VinNatur: i controlli sui vini ci aiutano a crescere

Il tema del controllo dei residui di pesticidi e fertilizzanti presenti in una bottiglia di vino è sempre molto vivo nel dibattito multimediatico, in particolare se si parla di vini biologici, biodinamici o cosiddetti naturali.

Si danno spesso per scontate asserzioni che andrebbero verificate con cura prima di essere divulgate, per poter offrire al consumatore una informazione veritiera e non propagandistica.

Leggiamo quindi con grande interesse e soddisfazione il comunicato dell’associazione VinNatur – capeggiata da Angiolino Maule, in foto (clicca qui per saperne di più) – uscito qualche giorno fa, che riportiamo integralmente.

Come previsto dal Disciplinare VinNatur anche quest’anno sono state effettuate le analisi multiresiduali sui vini dei soci dell’Associazione. I vini analizzati sono stati 67 e sono stati raccolti durante l’ultima edizione di Villa Favorita direttamente dalla tasting room riservata ad operatori e giornalisti. La selezione è stata fatta a caso e senza avvertire il produttore che il suo vino sarebbe stato prelevato.

Sui campioni è stata fatta l’analisi multiresiduale, uno screening di 211 principi attivi immessi nel ciclo dei prodotti ortofrutticoli mediante pesticidi o fertilizzanti ed una analisi riguardante l’anidride solforosa totale, effettuate dal Laboratorio Vassanelli Lab di Bussolengo (VR). Dall’analisi dei 67 vini sono emersi tre campioni contenenti residui rispetto al limite consentito in agricoltura biologica. Per quanto riguarda la solforosa su 67 campioni 35 sono risultati essere al di sotto di 10 mg/litro, altri 30 al di sotto di 50 mg. Solo due casi sono risultati leggermente al di sopra di questo valore.

L’iter seguito dall’Associazione in questi casi è molto semplice. Per prima cosa i risultati vengono spediti via mail al produttore con la certificazione dell’analisi svolta dal laboratorio. Il produttore viene poi contattato direttamente dai membri del consiglio, che cercano di instaurare un confronto costruttivo con lo stesso. Se il produttore accetta questo confronto, inizia un percorso di approfondimento e di crescita in cui viene affiancato da altri produttori per capire dove e cosa sta sbagliando nel suo modo di condurre il vigneto e nei trattamenti che ha effettuato.

“Quando facciamo le analisi e un campione risulta contenere tracce di pesticidi la cosa giusta da fare non è alzare subito le barricate – dichiara Daniele Piccinin, vicepresidente di VinNatur – ma cercare di capire insieme al produttore quale può essere stato il problema. Non è così scontato che le tracce derivino dall’uso diretto di pesticidi in vigneto. In alcuni casi possono esserci contaminazioni, anche da attrezzature promiscue. La maggior parte delle volte chi risulta positivo a queste analisi accetta il confronto ed è aperto alle critiche costruttive che gli vengono fatte. Altre volte purtroppo è successo che qualcuno si sia offeso e se ne sia andato dall’Associazione. Ma questo atteggiamento parla da sé”. Qualora un produttore risulti contaminato per tre anni è previsto l’allontanamento dall’associazione.

Bene, credo che ci sia ben poco da aggiungere: se uno vuole avere certezza sul genere di viticoltura che un produttore, o un’associazione intera di produttori, adotta nel proprio vigneto – e in particolare su che genere di fitofarmaci, pesticidi e fertilizzanti utilizza – non c’è altra dimostrazione di chiarezza e trasparenza che questa, ovvero fare le analisi ai vini, aldilà di ogni certificazione ufficiale (che pure è cosa buona e giusta) o autocertificazione prodotta dal vignaiolo stesso.

Un plauso quindi a VinNatur per questa operazione, e in particolare per l’atteggiamento non persecutorio ma costruttivo che adotta nei confronti dei propri associati “che sbagliano”; o che forse non hanno sbagliato ma sono solo vittime di fenomeni che sfuggono al loro controllo.