Se essere i vicini di Oscar Farinetti diventa una colpa! Il processo mediatico a Walter Massa…

Ha fatto un certo rumore, la settimana scorsa, la notizia di uno sbarco della famiglia Farinetti sui Colli Tortonesi.

Il mondo del vino è un mondo piccolo, nel quale odii più adatti al paesello dei Malavoglia agitano spesso le anime (e le penne via web). E non c’è dubbio che tra i personaggi più divisivi, nel piccolo mondo del vino, ci sia Oscar Farinetti. Da quando ha aperto Eataly, dopo avere chiuso l’esperienza come commerciante di elettronica, egli ha, certamente, inciso in maniera profonda sulla percezione del mercato degli alimenti in questo Paese.

E certo, come sempre in un Paese in cui, giova ricordarlo, anche i Ghibellini e i Guelfi si dividevano ulteriormente al loro interno, in fazioni acerrime nemiche, l’impatto di Oscar, della sua strategia aziendale, degli acquisti di aziende di grande nome e storia e, non ultimo, del suo sostegno indefesso al più divisivo dei leader che la Seconda Repubblica abbia conosciuto, hanno contribuito ad assottigliare il numero dei simpatizzanti per il mercante coi baffi e, viceversa, ad ingrossare il novero degli “haters” che appena sentono quel cognome, cercano la metaforica fondina.

Ne ha fatto le spese colui che ha certamente un ruolo chiave nell’arrivo di Farinetti sulle colline di Pelizza, vale a dire quel vulcano di vignaiolo vero che è Walter Massa, dirimpettaio dei futuri vigneti dell’azienda Borgogno coltivandi a Timorasso. Socio di Andrea Farinetti (l’eccellente enotecnico che il padre ha voluto alla guida delle proprie aziende vitivinicole), consulente dello stesso, collaboratore ad altro titolo? Non importa. Massa vicino a Farinetti non ci si doveva nemmeno far fotografare.

Ed è un peccato, perché questa cosa che se Andrea Farinetti produrrà Timorasso nei colli Tortonesi allora è colpa di Walter Massa, oltre che stupida è sbagliata. È infatti MERITO di Walter.
È merito di uno che ha legato il suo nome a un uva, che senza di lui sarebbe rimasta in penombra, in un angolo di Piemonte mai al sole della stampa che conta, finché lui, l’uomo che fa il vino in derapata, quello che molti anni fa chiamavo “l’enosofo spericolato” prima si è inventato un vino e poi un territorio.

Per questo, mi permetto di dire: giù il cappello. Tutti.
In primis, i produttori. Perché un maestro della disciplina si critica quando si è fatto ALMENO quanto lui. E in generale, mai un produttore fa una bella figura a sparlare del collega, qualsiasi sia lo stile produttivo, la compagine societaria, la quantità imbottigliata: perché chi ti parla male di qualcuno, prima o poi parlerà male di te a qualcuno. E poi anche perché tra gente che lavora la terra, il rispetto e la conoscenza non sono optional.

E si badi bene: non vale per Walter Massa soltanto. Vale per tutti, a partire da quell’Andrea Farinetti che è semplicemente incivile colpire per le (presunte) colpe dei padri, incuranti delle innovazioni che ha portato in aziende come Fontanafredda, Brandini e Borgogno. Certo, ne fa e ne sbaglia anche lui come il padre, ci mancherebbe. Ma potremmo rimanere agli esempi, positivi e negativi, senza lanciarci in fatwa che sono tanto sciocche quanto, ormai, stucchevoli e ripetitive?

Il secondo gruppo di critici dell’operazione che vorrei invitare ad una diversa disposizione d’animo è quello di coloro che i vini li fanno girare nel bicchiere o anche solo nell’elettronico calamaio. Per loro, la riflessione di Antoine Ego sulla critica: è sempre valida e nemmeno troppo difficile da capire. Chi non fa, per una volta, non pensi di saper fare o di insegnarlo. Chi si picca di essere un conoscitore del vino, non si conceda l’errore di ritenere che esistano storie famigliari che ontologicamente non possono contribuire al progresso del mondo del vino. Perché manicheo e in fin dei conti, sommamente stupido. Rimaniamo ai fatti, come insegna la deontologia professionale di chiunque decida di fare un mestiere scrivendo, a meno che non si dedichi al genere fantasy.

Forza Walter e in bocca al lupo Andrea. Ogni pianta di Timorasso in più è una medaglia in più per Walter, che giustamente rivendica la necessità di invertire la rotta che in 60 anni ha portato il vigneto tortonese da 5000 a 2000 ettari. E prepariamoci a brindare ad ogni nuovo vino che le terre dell’antica Derthona potranno offrirci perché, caso mai non ci aveste pensato, Borgogno il Timorasso avrebbe potuto piantarlo da qualche altra parte e invece ha scelto di investire nella sua terra natale, come La Ghersa e Roagna prima di lui. Dunque, la notizia che riceviamo è una ottima notizia e un grande esempio: altro che qualcosa da biasimare.

 

Immagine da Fisar Milano

 

  • Franco Ziliani

    e bravo il mio caro amico Michele A. Fino, di cui sono stato il primo a pubblicare gli articoli, tanti anni fa, su Wine Report, che oggi attacca il carro dalla parte del Farinetti!
    Michele tutto bello quello che dici, ma perchè glissi sul fatto che il tuo amico Walter Massa, mio non lo é più, con me si é comportato da gran bugiardo, dicendomi che la notizia della sua collaborazione con Farinetti non era vera, mentre poi invece il Berlusconi rosso da me interpellato telefonicamente e trovato a bere Riesling al Cambio a Torino, mi ha confermato esistere una collaborazione ben precisa?
    Nessuno intende biasimare l’investimento farinettiano in terra di Timorasso, o dare contro a Walter perché si é fatto catturare dalle lusinghe del pifferaio amico di Renzi, ma che si abbia la decenza e l’onestà di non raccontare balle, come ha fatto Massa, quando gli si chiede conferma della notizia data da Cronache di gusto per prima.
    E poi complimenti, sciur Sindic e ora profesur e padre di famiglia (saluti alla tua bellissima Vanina) per il tuo bel panegirico dove hai evitato, manco fossi appestato, di citare il mio articolo su Vino al vino.
    Guarda che non ho la peste, non ti devi mica vergognare o giustificare di essere stato mio amico…
    Per me lo sei ancora Michele!
    ti abbraccio
    Franco

    • Michele Antonio Fino

      Caro Franco, non ho citato diverse cose. Perdonerai la fretta.
      La citazione a Winereport è puntuale, viceversa.
      Quanto alle note biografiche, saluterò Vanina, ma non sono mai stato sindaco. Un caro saluto.

  • Hélder Pessoa Câmara

    … quante parole inutili, quanto tempo perso, (forse anche il mio che sto scrivendo) tolto ad una bella lettura, un bel film, alla compagnia piacevole, al dolce far niente. I Farinetti Family facciano il loro lavoro di imprenditori come è giusto che sia, se poi escono con un Timorasso buono ad un prezzo accessibile e non a 30/40 euro come lo Sterpi, chi ama il vino lo berrà, se no tutto continuerà come prima …. e senza scomodare i Ghibellini e i Guelfi, qui non c’è nessuna corona imperiale da conquistare e nessuno dei partecipanti ha mai avuto una casata/stirpe da far prevalere sulle altre, semmai un minor protagonismo da parte di tutti (sopratutto i non protagonisti) renderebbe tutto più semplice e piacevole …. anche il solo parlarne

    • Michele Antonio Fino

      D’altronde, è così.

      • Hélder Pessoa Câmara

        … purtroppo, è così ….

  • Giacomo Tilli

    Gentili Signori , ricordatevi queste parole, il soggetto di cui state parlando è solo FUFFA.
    Il settore dell’elettronica UNIEURO da cui “deriva”tale soggetto passatemi il termine si perché con la solita faccia da pirla (apparizioni pubbliche con il carro vincente del momento) ha lasciato alla deriva centinaia di dipendenti , è stato un grosso bluff salvato dai soliti amici con alchimie finanziarie, l’unico a trarne vantaggio è stato lui a discapito di molti.
    Il Food il Vino sono altra cosa altra storia altra cultura , e lui non ne ha ! Basta vedere i suoi sostenitori del settore che lo stanno abbandonando strada facendo.
    Attenzione al Pirla il Lupo perde il pelo ma non il vizio

    • Michele Antonio Fino

      Caro Giacomo, delle sue opinioni ovviamente risponde solo lei e nessuno ha il diritto di discuterle. Mi permetto solo di obiettare circa la ricostruzione della storia di UNIEURO perché essendo una società venduta ad un fondo, non ci sono alchimie o cose oscure da cercare.
      Che poi il settore fosse maturo e negli anni seguenti la stessa società in altre mani sia stata condott ain modo diverso, non ci sono grandi dubbi, ma anche qui, pochi retroscena.
      Quanto ai sostenitori del settore che starebbero abbandonando Farinetti, invece, non ne sono proprio a conoscenza, sicché ne leggerei volentieri.