Vino di Classe

 

In occasione dell’uscita di una monografia concernente gli scritti di John Berger pubblicata dalla casa editrice Marcos y Marcos, ieri su Repubblica è apparso un avvincente articolo scritto dall’autore inglese dal titolo Cibo di Classe, tradotto da Maria Nadotti.

 

L’atto del mangiare per Berger rappresenta un punto di vista ideale per un confronto tra due classi sociali ben distinte: ceto borghese e ceto contadino. Molto interessante, a mio giudizio, il fatto che l’autore non parta dal concetto di disponibilità del cibo e quindi di scarsità nel caso dei contadini e abbondanza per quanto riguarda la classe borghese. Berger invece si concentra sul rapporto intrecciato con il cibo.

 

Per il contadino “ogni cibo rappresenta un lavoro eseguito… quel lavoro è direttamente barattabile con il proprio”. Per il borghese “il cibo non è direttamente scambiabile con il lavoro e le attività svolte. Il cibo è una merce che egli compra”. Da qui una serie di parallelismo in un crescendo che culmina nell’ultimo paragrafo che riporto interamente.

 

Servendomi di paragoni, attraverso l’atto del mangiare ho cercato di delineare due modi di acquisire, di possedere. Se esaminiamo ogni punto di confronto, diventa evidente che il modo di mangiare dei contadini è incentrato sull’atto stesso del mangiare e sul cibo mangiato: è centripeto e fisico. Mentre il modo di mangiare dei borghesi è incentrato su fantasia, rito, spettacolo: è centrifugo e culturale. Il primo può appagarsi pienamente; il secondo non è mai pago e dà origine a un appetito che, in sostanza, è insaziabile”

 

Illuminante. Il rapporto contemporaneo con il vino aderisce a queste ultime parole. Vivendo in campagna mi capita sovente di assaggiare i vini di amici contadini nei quali trovo sempre una rustica bellezza, una scintilla di purezza baluginante dietro le tante imperfezioni formali. Ma neanche questo è il punto.

 

A quale classe sociale di bevitori apparteniamo? Sappiamo riconoscere la vera qualità di un vino al di là della tendenza in quel momento in voga? Natura e cultura sono due facce della stessa medaglia. Il nostro palato si trasforma non solo grazie alle diverse esperienze acquisite ma anche alle parole pronunciate dai cosiddetti maestri.

 

A volte trovo di una purezza gratificante ascoltare la scarna grammatica descrittiva di chi si affaccia sulla vertigine del mondo del vino quanto retorico e privo di pregnanza semantica la dialettica dei Soloni che pontificano sulla natura del tannino di un certo vino.

 

È una questione aperta. Probabilmente il mondo attuale, creato dagli stessi borghesi, ci indirizza verso un approccio al vino dettato da quel movimento centrifugo espresso bene da Berger. Se ciò è vero qualcosa stiamo sicuramente perdendo.

 

Riga 32” Rivista della Marcos y Marcos è dedicata a John Berger. Il numero in questione è a cura di Marco Belpoliti e Maria Nadotti, 352 pag, 25 €

 

Il testo da cui l’articolo e quindi il posto è tratto da The eaters and the eaten. Il Saggio scritto nel 1976 è stato originariamente pubblicato in John Berger, The White Bird, Chatto & Windus, London 1984. Traduzione di Maria Nadotti