Vini grassi per tempi magri

Sono tempi magri. Certo anche per quanto riguarda economia, politica e in generale i diritti di tutti, ma su questo sito si parla di vino. Sono tempi in cui il vino dominante è quello sottile, scarnificato; esile in poche parole.

Va da sé che la leggerezza è la veste dei grandi vini. Ma non deve essere confusa con l’assenza di materia a tutti i costi, si tratta piuttosto di una dinamica della leggiadria. Il vino con le sue proporzioni deve scorrere sul palato e compiere il proprio compito alimentare che è quello di essere buttato dentro.

Da cosa dipende questa proporzione? Dall’enologo? Eh no, mica siamo negli anni Novanta. Dipende dalla combinazione tra geografia, vitigno e bravura del vignaiolo. Dato che abbiamo la fortuna di vivere nel centro del Mediterraneo risulta chiaro che i vini di questo territorio infinito sono figli di luce e contaminazione culturale.

Tra le migliori esperienze degli ultimi tempi vorrei citare due aziende che a ogni bevuta mi regalano densità, proporzione e sapore.

La Petite Baignuese Maury Sec Grand Langue 2014. Vino ottenuto da lledoner pelut (una specie di grenache) e carignan. Caloroso, ma saporito e vibrante. Un filo di volatile che serve a sorreggere una materia ben estratta, viscosa che dona sapore e profondità.

Mas de Libian, Bout d’Zan 2015. Da uve grenache e syrah nella zona dell’Ardeche, Rodano meridionale. Reattivo nella combinazione tra acidità e spessore alcolico. Ha succosità impressionate che riveste di sapore fruttato il tessuto tannico. Un equilibrio fragrante per la gioiosità del sorso.

 

 

 

 

  • Gianluca Putzolu

    Chi li importa in Italia?

    • Fabio Pracchia

      Ciao Gianluca, buon anno.
      La Petite Baigneuse, Sarfati. Mas de Libian, per quanto ne so, nessuno e sarebbe un affarone.

      • Gianluca Putzolu

        Grazie Fabio, e buon anno anche a te !