Verdicchio di Matelica Ergon Réwine 2016, Borgo Paglianetto

GLUCK – La bottiglia della sera

 

dove: a casa con amici

con: cena di pesce

 

 

In una serata calda, quando non si ha voglia di cucinare e si decide con gli amici di trovarsi per una cena veloce – a base d’insalata di mare, carpaccio di tonno e spada, gamberi con olive e capperi e altri sfizi di mare semplici e appetitosi – quale vino scegliere?

Di ritorno da un tour nelle Marche, mi ero portato un po’ di bottiglie locali e la scelta è caduta sul Verdicchio di Matelica Ergon di Borgo Paglianetto.

Un vino dal nome simbolicamente antico, ἔργον in greco significa lavoro, opera e rappresenta un chiaro rimando alle origini, alle radici della storia della viticoltura. Un tornare indietro – reso esplicito anche dalla parola Réwine – verso un vino del passato.

Il Verdicchio Ergon nasce da una selezione dei migliori vigneti della tenuta coltivati in regime d’agricoltura biologica, senza l’utilizzo della moderna chimica. In cantina le fermentazioni sono avviate con lieviti indigeni e non vengono utilizzati stabilizzanti, limitando al minimo l’intervento umano.

Un vino realizzato per sottrazione, cercando di portare in primo piano e dare il massimo risalto, al vitigno e alle caratteristiche straordinarie del terroir di Matelica. Il risultato è un Verdicchio dotato di un’espressività immediata, autentica e schietta. Il sorso è di vibrante freschezza, nitido e lineare, con finale piacevolmente sapido e minerale. Perfetto l’abbinamento con un menù di pesce dai sapori delicati.

Dettaglio da non trascurare la chiusura con screw cap, pratica e molto indicata anche per i vini di medio o lungo invecchiamento. Speriamo contribuisca a far superare l’ottuso pregiudizio contro il tappo a vite e a diffonderne la cultura e l’uso sempre di più anche in Italia.

 

Prezzo in enoteca 12 euro

 

 

 

Questa rubrica ospita il breve racconto/resoconto di una bottiglia di vino – o di birra – bevuta la sera precedente a cena da uno dei tanti collaboratori di Slow Wine. Non una grande bottiglia “celebrativa”, di quelle che si tirano fuori nelle ricorrenze, quanto piuttosto un vino (o una birra) “comune”, molto bevibile – molto gastronomico, come si usa dire adesso nel mondo della critica enologica – adatto al pasto e al portafoglio (nel senso del buon rapporto tra la qualità e il prezzo). Insomma una buona bottiglia che ha dato grande soddisfazione a chi l’ha bevuta e che, soprattutto, è stata scolata in un attimo, è finita velocissimamente a tavola con il cibo che l’accompagnava.