Vengono al pettine i nodi degli Amarone della Valpolicella 2014

Si moltiplicano in questo periodo le giornate di degustazione per la redazione dell’edizione 2019 di Slow Wine. I nostri collaboratori sono intensamente occupati in tutta Italia, intervallando visite in cantina e intere giornate passate a giudicare quanto ci si ritrova nei bicchieri.

Noi della redazione li seguiamo in questo in giro per le varie regioni: Giancarlo Gariglio oggi è in Campania, Fabio Pracchia in Toscana, Jonathan Gebser in Piemonte e io sono in Veneto, in Valpolicella. E qui ieri abbiamo assaggiato un bel po’ di campioni di Amarone 2014, in numero consistente e significativo.

Tanto si è scritto all’epoca su questa annata particolarmente disgraziata in Valpolicella, da tanti punti di vista: piogge continue, parecchie grandinate devastanti, maturazioni polifenoliche difficili da raggiungere, lotta contro i marciumi in vigna. Io stesso nel settembre di quell’anno, a vendemmia in corso, avevo espresso alcune opinioni, che vi invito a leggere per intero cliccando qui.

Qualcuno in quei mesi, intelligentemente, propose anche di saltare per un anno la produzione complessiva di Amarone (andando in deroga per quanto riguarda invece i Ripasso che, come sapete, sono “legati” alla produzione dell’Amarone con un rapporto di 1 a 2: se produco 1 ettolitro di Amarone posso produrre 2 ettolitri di Valpolicella Ripasso): un gesto forte, che avrebbe innalzato la percezione di serietà dell’intera denominazione a livello mondiale, ma che non ha avuto assolutamente seguito.

Ora sono arrivati finalmente in degustazione – in maniera consistente, perché già l’anno scorso qualche campione era stato consegnato, ma era poca cosa per tentare un ragionamento serio – i vini imbottigliati e si cominciano a svelare i giochi

È senza dubbio un’annata “sottile”, che rende più onore alla freschezza del frutto che alla pienezza e completezza del sorso (parliamo pur sempre di Amarone, non di un vino d’annata semplice e leggero…). Chi non ha esagerato nelle estrazioni, interpretando in maniera più cauta e intelligente l’annata, ha trovato buona eleganza e croccantezza del frutto; chi ha esagerato invece – cercando di tirar fuori dall’uva quello che non c’era, o peggio ancora quello che c’era di non buono e maturo – ha trovato amarezze, inutile pesantezze e mancanze di bevibilità.

In fondo quindi non così male come si era predetto, con anche alcune punte eccellenti – poche per la verità – che ci hanno fatto esclamare per il piacere: degli Amarone fatti per essere bevuti subito, per accompagnare in maniera più disinvolta del solito il cibo. In poche parole (cha vanno tanto di moda…): i buoni Amarone 2014 sono più bevibili e gastronomici.

Poi sono arrivate le prime batterie degli Amarone 2013 e tutto quanto ho scritto qui sopra è stato messo in forte discussione: sono nettamente più buoni, con corposità più consone e tannini decisamente meglio risolti. Oggi poi assaggeremo le annate ancora più vecchie… e per sapere se sarà stata una mattinata di grandi piaceri o di cocenti delusioni dovrete aspettare la pubblicazione di Slow Wine 2019.

Tranquilli, mancano “solo” tre mesi… 🙂