Vinitaly 2016: i 5 top e i 5 flop

top_flop_novembreÈ finita. Dopo 4 giorni trascorsi a Verona rientrare a casa è un sollievo notevole. Come tutte le fiere, e forse più di altre, la kermesse veronese riesce a riempirti la testa di chiacchiere, di rumore assordante, ma anche di tanti incontri con amici che non vedi da tanto tempo e che hai la fortuna di riabbracciare anche solo per un attimo. la si odia e la si ama. Tra l’altro va a momenti, può accadere di trovarsi magnificamente e dopo dieci minuti il sentimento è all’opposto.

Insomma, è ora di esprimere i nostri umili giudizi su quello che funziona e su quello che invece proprio non va.

I 5 TOP

1) La quantità del pubblico e la sua qualità. Il giro di vite sui biglietti, con prezzi più alti e pass meno generosi ha contribuito a tener lontani i “beoni” compulsivi. Quali, tanto per intenderci, che si vedevano stesi per terra dalle ore 16 in poi al fianco dei padiglioni. Certo qualche scena sguaiata e poco “professionale” si nota ancora, ma in rapida discesa. La giornata più ricca di persone, almeno questa è la sensazione generalizzata è ormai il lunedì.

2) Il Padiglione 8. Grazie alla presenza congiunta di FIVI e Vivit è lo spazio imprescindibile per ogni appassionato di vino che si rispetti e che voglia degustare qualcosa di nuovo e di originale. La Fiera se desidera davvero vincere le future sfide strategiche dovrebbe investire risorse e idee su queste due associazioni che attirano appassionati e anche molti nuovi operatori commerciali. Tenetevi stretto questo mondo e fate di tutto non solo per preservarlo ma per aumentare la sua biodiversità.

3) Lo spazio della Calabria. Finalmente la regione si è svegliata e ha messo in piedi una presenza qualificata, ben animata dalle degustazioni, con i produttori giusti. Ad esempio i Cirò Boys hanno deciso di stare tutti in questo spazio, lasciando FIVI e Vivit, scelta coraggiosa ma di sicuro effetto. Bravi!

4) I servizi igienici. Vera sciagura fino a qualche anno fa ora finalmente la situazione, se non proprio ottimale, pare quasi degna di un paese civile.

5) Le attività collaterali in città. Il Vinitaly si è impegnato molto in questo senso. In effetti Verona è una delle città più belle del nostro paese e non sfruttarla in modo intelligente era una lacuna non da poco. Il palinsesto messo in piedi dalla fiera, seppur migliorabile, è interessante e appetibile.

 

I 5 FLOP

1) Il Traffico. Parafrasando Jonny Stecchino verrebbe da dire: “il primo e più grande problema di Verona è il traffico…” 1 ora abbondante di coda in ingresso e oltre 1 ora in uscita. Basta questo dato per far bestemmiare tutti gli operatori che investono il loro tempo e il loro denaro per partecipare alla Fiera. Tutto è stato studiato per i trasporti su gomma e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Invivibile e e incivile.

2) Lo spazio Vivit troppo angusto. Quello che è un fiore all’occhiello del Vinitaly ha a disposizione una metratura del tutto insufficiente per il successo che invece riscuote. Congestionato, disordinato, irrespirabile. Passandoci davanti lunedì e martedì non sono entrato, perché la calca era davvero impenetrabile. Ci ho provato con successo mercoledì alle ore 15, a tre ore dalla chiusura della manifestazione…. Non è logico e gli organizzatori dovrebbero seriamente prendere in considerazione un allargamento della zona sul modello FIVi, che invece è molto più arioso. Come detto in precedenza investire sulle due associazioni porta benefici  a tutti…

3) Punti di ristoro. Siamo nel 2016 e fare una fiera dedicata al vino e mangiare cose terribili non è giustificabile… Panini tremendi, cattivi, suole di scarpe. L’anno scorso si è tenuto l’Expo, possibile che non si sia imparato nulla di nulla?

4) Opera Wine. Tutti quelli che sono andati hanno testimoniato come la sensazione più comune fosse quella di sentirsi delle sardine in scatola. Se ha così successo cominciare a pensare di trovare location più adattata al flusso di appassionati.

5) La città e i suoi approfittatori. È vero siamo in Italia, patria dei furbetti. Ma qualcuno ormai eccede. Ristoratori, albergatori, baristi, parcheggiatori, facchini, tassisti: vi piombano 500 mila persone in città, se proprio non le spennate e le dissanguate, magari potrebbero pensare che Verona sia bella e che valga la pena consigliarla agli amici…