Vernatsch Cup 2018: il punto della situazione sulla Schiava in Alto Adige

Si è appena svolta – 4 e 5 giugno, presso Vigilius mountain resort di Lana (Bz) – la quindicesima edizione del Trofeo Schiava dell’Alto Adige – Vernatsch Cup, la manifestazione ideata da Ulrich Ladurner, Othmar Kiem e Günther Hölzl per favorire la diffusione della Schiava di qualità.

Per me, che partecipo da anni all’evento, è sempre un’ottima occasione per fare il punto della situazione su questa varietà che negli ultimi anni è finalmente stata rimossa dal dimenticatoio dei vini “minori” dell’Alto Adige per assurgere a vero e proprio fenomeno di moda, incontrando il gusto di tantissimi consumatori che solo in tempi recenti hanno scoperto i vini prodotti con le varie tipologie di schiava.

Ciò è potuto accadere perché nel tempo si è fortemente ristretta l’area di coltivazione delle schiave – parlo al plurale perché se ne riconoscono, in Alto Adige, almeno tre biotipi: schiava gentile, grossa e grigia – un tempo coltivate in maniera massiva un po’ dovunque (e molto spesso in zone dove non era il caso di piantare la vite…) mentre ora limitate nelle aree di migliore vocazione.

Alcuni numeri – che si riferiscono alle estensioni dei vigneti dedicati alle schiave in Alto Adige – definiscono in maniera lampante questo fenomeno: 1978, 3.600 ettari vitati; 1988, 3.100 ettari vitati; 1998, 2.370 ettari vitati; 2008, 1.280 ettari vitati per arrivare a registrare nel 2015 “solo” 840 ettari dedicati a questa varietà. Lo ripetiamo: un restringimento fortissimo delle aree vitate che ha portato a un innalzamento sostanzioso della qualità complessiva dei vini; una constatazione supportata anche dal fatto che nel corso degli ultimi 20 anni il prezzo di acquisto dell’uva è più che raddoppiato.

In varie degustazioni una selezionata giuria di giornalisti, enologi, sommelier ed esperti – per metà italiani e per metà tedeschi, austriaci e svizzeri – ha selezionato le “Schiave dell’anno” tra 95 campioni presentati. Per focalizzare le diversità delle varie Schiave i vini sono stati degustati e valutati seguendo le varie denominazioni; la categoria “La Schiava diversa” invece raggruppava vini di annate più vecchie oppure quelle interpretazioni di schiava molto particolari che non entrano negli schemi delle DOC. Per degustare al meglio tutti i campioni è stata perfettamente osservata quella che, a mio avviso, è la giusta temperatura di servizio per questi vini, intorno ai 10-11°.

Prima di passare all’elenco delle etichette premiate due considerazioni personali: l’annata 2017 è stata buona, alla prova dei bicchieri più soddisfacente di quanto la stagione molto calda sembrava promettere all’inizio; certo i vini dell’annata 2016 avevano una marcia in più, ma quella è stata una vendemmia eccezionale per la schiava, come avevo già sottolineato in passato, che si ricorderà a lungo in Alto Adige.

In genere molto ben definiti e rifiniti i vari Lago di Caldaro, la tipologia che negli ultimi tempi regala le maggiori soddisfazioni; potenza e struttura nei vari campioni della tipologia Santa Maddalena, in qualche caso ben modulata ed equilibrata, in altri casi con eccessi di maturazione del frutto che appesantiscono la beva; nella tipologia Schiava generica alcuni campioni molto ben fatti, freschi e succosi. Le soddisfazioni più grandi – a mio modesto parere – le hanno riservate alcune “Schiave diverse”, in cui alla succosità del frutto si affiancava una finissima speziatura da evoluzione, che rende in genere la Schiava molto più interessante. È questa una nuova strada che noi di Slow Wine seguiamo e supportiamo con grande interesse e piacere.

Per questa tipologia di vini il pericolo, semmai, è quello rappresentato dalla voglia di strafare dei produttori, con un utilizzo dei legni e di altre diavolerie di cantina piuttosto eccessivo, nella vana speranza di dare qualcosa di più e di diverso ai propri vini, per far sembrare la schiava “diversa” da quello che è: questa splendida varietà ha già tutto quello che serve per farsi apprezzare – e, regola universale, è inutile tentare di dare al vino cose che l’uva non ha… – bisogna solo capirla e tradurla senza esagerazioni.

Come “Schiava dell’anno 2018” sono state premiate

nella categoria “Schiava Classica”:

  • Alto Adige Lago di Caldaro Classico Superiore Per Se 2017 – Elena Walch
  • Alto Adige Lago di Caldaro Classico Superiore Leuchtenberg 2017 – Cantina Caldaro
  • Alto Adige Meranese Graf Schickenburg 2017 – Cantina Produttori Merano
  • Alto Adige Schiava Gentile Vigna Haselhof 2017 – Josef Brigl
  • Alto Adige Schiava Hexenbichler 2017 – Cantina Termeno
  • AA Santa Maddalena classico 2017 – Fliederhof
  • AA Santa Maddalena classico 2017 – Kandlerhof, Martin Spornberger
  • AA Santa Maddalena classico 2017 – Ansitz Waldgries

nella categoria “La Schiava diversa”

  • Alto Adige Santa Maddalena classicoAntheos 2016 – Ansitz Waldgries
  • Alto Adige Schiava 2016 – Produttori San Paolo