IMG_2521E quindi al termine del pranzo si finisce a chiacchierare al bancone all’entrata e Gigi (lui, chef) ci propone di assaggiare due vini appena arrivati che non conosciamo (a noi, curatore e collaboratrice di una guida …): un Vespaiolo 2013 molto buono, bello teso e sapido; e una Garganega vinificata in anfora, a detta di tutti “un po’ da rivedere”.

Gigi, ma in genere che vini compri? «Compro e propongo solo vini che piacciono a me, che sono da sempre contro l’omologazione del gusto … scelgo seguendo due criteri: o “vedo” il vino in funzione di uno dei miei piatti, e se “mi torna” allora lo acquisto, come ho fatto con questo Vespaiolo; oppure compro quei vini proprio buoni, ma hai presente (dice ridendo) quelli buoni buoni buoni …». E per dimostrarci cosa intende per “buoni buoni buoni” apre un’ultima bottiglia: un fantastico e sconosciuto Recioto della Valpolicella, fatto “come si faceva una volta”: impercettibilmente dolce, leggermente mosso, intenso nei sentori di tabacco e così godurioso in bocca che “te ne berresti un secchio” … e infatti la bottiglia da 0,75 (misura quasi irreale per un Recioto), finisce in un baleno!

 

IMG_2502Aneddoto a margine:

Abbiamo avuto il favore di portare al ristorante dei vini nostri, un po’ per farli assaggiare a Gigi e Matteo e un po’ per berci qualche bottiglia particolare che era in cantina da un po’. Tra questi il Soave Santo Stefano 2003 di Portinari, un vino ossidativo ma non ossidato, simile a un Vin Jaune dello Jura oppure a un grande vino di De Bartoli: colore dorato scuro, sentori ossidativi al naso (frutta secca, pasta di mandorle), bocca piena e intensa, ancora percorsa da una viva vena acida che rendeva facile e appagante la beva.

Un vino difficile, che in molti probabilmente avrebbero buttato via, ma a noi piaceva e l’abbiamo tenuto. Matteo (foto) prima di versarcelo lo ha assaggiato, ci ha chiesto se ci andava bene e a risposta affermativa è schizzato via velocemente chiedendoci scusa: più tardi abbiamo capito che era andato di corsa in cucina per suggerire agli chef di cambiarci un piatto. E così quando ci è arrivato il risotto di fegatelli e succo di gallina, Vecchio Samperi e mele abbiamo applaudito: era il piatto ideale per questo Soave, Matteo lo aveva capito subito, così come aveva intuito i nostri gusti! Bravo!! Questo significa essere dei bravi sommelier di sala.