Vuoi bene al tuo territorio? Fai la lista dei vini in questo modo!

Di recente sono stato a cena all’Antica Osteria Paverno, in località Valgatara, a Marano di Valpolicella, un locale dove vado spesso e volentieri. Si tratta di una classica trattoria di paese – segnalata in Guida Osterie di Slow Food – gestita da Lucio Corradi assieme alla moglie Paola.

Non ci avevo mai fatto caso prima ma al momento di consultare la carta dei vini per scegliere la bottiglia che avrebbe accompagnato il cibo (non stanchi degli oltre 50 Amarone assaggiati poche ore prima), ho avuto un attimo di stupore accompagnato da un sentimento di gratitudine, perché secondo me è una lista fatta proprio bene.

Nulla di eccezionale – nessun “tesoretto” per enofighetti sofisticati che bevono solo Grand Cru di Borgogna dai prezzi esorbitanti – ma concepita in un modo geniale e originale che secondo me dovrebbe essere copiato da molti locali simili, soprattutto se attivi nelle principali zone vitivinicole d’Italia. Nella sostanza la carta si compone di poche etichette di altre parti d’Italia e di molti vini del territorio, prodotti dalle tante aziende del comune di Marano di Valpolicella: nell’arco di pochi chilometri ne possiamo trovare parecchie, quindi non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Ma nella proposta Lucio si è tolto qualsiasi imbarazzo adottando un sistema geniale. La carta dei vini è in pratica divisa in cinque grandi capitoli, di cui uno dedicato ai vini che non provengono dalla Valpolicella. Gli altri quattro invece propongono le tante etichette del territorio con una divisione per tipologie: una sezione dedicata ai Valpolicella Classico, un’altra ai Valpolicella Superiori, poi ancora spazio per i Valpolicella Ripasso e infine per gli Amarone, con l’ultima dependance per i Recioto.

La genialità sta nell’attribuzione del prezzo di vendita: uguale per tutte le etichette della stessa tipologia, tranne qualche rara eccezione (come per i vini di Quintarelli o di qualche altro produttore che ha optato per qualche prezzo più alto: in genere sono annate con più lungo affinamento in bottiglia). Tutti i Valpolicella Classico vengono proposti al tavolo a 12 euro la bottiglia (come si può notare nella foto), quelli Superiori a 20, i Ripasso ugualmente a 20 euro e gli Amarone – eccezioni più vecchie e costose a parte – a 35.

Perché, a nostro avviso, è geniale la proposta del prezzo uguale per tutti? Perché da una parte amplia la possibilità di scelta del cliente, che di fronte a prezzi differenziati – dati da un uguale ricarico a fronte di prezzi di acquisto differenti – scarterebbe sicuramente quelli più economici e quelli più costosi (succede sempre così), concentrandosi solo su quelli di fascia intermedia. Dall’altra permette all’oste di dare pari opportunità a tutte le aziende del suo territorio, non facendo distinzioni “di simpatia” o di prezzo: messe sullo stesso piano in carta “se la giocano” ad armi pari. Ci saranno comunque aziende che verranno scelte più di altre, ma questo dipenderà esclusivamente dalla loro riconoscibilità nei confronti del pubblico e dalla percezione della loro qualità, non dai gusti (o dagli interessi economici) dell’oste.

Ovviamente i vini escono dalle cantine con prezzi di listino diversi, ma il problema di perderci non si pone: «su un vino ci perderò un euro – ci dice Lucio – ma su un altro ce lo guadagnerò, quindi alla fine per me il risultato economico sarà lo stesso». Nota a margine: 12 euro per un buon Valpolicella Classico è proprio un prezzo da applausi a scena aperta. «Il giusto ricarico – chiosa Lucio sorridendo – se vuoi fare girare le bottiglie devi fare così; se poi altri impongono prezzi maggiori sono affari loro, si vede che non vogliono che la gente beva…».

Ultimo dettaglio, non di poco conto: tutti i vini – udite udite! – si possono avere anche al calice!

A ripensarci bene questo è un sistema che, dal punto di vista dell’oste, ti fa apparire simpatico a tutte le aziende, perché non generi favoritismi e/o simpatie ma lavori con tutti in grande sintonia. E alla fine vendi un gran numero di bottiglie del tuo territorio.

Una gran bella idea insomma – oltre che una bella carta dei vini – che ci fa dire “bravo Lucio, ogni volta che sarò in Valpolicella ti verrò a trovare!”. Ah già, scusate, mi ero dimenticato di un particolare: a Paverno si mangia benissimo, a prezzi onestissimi.

 

 

  • Luigi

    Concordo in pieno, questo significa fare “Territorio”.
    Nel Lecchese è praticamente impossibile trovare nelle osterie e trattorie del luogo, i vini del consorzio Terre Lariane.
    Sono vini di ottima fattura, ma sconosciuti o poco più agli stessi abitanti della zona.